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16 maggio 2011

La sedia del tramonto




Lo vedevo da giorni ed era sempre la. Il suo cappello, il suo sigaro e il suo pacato cinismo. Uomo distinto e vestito di punto. Sedeva alla solita sedia guardando il tramonto. In silenzio. Fumando lentamente il suo Toscano.
Con il suo viso rilassato, passava un senso di pacatezza e serenità, oltre che un innata sensazione di misantropia. Anche se spesso giungeva solo, per il tempo che rimaneva non lo era mai. Visitatori, curiosi, bambini o altri passeggiatori solitari, si fermavano a parlare con lui. Discorreva tranquillo raccontando storie, favole e altre curiosità che affascinavano le orecchie degli astanti. Alcune volte era solo e il suo viso sereno e limpido completava quel quadro di un tramonto sul mare.
Anche io a volte passavo di li, o perché uscivo da lavoro o durante le mie corsette tardo-pomeridiane. Era un immagine a cui mi ero abituato, anche se mi sono sempre chiesto il perché.
Un giorno passando di li' lo vidi solo, approfittando mi fermai.


- salve - dissi
- a lei - rispose senza voltarsi
- bella giornata oggi?
- non saprei, dipende dal modo in cui la vive - fece con un sorriso
- spero lo sia stato anche per lei?!?
- a tratti. Le giornate sono uguali, l'unica differenza sta nel modo in cui viviamo l'attimo che ci interessa. Da come parla per lei oggi e' stata una buona giornata!
- si, una bella giornata - e' difficile che sbagli. Riesco a capire lo stato d'animo di chi si ferma dal suo respiro. E lei di certo non e' triste. Anzi. Penso anche che sia in ansia a causa di una domanda che vuole pormi.
- ehm...
- può farlo non la mangio mica!
- non voglio essere invadente,ma come mai, lei ogni giorno e' qui? Cosa la spinge a venire a vedere il tramonto, tutti i giorni?
- le posso rispondere con un'altra domanda: come mai lei alcuni giorni passa di qui correndo? Cosa la spinge a farlo?
- Vabbe' ma quello e' un hobby, una passione...
- anche la mia. Inusuale, ma comunque una passione.
- cosa ci trova in essa?
- molta riflessione, le dirò che non e' la prima persona che me lo chiede. E spesso nella vita un po' di riflessione e' obbligatoria. Viviamo d'impulsi.
- ha ragione, ma non pensa che la riflessione possa avvenire in qualsiasi altro luogo?
- me lo sono sempre chiesto, ma non c'e luogo migliore, per me, se non questo! Ed ogni volta lo spettacolo non e' mai lo stesso. Spettatori compresi.
- concordo - gli risposi sorridendo
- ora silenzio, lo spettacolo sta cominciando.

vedemmo il tramonto, in silenzio, con il suo sigaro e il suo pacato cinismo.



(Scusate l'assenza, ma la mancanza di linea e il trasferimento in uno stato estero, non mi ha permesso di pubblicare. Sorry, too)

11 aprile 2011

"io ho un mio amico che..."


in vita mia ne ho conosciute di persone strane. ma credo che forse questo amico mio sia entrato nella top ten. innanzitutto, una piccola premessa: nasco nel 1987 e ho 24 anni, quindi credo di persone eccentriche e un po' svitate ne conoscerò a josa. volevo dire jesi. me ne vado nelle marche, ho trovato casa vicino ad un negozio della footlocker tra nike e adidas.


ecco. dicevamo.

cosa aveva di particolare questo mio amico? niente, parlava alla rovescia. donatella rovescia, abitava al secondo piano ora, passa il tempo per tutti se n'è andata. ha trovato casa in un posto più accogliente di una soffitta infestata. da topi. ma ancor di più da spiriti di topi (fantasmi che squittiscono non sono l'ideale).

ma il fatto che parlasse alla signora rovescia non faceva notizia, faceva notizia il modo in cui parlava: alla rovescia. sì, al contrario.

ciò significava che quando rispondeva, gesto di cortesia, rispondeva "ogrep" oppure "ellim eizarg" e cosa del genere.

si sposò. con un'araba. tante cose in comune ma una su tutte: lui parlava, lei scriveva al contrario. quando disse la fatidica frase "oilgov ol ìs" i parenti di lei si misero a pregare in direzione mecca, mentre i parenti di lui credevano si stesse strozzando con qualcosa e gli praticarono la manovra di heimlich. lui tentò di spiegare che era tutto a posto ma, presi dal panico, non capirono. fino a quando vomitò il pranzo del matrimonio. di suo cugino. sposatosi la settimana prima (dovevano essere stati poco "delicati", i parenti).



c'è da dire che la sua particolarità era un bel problema. era alquanto invalidante avere quella "caratteristica". tuttavia trovò facilmente un impiego.

il suo lavoro? registratore di messaggi subliminali presso una nota casa discografica che in passato aveva prodotto i pink floyd (non c'era bisogno nemmeno di rovesciarli, vi rendete conto?)

fin quando non cominciò a fare uso di lsd, in memoria dei buoni e cari pink, e tornò a parlare normalmente. ora però, mi chiede sempre se ho venti centesimi che è giusto quanto gli manca per prendere il biglietto del treno.


(ma poi, dove andrà ogni giorno?)

9 aprile 2011

m. (storia di un amore insolito.)


mi ricordo di un tempo in cui conobbi una ragazza.

"ormai tanto tempo" direte. eh lo so. ma non mettete il dito nella biada, spada, ladygaga. volevo dire piaga.

era particolare, e non parlo di carattere, ma parlo di estetica, sapete? la classica ragazza della porta accanto, con gli occhioni verdi e i capelli biondi, una quarta e mezzo (quasi quarta e tre quarti). sì insomma una gnocca da paura.

ma aveva uno scheletro nell'armadio.

anche passato halloween. anzi, lo riponeva lì per cacciarlo ogni 31 di ottobre. questo perché lo scheletro si comportava male e non pagava l'affitto, però lei che era di buon cuore (aveva ricevuto un trapianto da un atleta morto in un incidente stradale, e a testimonianza del suo buon cuore vi posso dire che non aveva mai visto programmi della de filippi) lo riprendeva ogni volta il 1° novembre. era fissata con le videocamere, e i suoi filmati amatoriali andavano a finire sempre su youtube, e lì ricevevano apprezzamenti, complimenti, pollici in su e gocce di bava.

sì, gocce di bava perché lei era molto carina. anzi di più, era proprio bona, e non appena si avvertiva l'odore atomico nei suoi video (non mi chiedete come si avvertano le sensazioni olfattive nei video) i commenti schizzavano. e non solo loro.

era talmente attraente che aveva creato un'orbita intorno a sé.

ma aveva un difetto. aveva i capezzoli perennemente dritti. e lunghi. sembravano dei gambi di fungo. credo fosse feticista dei capezzoli, i suoi. e credo lo fosse diventata dopo aver visto lo spot della vigorsol (quello di un po' di anni fa) in cui lui scratchava con i sudetti accumuli di carne.

la cosa che mi preoccupava era che lei faceva anche le flessioni, puliva casa, cambiava canale, tutto con loro. una volta dimenticai le chiavi della macchina a casa mia e lei la mise in moto, sfruttandoli: voleva che andassi fiero del suo "dono".

poi finì, per un motivo grave: lei decise di andare a las vegas e sposarseli. sì. una triangolo vorticoso. m. (questa la sua iniziale del nome) e i suoi capezzoli. poi uno di loro la tradì con una coppa "a".

sarà difficile trovarne un'altra come lei, tuttavia, nonostante il suo difetto.

(io cerco sempre il pelo nell'uovo. mi disgusta mangiare una frittata con dei resti tricologici.)

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