Oggi ho scarrozzato la prozia Beata per andare a trovare la nonna, momentaneamente parcheggiata in casa di cura per la convalescenza dal suo cuore pazzerello.
La prozia viaggia sull'ottantina, ha i capelli corti che le stanno un po' sparati in testa, il naso aquilino e un paio di occhiali grandi così che, su tutto l'insieme, la fanno assomigliare a un gufo, simpatico però. Non si è mai sposata e, da quanto ne so, nemmeno ha mai avuto un moroso.
Qualche anno fa, mi aveva prestato il romanzo "La dama e l'unicorno" di Tracy Chevalier, un po' restia, a dire il vero", perché "c'è una lussuria...ma una lussuria...", "ti dico solo questo, c*lo...e quante volte lo ripetono!". Solo che nel romanzo non c'è solo il c*lo, ci sono anche descrizioni abbastanza precise di amplessi vari: povera zia, chissà che vergogna!
Non si muove molto da casa, non ha la macchina e dubito vada a fare la spesa, ci pensano le amiche della parrocchia: lei va solo fino alla chiesa e ritorno, quindi oggi ha fatto un po' la turista.
"Eh, ma quante macchine! La benzina cresse e ci sono sempre più macchine"
"Oh, ma la farmacia si è spostata? Una volta era davanti alla chiesa. Aaaaaaahhh...(esclamazione a sirena antiaerea, molto sottotono, i miei timpani ringraziano, ndr)"
"Ma quanta strada! Saranno dieci chilometri!" (tutto il tragitto ne misura sette scarsi, e a quel punto eravamo solo a metà, ndr)
"Ah, ben, che giri ti tocca fare, Maria de oro!"
Dalla nonna: le visite brevi sono le più gradite, come insegna il nonno. Tempo di arrivare, ciao ciao come stai, va bene andiamo a casa. Ci abbiamo messo di più ad aspettare l'ascensore. Prima di andare, però, la zia Beata tira fuori dalla borsa un sacchetto per la nonna, che dalla forma si intuiva essere un libro: certo, ma di preghiere. Dalla zia non mi sarei aspettata altro.
Visualizzazione post con etichetta vedo gente. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta vedo gente. Mostra tutti i post
4 marzo 2011
25 gennaio 2011
Nero e Tappeti.
Era lì, rosso. Venivo attratta dal tavolo e da come riuscisse a lasciare quel segno violaceo su ogni bicchiere. Corposo, brillante e fruttato, mai avevo assaggiato niente di paragonabile. Mi lasciai pervadere dal tepore che infuse nella mia gola, un'esperienza ultrasensoriale. In quel momento eravamo io e lui, e poco contava tutto il resto. La fugacità del mondo smise di appartenermi per un istante.
Panta rei: tutto scorre, solo allora capii davvero cosa significasse. Potevo estraniarmi dall'universo e bastava così poco. Il mondo avrebbe comunque continuato a ruotare.
Era una bevanda celestiale, un piccolo Paradiso in terra, un momento di meditazione, la pace dei sensi. Persino il Dalai Lama mi avrebbe compresa. Quel colore carminio così vicino al mio fluido vitale mi dava la sensazione di ingerire la vita. Dev'essere per questo che il vino fa buon sangue. I detti popolari non sono, poi, sempre frasi fatte.
Avvicinai il calice alle labbra, sapendo che sarebbero rimaste segnate da quello splendido colore. Il mondo avrebbe potuto percepire, così, il mio momento di pace. Il mio. Ma, ogni calice è un momento, ogni bicchiere un attimo e gli attimi appartengono a chi vuole viverli. Il mio gesto fu preannunciato da un brindisi, la condivisione di quest'incredibile esperienza. Ognuno con il proprio istante, ognuno con il proprio vino. I nostri problemi erano al di fuori di quella stanza, le nostre amarezze dietro la porta, le nostre preoccupazioni nei nostri appartamenti, sotto i nostri zerbini. Ma lì, lì, tutto era perfetto.
Le nostre papille gustative erano sotto attacco di piccole molecole di serenità. Iniziammo a chiacchierare, tutti insieme, senza gridare, di argomenti banali ed improbabili, impegnati e costruttivi.
Avevamo uno sguardo oggettivo sul mondo, uno sguardo distaccato dall'universo, potevamo giudicare senza essere giudicati, parlare senza essere contraddetti, pensare senza avere rimorsi.
Accompagnammo il tutto con una fantastica cena, i cui sapori non facevano altro che esaltare quel nettare prodigioso. Saremmo rimasti lì per sempre, con la presunzione di poter parlare per tutti, in tailleur ma spogli dentro di pregiudizi, di convinzioni, di restrizioni. Ci interessava solo comunicare fra noi. Comunicare fra noi, per portare al di fuori di quella stanza quest'esperienza quasi mistica. Tutti avrebbero dovuto sapere cosa riserbava quel denso Cabernet d'annata. Purtroppo, però, il tempo non si fermò davvero e intorno a noi la vita continuava a scorrere. Era ormai tardi, dovevamo tornare alle nostre vite, a riguardare sotto i nostri zerbini, a riprendere le preoccupazioni di un mondo effimero. Ma, eravamo pronti a guardarle in modo diverso, ad affrontarle con la tranquillità nelle vene, con il battito cardiaco regolare, con la consapevolezza che al mondo si vive per le piccole gioie e che di queste bisogna godere.
Tornammo a casa, ognuno per la propria strada, qualcuno in coppia. Ciascuno di noi verso la propria villa, il proprio appartamento, il proprio monolocale, il proprio castello, poco importava.
Arrivai di fronte al mio cancello. Aprii, entrai nel portone non elegante ma rispettabile, salii la rampa di scale che mi divideva dal mio letto.
Ero sulla porta. Diedi uno sguardo a terra. Lo zerbino. Lo sollevai e sotto non c'era nulla di quello che vi avevo lasciato. Sorrisi e andai a dormire.
Iscriviti a:
Post (Atom)
Post più popolari
-
bambinette che giocano a fare le " grandi ", troieggiano nel bagno, facendosi foto davanti allo specchio, modificate poi con scrit...
-
Giravo lo sguardo verso l'ennesimo tramonto. Per me non e' mai tale, sembra come se fosse sempre diverso da quello precedente. Una ...
-
non provate minimamente a mandarmi catene di sant'antonio questo capodanno . vi spedisco clarissa, la ragazzina tipo samara che vi uccid...
-
...un post it dietro la porta mi ricorda sempre qualcosa. Lo lascio sempre vuoto, e' un modo che ho per ricordare, e per cercarmi di ...
-
...e poi pensavo alla relatività del tempo . a volte tutto scorre così velocemente , e altre invece sembri non passare mai . forse è come qu...