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16 febbraio 2011

i film americani mi fanno una beneamata.




la tensione era altissima. maledetto impianto elettrico. ora doveva saltare?

perse la pazienza (eppure era lì poco prima), uscì sconsolato per strada. non aveva pace, una donna lo importunò, tartassandolo di domande.

"chi è? da dove viene? quanti hanni ha". tutta questa curiosità! tuttavia, capì: il sondaggio istat andava compilato.

con un lieve mal di testa e un fastidio addosso (portava le mutande in acrilico e aveva l'intimo delicato) si mise in macchina. si stava recando lontano, in un posto sicuro, ma ad un tratto si accorse di un particolare agghiacciante: si era perso.
poi decise di accendere il tom tom.

giunto a destinazione (non conosco località con questo nome, ma vabbè) entrò in quel riparo. il posto doveva essere conosciuto e invece era diverso. la nuova collezione ikea aveva sostituito la vecchia.

incuriosito esaminò ogni dettaglio, poi ci fu un grande buio, il tempo passò. lui alzò la posta e decise di vedere. vinse. il texas hold'em era la sua passione.

sfinito, tornò al suo "habitat naturale".
voleva solo dormire. era praticamente "distrutto". per levarsi di dosso tutto quel grasso animale e l'unto decise di farsi una doccia.
dopo 2 ore aveva finito di costruirla e si lavò.
poi fu il turno suo (le docce sono igieniste esasperate).

ormai la notte era scesa. lui invece salì, in camera.
ma essere ripreso da quella cinepresa lo innervosiva.

comunque, era stanco (ma per gli amici giorgio, e in ogni caso si addormentò.)

il giorno dopo avrebbe dovuto affrontare un colloquio con gente losca. e così avvenne.

"mi dica..."
"da me non saprete nulla!"
"le dico, le conviene parlare..."
"mai!"
"ragioni. parli, altrimenti ci comporteremo di conseguenza"

il nervosismo si tagliava. era un brutto periodo e c'erano state evidenti manifestazioni di autolesionismo.

"mai parlerò...mai! non mi estorcerete neanche un'informazione!"
e la commissione lo bocciò anche stavolta.

un mio piccolo giudizio personale: avrebbe dovuto conservare l'orgoglio per altre occasioni. tipo quelle importanti in cui apri anche una bottiglia, violando la sua privacy.
in ogni caso, per conservarlo, avrebbe dovuto bollirlo, perché con la salmonellosi non ci si scherza, eh.

arrivò l'ora di pranzo. eh, sì, purtroppo era stato molto male, e non ce la fece. lui, cinicamente, comunque mangiò. era arrivata anche l'ora del caffè e dell'amaro.

in effetti c'era molto amaro. tutte quelle morti in così poco tempo non avevano fatto certamente piacere.
(però, dico io, per educazione, ci si presenta comunque, eh)

15 febbraio 2011

la buona e la cattiva.


la buona notizia? ho davvero trovato la mia pace interiore. la cattiva? non credo che se ne andranno dalla felpa le macchie di sangue e budella. cazzo.

Prove evidenti

Ho appena appreso che ci sarà il giudizio immediato per Berlusconi sul caso Ruby. Per chi non lo sapesse, i reati sono concussione e prostituzione minorile.
Secondo il GIP ci sarebbero prove evidenti.
Sono atea. Ma se questa volta il premier non si sottrarrà al giudizio con le sue mirabolanti svicolate, mi convertirò all'istante. Folgorata sulla via di Damasco. Gridando "Dio esiste".
Quella sì che sarebbe una prova evidente.

I non valori (1)

Oggi ascoltavo uno spot dove un bambino dalla voce irritante diceva che suo padre è speciale perché ha uno "Smartfon". Poi non lamentiamoci se i bambini e i ragazzini oggi basano il valore delle persone su quello che hanno.

Per la cronaca Io ne ho due di smartfon quindi, stando al messaggio dello spot, dovrebbero darmi il nobel per la pace.

agrodolce/38 (era un po' che non appariva)

pensavo, mentre mi guardavo intorno: "fare carriera tramite abilità orali e/o leccate anali, alla stregua dei cani nel momento della loro igiene intima, non è l'obiettivo della mia vita." (i cani devono essere un po' frustrati emotivamente.)

14 febbraio 2011

Ennesimi Euro

Le casse del Lidl sono affiancate da due scaffali bassi con prodotti in offerta e non. Tra le varie candele rosse da cimitero, ci sono anche numerosi acquisti abbandonati all'ultimo minuto dai clienti più indecisi o squattrinati. L'uomo che ho visto ieri ha fatto il 90% della sua spesa tra questi due scaffali.
Io sono attratta da questi individui. Hanno una tale noncuranza e determinazione nel gettare i prodotti dentro al carrello, guardando appena di cosa si tratta...
Pop Corn o mangime per criceti, è uguale. Quello sguardo disinteressato sembra voler dire

 
Sono un uomo e non devo spiegazioni a nessuno.
 
Secondo me la moglie lo accoglie con il mattarello ogni volta che torna dal supermercato, altroché.

 
 

non parlerò di ricorrenze assurde. promesso.


io, a san valentino, non parlerò di san valentino. promesso.



non parlerò dei pucci pucci e gnegnè che mi danno i nervi e confesso che tuttavia ho fatto anch'io nelle occasioni in cui l'ho festeggiato.



non parlerò delle migliaia di coppie che lo useranno come pretesto per farsi una scopata, così come non parlerò delle altrettante che ci crederanno davvero, attenzione.



non parlerò dei single che approfitterano della loro depressione da amore mancato per "farsi" in bagno e nemmeno di quelli che diranno "sono single e felice per scelta".



non parlerò nemmeno delle radio che manderanno all'impazzata "total eclipse of the heart" o must anni '80 strappalacrime e strappacapelli perché "sì, è san valentino!"

(ma da domani possiamo ricominciare a bestemmiarci in faccia. ah, comunque curioso sapere che il nome della festa è quella di un santo che è stato decapitato. - federico me l'ha cercato su wikipedia -)



non parlerò delle coppie che vogliono far vedere che tutto va bene e sono perfette ma, parliamoci chiaro, anche loro fanno la cacca e hanno i brufoli, e se non si lavano puzzano, e la mattina sono spettinate e così via.



***






detto questo, è arrivato il momento di decidere con che superalcolico ubriacarsi. consigli?

13 febbraio 2011

La rivolta dei bambini di Anne Geddes.







Mi rigirai nel lettino come una frittata.
Non ero riuscito a dormire, avevo frignato tutta la notte, e quella zoccola sorridente non era nemmeno venuta a vedere cosa avesse il suo bambino.
Era giunta l’ora, ne ero certo. Lo sentivo nelle mie baby viscere rivoltate dall’angoscia. Dovevo tentare la fuga, e dovevo farlo ora. Certo, con un chilo di merda nel pannolino non poteva essere un’impresa facile, ma dovevo correre, o meglio, gattonare via da lì al più presto.
Premetti le mani sul materassino morbido e puntai i piedini, sollevando con cautela il posteriore ricoperto di cacca. Il pannolino era così pesante che non riuscivo ad alzarmi, ma strinsi i denti inesistenti e tenni duro. Dovevo andarmene, e subito.
Sentii dei passi nel corridoio. Era lei? Era già ora?
Imprecai utilizzando tutte le bestemmie che conoscevo (quattro in tutto) e con un ultimo eroico sforzo riuscii ad alzarmi in piedi, tutto da solo!
- Buongiorno, amore della mamma. -
La zoccola sorridente entrò, spalancando la porta. Io caddi rovinosamente sul materassino, atterrando sul posteriore. Il mio pannolino emise un sinistro “ plof ”.
Mia madre rise.
- Ma cosa cercavi di fare, patatino? -
Mi prese in braccio e uscì dalla mia cameretta, ghignando e facendo commenti a dir poco raccapriccianti sul fetore emanato dal mio deretano.
Mi adagiò sul seggiolone e cominciò a imboccarmi con la solita sbobba di latte parzialmente scremato e biscotti secchi sbriciolati. Per quale motivo non capiva che voglio i Plasmon? In che lingua bisogna dirle che mi piacciono i Plasmon?
Dopo quell’infame colazione mi fece il bagno nella vaschetta blu, continuando con i suoi commenti e sorrisini rivolti alla mia sorprendente prolificità anale.
Poi mi adagiò su un asciugamano rosa steso nel tavolo in salotto e mi riempì di borotalco. Sembravo un prosciutto.
Prese ad armeggiare con un Pampers, uno di quelli tutti decorati, con elefantini e leoni sorridenti. Mi ero sempre chiesto come mai quella donna non acquistasse pannolini più semplici ed economici, visto che su quegli elefantini ci avrei cagato sopra.
Dopo avermi vestito e pettinato con cura maniacale i tre capelli che avevo in testa, mi caricò sul Mercedes e partì. Già, il Mercedes. Con tutta probabilità ero ricco, o almeno la mia villa a sei piani e il mio Mercedes mi davano da pensare che fossi ricco. Ma non avevo mai indagato sulla situazione economica dei miei genitori, poichè ero un bambino, e i miei unici interessi erano mangiare, dormire, fare la cacca e guardar sorgere dietro le colline il bimbo sole dei Teletubbies.
Dopo tutto è giusto così, dico bene? E’ proprio questo che fanno i bambini, o sbaglio? Non è in questo che consiste la vita di un bambino, mangiare, dormire, mettiamoci pure giocare, e fare la cacca?
Ma mia madre no, non ci stava. Per lei la vita di un bambino, o meglio, del suo bambino, era mangiare, dormire, giocare, fare la cacca e tanti, tanti servizi fotografici.
Avete presente i bambini di Anne Geddes, quelle povere creature costrette a farsi immortalare vestite da ananas? Ecco, io ero una di quelle povere creature umiliate e private del più piccolo stralcio di dignità.
Mi avevano fotografato travestito da ippopotamo, da farfalla, da coniglio, da caramella, da ape. No dico, da ape! Ci può essere al mondo qualcosa di più imbarazzante di un pungiglione fuoriuscente dal mio buco del culo? Ci può essere al mondo qualcosa di più imbarazzante di apparire su diari, agende, blocnotes e quaderni a righe e quadretti con un pungiglione fuoriuscente dal mio buco del culo?
Ed era proprio lì che mi stava portando, quell’arpia. Proprio lì, nel tugurio, nel mattatoio, nel  set, come lo chiamava lei, a passare ore e ore a farmi svestire e rivestire, truccare (si, truccare!) e immortalare da un branco di checche isteriche, con tanto di luci accecanti puntate dritto nelle pupille e continui e incessanti gridolini di approvazione della zoccola sorridente.
- Ci siamo, piccolino - disse quella, e parcheggiò. Io lanciai un’occhiataccia a quell'enorme edificio bianco, mentre lei era tutta intenta a liberarmi dal groviglio di cinture di sicurezza che mi teneva ancorato al seggiolino.
Quando entrammo fummo accolti dal solito gruppetto di racchie – con i loro malcapitati bambini – che salutarono mia madre aggredendola con baci e sorrisi tanto smielati quanto fasulli. Mia madre mi posò sulla moquette vicino al mio amichetto Michael, impegnato ad armeggiare con dei pezzi di Lego.
- Ciao, Michael. -
- Ciao. -
- Tutto bene? -
Mi guardò perplesso. - Secondo te può andare tutto bene? Ti rendi conto di dove ci troviamo ora? Te ne sei reso conto? -
- Hai ragione, Michael. Scusami. -
Domanda stupida.
Detestavo vedere Michael così abbattuto. Era il mio migliore amico. Ci eravamo conosciuti al nido, quando un bambino panzuto aveva preso a tirarmi pugni perché desiderava disperatamente i miei yoyo, e Michael si era messo in mezzo e mi aveva difeso. Da quel giorno eravamo diventati inseparabili, anche perché condividevamo lo stesso dramma: i servizi fotografici di Anne Geddes.
Quel triste momento fu interrotto dal branco di checche sculettanti che arrivarono a prelevarci in sala d’attesa, assicurando alle mamme che “ci avrebbero trattato con ma massima cura, come sempre”. Io finii tra le braccia della checca biondo platino, che camminava a passo svelto strillando e impartendo ordini alle altre checche.
Fecero entrare per primo un tristissimo Michael nella sala costumi, assieme ad un altro paio di bambini piagnucolosi. Nel frattempo io rimasi in quella piccola stanza assieme ad altri bambini e ad una checca scazzata che aveva l’ingrato compito di tenerci d’occhio.
- Come va, compagno? - Chiese una vocina rauca dietro di me. Mi voltai e vidi un bimbetto dallo sguardo serio, fiero, costellato di lentiggini, i capelli rosso fragola come la t-shirt, che riportava una falce e un martello.
- Si tira avanti.-
- Vorrei scappare da qui - buttò lì il piccolo comunista.
Non parlammo più. Non eravamo dell’umore.
Passammo mezzora così, in silenzio, con la checca che ci guardava dall’alto e le mamme che entravano e uscivano dalla stanza.
Chissà da cosa mi avrebbero conciato oggi. Da maiale? Da banana? Da peluche?
Guardai la checca, riluttante. Ora era impegnata a scattarsi foto con il cellulare.  Forse potevo fuggire. Forse avevo ancora una possibilità.
Mentre studiavo un modo per scappare da quell’inferno di umiliazione, sentii dei singhiozzi provenire dalla sala costumi. Di certo non era Michael. Lui era un maschio duro e puro, uno con i controcazzi. Non piangeva mai. Non aveva pianto nemmeno quando la maestra lo aveva messo in castigo.
La porta della sala costumi si spalancò ed entrò la checca biondo platino, visibilmente in difficoltà, che teneva in braccio una bambina che scalciava, urlava e piangeva. Ecco di chi erano i singhiozzi, poverina. Indossava un abitino rosa scuro con un paio di piccole ali fissate sulla schiena, e aveva dei capelli così belli e gialli che non potevano essere altro che una parrucca.
La checca cercava di tenerla ferma e implorava l’aiuto della madre della bambina, che gli cacciò un morso nell’avambraccio. La checca urlò.
Io la stavo a guardare impietrito e ammirato per quel folle gesto e la bambina si voltò, inchiodandomi con lo sguardo. Le guanciotte rosse, gli occhi iniettati di sangue, due grosse gocce di moccolo che colavano dalle narici.
Non era una bambina, era Michael.
- MI HANNO VESTITO DA FATINA! - Strillò, disperato, continuando a guardarmi negli occhi. - MI HANNO COSTRETTO! -
Rimasi lì, paralizzato, a fissare il bambino più virile che avessi mai incontrato vestito da donna. Sentii la rabbia divorarmi lo stomaco, mentre il piccolo comunista balzò in piedi, traballante, le guance del colore dei capelli e della t-shirt, lo sguardo indemoniato.
Il piccolo Lenin rampò a fatica su un tavolino in legno al centro della stanza. In piedi, con il pugno sinistro alzato, gridò: - Compagni! -
Io, Michael e le checche lo guardavamo atterriti.
- E’ ora di ribellarci alle umiliazioni inflitte da questi capitalisti modaioli! E’ ora di ribellarci ai soprusi, alla  sottomissione, allo sfruttamento! E’ ora di ribellarci alla padrona, alla schiavista: Anne Geddes! - Fece una pausa.
- Compagni...INSORGIAMO! -
Silenzio.
Ok. L' “insorgiamo” l’avevo già sentito, e sullo “schiavismo” e la “sottomissione” aveva un tantino esagerato, visto che ci pagavano per quelle foto. Ma l’umiliazione...oh, su quella non vi era nulla da eccepire. E anche gli altri bambini presenti, soprattutto Michael, sembravano pensarla come me, date le loro espressioni del viso tanto determinate quanto adirate.
Era ora di una svolta, di un cambiamento, di una rivoluzione. Era ora di vendicarci e riprenderci la nostra dignità. Era ora di combattere e di far valere i nostri diritti.
Era ora.
Salii sul tavolino in legno, accanto al piccolo comunista. Gli occhi dei bambini e delle checche si posarono su di me. Mi schiarii la voce.
- Fratelli. -
- Compagni - mi corresse il piccolo comunista.
- Compagni - feci una pausa. - Il nostro amico dai capelli rossi...
- Sergio. -
- Il nostro amico Sergio ha ragione. Non possiamo continuare a subire tante umiliazioni, non possiamo vivere nel terrore dei flash, dei costumi...
- Dei trucchi. -
- Va bene, dei trucchi. Non possiamo vivere nel terrore dei trucchi e...
- Le parrucche. -
- MI LASCI PARLARE, SERGIO? -
- Scusa. -
Lanciai un’occhiata nervosa ai bambini che stavano lì a guardarci, con i loro musetti tristi, e mi resi conto che eravamo pochi, troppo pochi per una rivolta.
- Compagni – dissi. – Sapete se ci sono altri bambini nell’edificio? -
Michael si asciugò le lacrime, spalmando il mascara sulle guanciotte, e parlò: - E’ sempre pieno di bambini qui – disse, ritrovando il suo tono di voce rude. – Mamma una volta mi ha portato a visitare l’intero edificio, e ho scoperto che le foto non si fanno solo in questo piano, ma anche ai piani superiori. Ci sono bambini ovunque.-
- Dobbiamo contattarli. Dobbiamo fare in modo che si alleino a noi. -
- E come facciamo? Di sopra è pieno di truccatori e fotografi, come qui. -
Mi sedetti sul tavolino, pensieroso. Senza altri bambini, la rivolta era infattibile. Dovevo trovare un modo per farli scendere al primo piano, o per salire noi ai piani superiori, senza essere intralciati dagli adulti.
I bambini cominciarono a parlottare tra loro, mentre le checche mi guardavano senza capire.
Le checche!
Mi rialzai, meno traballante del solito. - Compagni! – Strillai, entusiasta. – Prendete le checche e imbavagliatele! -
I bambini non mossero un dito e mi guardarono perplessi.
- Scusa ma... – cominciò Sergio. – Puoi stare attento a quello che dici? Ti sentono, le checche!-
- Non essere sciocco. Gli adulti non comprendono il linguaggio dei bambini. Prendete le checche e imbavagliatele, prima che scappino! -
- A che scopo? -
- Li costringeremo a reclutare altri bambini. Gli diremo di contattare le checche dei piani superiori, e di dirgli che Anne Geddes vuole realizzare una fotografia con tutti i bambini, una foto di gruppo. -
Sergio si illuminò. – Si...gli diremo di portare i bambini qui e...
- Inizieremo la nostra rivolta. -
Gli sguardi perplessi svanirono dalle facce dei compagni, per lasciare posto a sorrisi e cenni di assenso. Sergio li incitò ad attaccare, mentre le checche continuavano a guardarci senza capire.
In un attimo gli fummo addosso: chi di noi sapeva correre gli corse incontro, li assalì, li imbavagliò e gli legò mani e piedi con del nastro adesivo, la prima cosa che trovammo. Chi di noi non sapeva correre – la maggior parte – aiutò ad immobilizzare le checche, così sconvolte che si difendevano a malapena.
Michael era il più grande di noi, e con il linguaggio adulto se la cavava, dunque intimò in un qualche modo alla checca biondo platino di far scendere i bambini al primo piano. Presi il cellulare della checca dalla tasca dei suoi pantaloni in pelle fucsia e glielo avvicinai all’orecchio. Michael gli strappò via il nastro adesivo della bocca. La checca urlò, e Michael la zittì con un pugno.
La checca fece il suo dovere, e avvisò i colleghi con voce tremante di portare giù i bambini. Poco dopo sentimmo delle voci nel corridoio. Si occupò di tutto Sergio, di sua iniziativa. Noi stavamo a guardarlo dalla fessura della porta socchiusa mentre si avvicinava a gattoni al gruppo di bambini. Sorrisi. Erano davvero tanti, almeno cinquanta, più che sufficienti per la nostra rivoluzione.
Sergio giunse a destinazione, mentre le quattro checche che accompagnavano i bambini lo guardavano con aria interrogativa. Non c’erano madri. Si mise a parlottare con il bambino più alto, un biondazzurro fascinoso, che prima lo guardò perplesso, poi attento, poi entusiasta.
Cominciò il passaparola: Sergio e il biondazzurro informarono i bambini, che a loro volta informarono altri bambini. Evidentemente il brusio divenne insopportabile per una delle checche, una pertica rachitica dai capelli verdi, che sbottò:
- SILENZIO! STATE ZITTI! DOVE SONO I NOSTRI COLLEGHI? -
I “colleghi” erano ancora accanto a noi, a terra, incapaci di muoversi e parlare, ma ce la stavano mettendo tutta per farsi sentire, ed emettevano versi attutiti dal nastro adesivo. Nemmeno i calci di Michael li fermavano, dunque mi diressi dalla checca platino e gli sferrai un morso sull’avambraccio, ricordandomi solo dopo che non avevo denti.
Tornai a guardare che succedeva nel corridoio, e vidi che la pertica verde si stava avvicinando a noi: forse aveva sentito. Ma per lui era troppo tardi. La voce si era ormai sparsa fra tutti i bambini, che con uno scatto felino attaccarono i quattro adulti e li atterrarono. Michael li raggiunse con il nastro adesivo, e noi lo seguimmo, euforici.
Era fatta. Le checche erano sistemate e i bambini erano dalla nostra. Restava solo un piccolo ostacolo: le mamme.
Diressi io l’operazione che denominai “Anti Mamma”, e diedi istruzione ad una ventina di bambini di scovare le madri e buttarle fuori dalla porta d’ingresso. Non vi erano molte madri nell’edificio, perché la maggior parte approfittavano dei servizi fotografici per lasciare i bambini in balìa di truccatori e costumisti e andarsene nelle boutique o a pranzo con il personal trainer.
I restanti bambini, guidati da Michael, ancora costretto a indossare la parrucca incollata e ancora verniciato di trucco sbavato, sistemarono le checche dei piani superiori, ma decidemmo all’unisono di non buttarle fuori dall’edificio perché ci sarebbero stati utili degli ostaggi. Le madri, invece, le cacciammo, la mia compresa.
Provai una goduria maligna spintonandola fuori dalla porta mentre lei, disperata e incredula, minacciava futuri castighi e punizioni.
Festeggiammo la nostra vittoria riunendoci nel corridoio della macchinette, brindammo con succhi di frutta e mangiammo snack agli arachidi. I bambini più audaci brindarono con del caffè. Le monete ce le procurammo dai portafogli delle checche.
Mi guardai intorno e, dato che ormai tutti avevano finito di mangiare e chiacchieravano allegri, sentii che era giunto il momento di pronunciare un discorso solenne. Salii su una sedia bianca e rossa e mi schiarii la voce. I bambini si voltarono subito a guardarmi.
- Compagni – dissi, sorridente. – Ce l’abbiamo fatta, l’edificio è nostro! -
Scoppiò un boato, applausi, fischi e grida di gioia mi investirono come una ventata. Attesi che tornasse silenzio poi ricominciai a parlare: - Compagni. L’edificio è nostro e rimarrà tale finché gli adulti non cederanno alle nostre richieste. Sapete bene di cosa sto parlando. Chiederemmo agli adulti, anzi, gli ordineremo di finirla con le foto! –
Altro boato. Le loro grida mi riempivano di orgoglio.
- Cari compagni, ci sistemeremo qui finché non avremo raggiunto il nostro scopo. Le mamme si preoccuperanno e ci vorranno riabbracciare, dunque credo che ce la caveremo nel giro di pochi giorni. Dormiremo sui divanetti, a turno, e ci nutriremo con il cibo delle macchinette. -
Feci una pausa. – Compagni, non sapete quanto mi rende fiero la nostra conquista. Se penso a tutti gli abominevoli costumi, le parrucche, il...il fondotinta...buon Dio..è indecente che io, a due anni e mezzo, sappia solo cosa sia un fondotinta! –
I compagni annuirono. Michael annuì con tale impeto da far scuotere la parrucca in un headbaging metallaro.
- Compagni, ora dobbiamo...
Il mio discorso fu interrotto da una voce strana, artificiale, che proveniva dall’esterno e gridava: “BAMBINI, ORA BASTA! PER CARITA’!"
Corremmo tutti alle finestre, chi a due chi a quattro zampe. Mi arrampicai su una sedia e mi affacciai. Era la zoccola sorridente, accompagnata da un esercito di mamme e da qualche poliziotto.
- Oh! Il mio bimbo! E’ lui! – Strillava al megafono. – Tesoro, scendi giù, da bravo! La mamma è qui che ti aspetta! -
- NO CHE NON SCENDO! – Gridai, ma solo dopo ricordai che gli adulti di sotto dovevano aver recepito solo un “gu gu ga ga” o roba simile.
Michael prese in mano la situazione sfoggiando il suo stentato linguaggio adulto. – Scenderemo soltanto quando ci prom...prometterete che non faremo più foto! – Gridò. – Abbiamo degli ostaggi, e non esist...esit...esiteremo, a fargli del male! –
Un poliziotto rise.
- C’è poco da ridere! Li picceremo! No, li picchieremo! Mamma – guardò negli occhi sua madre, una stangona bionda che ci osservava con aria impassibile. – Devi promettermi che non farò più foto, mamma! -
La madre, con estrema calma, prese il megafono dalle mani della zoccola sorridente e se lo portò alla bocca. – Non diciamo fesserie, Michael. Io non ho tempo per starti dietro tutto il giorno, e con i servizi fotografici guadagniamo parecchio. –
- Guadagni tu, mamma! -
La stangona alzò le spalle. – E tutti i giocattoli che ti compro? Pensi che ti comprerei cinque giocattoli al giorno se non fosse per quei soldi? –
Michael abbassò lo sguardo. – Ne ho già tanti di giocattoli – mormorò. – Io vorrei passare un po’ di tempo con te invece di...di stare qui... –
Nessuno degli adulti lo sentì. Uno dei poliziotti, un ragazzo alto e muscoloso con il mento appuntito, scosse la testa e prese il megafono. - Bambini, mi dispiace molto per la vostra situazione. Ma così non risolvete nulla. Saremo costretti a venirvi a prendere con la forza. –
- Ci siamo chiusi dentro! – Fu il bimbo biondo e fascinoso a parlare. Le bambine presenti lo guardavano innamorate. – Non ci piegheremo più ai vostri ordini! I bambini sono superiori agli adulti, e lo dimostra il fatto che noi capiamo il vostro linguaggio e voi non capite una parola del nostro! Siamo superiori e vinceremo! -
- Fascista – mormorò Sergio.
Il biondazzurro chiuse la finestra e noi lo imitammo. Circa un’ora dopo, però, tornammo ad aprirle, dato il trambusto che proveniva dall’esterno.
All’esercito di mamme e ai quattro poliziotti si erano aggiunti almeno una ventina di sbirri e uno squadrone di giornalisti e paparazzi. Avevamo ottenuto ciò che volevamo: la nostra rivolta avrebbe fatto notizia, e questo l’avrebbe resa ancora più efficace.
A turno, ciascuna delle madri impugnava il megafono e ci implorava di aprire le porte, mentre qualche sbirro ridacchiava, qualcun’altro si univa alle suppliche, e paparazzi e giornalisti scattavano foto e intervistavano le mamme. Stavolta fu Sergio a dire la sua:
- E’ inutile inittere! Insittere! INSISTERE! La rivolta continua! -
Uno sbirro basso e grasso scoppiò in una risata da spaventare i piccioni.
- E cosa vorresti fare tu? – Strillò, fra singulti. – Cosa vorresti fare, Cheguevara? -
Le risate gli facevano traballare il triplo mento, ma si diede una calmata appena vide arrivare una Porche color rosa schoccking. L’attenzione di tutti si spostò su quel confetto a quattro ruote, dal quale scese un autista in divisa, che aggirò il muso dell’auto, e aprì la portiera a qualcuno.
Quel qualcuno posò sull’asfalto un tacco dodici di Laboutine che la zoccola sorridente bramava da mesi ma che mio padre si era rifiutato di comprarle perché sarebbe stato il suo cinquecentosettantunesimo paio di scarpe acquistate in un anno.
Un’elegante biondona scese dall’auto, fasciata in un abito intonato alla Porche e con gli occhi coperti da un paio di occhialoni scuri. Le mancava solo il chihuahua per sembrare una Paris Hilton invecchiata.
Era Anne Geddes. Non l’avevo mai vista, ma sapevo che era lei. Lo sapevo per l’auto, i tacchi, il trucco, e la pomposità emanata da quella donna rifatta, che non degnò di uno sguardo i paparazzi intenti a bombardarla di flash.
Sculettò dritta verso mia madre, che impugnava il megafono, e glielo strappò di mano.
- Piccini – disse, in tono piatto. – Cosa succede? Non vi piace più fare foto? -
- Non ci è mai piaciuto! – Sbraitò Michael.
- Ma, tesoro, quegli scatti vi rendono dei bambini speciali, fortunati. -
- Fortunati? Guardi questa parrucca, sembro una drag queen! -
Anne Geddes non si scompose, mentre il poliziotto grasso continuava a ridacchiare e molti lo imitavano.
- Piccino mio, sei un amore invece. Lo siete tutti. State sbagli...
Fui io a pisciargli in faccia, con un mira impeccabile. Fu meraviglioso vedere il suo trucco squagliarsi e i compagni acclamarmi come un eroe. Dopo la gloriosa urinata chiusi la finestra e mi presi tutti i complimenti e le pacche sulle spalle di questo mondo.
Un rumore dal basso ci mise in allarme: stavano tentando di entrare. Con il potere acquisito, ordinai ai bambini capaci di correre di precipitarsi a guardare che succedeva. Il biondazzurro fu il primo a tornare di sopra, e dichiarò col fiatone che era stato un falso allarme, le porte erano ancora sbarrate. Strano, ma alzai le spalle e continuammo a festeggiare la mia impresa.
I festeggiamenti durarono due giorni, fra snack agli arachidi, caffè, giochi e canti improvvisati. L’euforia da caffeina ci contagiò tutti, e in due giorni rovesciammo le macchinette, divorando tutto, distruggemmo attrezzatura fotografica e disegnammo sui muri con i rossetti. Nessuno di noi si lavava, e ci trascinavamo per le stanze con i nostri pannolini ripieni.
Una volta smaltita la caffeina, ci rendemmo conto del guaio fatto:
- Ci siamo lasciati prendere dall’entusiasmo – dichiarai. – Non abbiamo più cibo. -
- Non è un problema – buttò lì Sergio. – I nostri genitori si arrenderanno presto e torneremo a casa. -
- Ma come, non l’hai notato che non si sono più fatti vivi? -
Era vero. Dopo la pisciata liberatoria non avevamo più visto né mamme né sbirri. Solo giornalisti.
- Forse si sono già dimenticati di noi – intervenne Michael, lo sguardo basso e la parrucca impregnata di caffè.
Sergio stava per ribattere, ma dovette tacere perché anche lui, come tutti noi, sentì degli strani rumori dal piano di sotto. Tonfi, passi, voci. Le mamme? Gli sbirri?
Gattonai verso le scale, preoccupato, e rimasi in attesa. Qualcuno prese a salire i gradini, di corsa. Era la checca platino, seguita dalla pertica verde e dalle altre checche colorate. I volti adirati, i capelli per la prima volta in disordine. Puzzavano pure. Mi scostai dalle scale, spaventato, ma loro mi ignorarono, così come ignorarono gli altri bambini.
- Liberiamo gli altri, veloci! – Strillò la checca platino, e i suoi compagni si sparpagliarono per l’edificio.
Rimanemmo lì, in attesa, nel più completo silenzio.
- Co...come cavolo hanno fatto a liberarsi? – Chiese Sergio. – Li abbiamo legati stretti, e imbavagliati. -
- Devono essere molto arrabbiati - dissi. – Non mangiano e non si laccano da due giorni. Dovevamo dargli del cibo, ci siamo dimenticati della loro esistenza. -
Ed ecco le checche al completo, tutte quante, piombare da noi. Avevano liberato le altre ai piani superiori, e ora ci stavano davanti, seri.
- Eccoli qua, i bambini ribelli - disse la checca platino. - Lo sapete cosa ci avete fatto passare? Abbiamo fame, e siamo sporchi. Sono struccato, sono orribile! -
- Concordo - bisbigliai.
- Taci! Dateci da mangiare! -
- Non...non ne abbiamo. -
- Molto bene. Mangeremo dopo. Ora abbiamo cose più importanti da fare, come farvi a pezzi. -
Deglutii. Erano tre volte noi, ma in netta minoranza. Gettai uno sguardo a Michael, che annuì. Non ci saremmo ritirati.
- Compagni - dissi. - Combattiamo! -
Furono loro i primi ad attaccare, in massa. Nessuno di noi si tirò indietro. Le checche scalciavano, schiaffeggiavano, strillavano, noi mordevamo, tiravamo i capelli e lanciavamo i contenuti dei pannolini. Non saprei dire quanto durò la battaglia, so solo che non ci furono vincitori. Entrambi gli schieramenti erano a terra, esausti e sporchi.
Michael mi guardò preoccupato. - Ho visto delle luci...tante luci, nella lotta. Sto diventando matto? -
Ora che ci pensavo, anche a me era parso di vedere dei bagliori, fra un cazzotto e l'altro. Forse stavamo impazzendo tutti. Rimanemmo a lungo così, a terra. Nessuno aveva la forza di rialzarsi.
- BAMBINI - Qualcuno ci chiamò al megafono. Mi trascinai alla finestra e vidi gli sbirri. Lo sbirro alto e muscoloso mi guardò. - E' finita - disse, sorridente. - Le vostre mamme vi rivogliono a casa, e hanno promesso che non farete più foto. Siete liberi! -
Urlammo di gioia, nonostante la stanchezza, e ci precipitammo all'uscita. Le mamme erano lì ad aspettarci.
- Piccino mio! - Strillò la zoccola sorridente.prendendomi in braccio. Per una volta ero felice di vederla.
- Buon Dio, quanto puzzi. Adesso andiamo a casa e ci facciamo il bagnetto. - Detto questo, mi riempì di baci.
La vita da bambino libero era idilliaca. Passavo le mie giornate a giocare, e nel weekend incontravo tutti i compagni al parco. Senza parrucca, Michael aveva riacquistato il suo aspetto virile, ed era sempre lui a decidere a cosa si giocava.
Fu dopo un paio di mesi dalla rivolta che scoprimmo la sconcertante verità: Anne Geddes non ci aveva rimesso per il nostro ammutinamento, anzi, ci aveva guadagnato. I bagliori di luce che avevamo visto nel corso della battaglia, non erano altro che flash. La biondona si era intrufolata nel palazzo dopo l'urinata e ci aveva fatto un bel sevizio fotografico nel corso della battaglia.
"La rivolta dei bambini di Anne Geddes", l'aveva intitolato, ed era finito su tutti i giornali e le televisioni, per non parlare di Internet. In quegli scatti c'era davvero tutto, dovevo ammetterlo: la drammaticità, la rabbia, il bianco e nero. Bambini che mordevano e checche che schiaffeggiavano.
La signora Geddes aveva ricompensato profumatamente le mamme per gli scatti, mamme che sapevano della sua intrusione nel palazzo, e che erano sparite per quei due giorni in attesa che la fotografa finisse il suo servizio. Anche gli sbirri sapevano.
Preso in giro, sfruttato, umiliato. Ecco come mi sentivo. Avevo conquistato la libertà, ma non avevo sconfitto la schiavista. Alla tenera età di tre anni non compiuti, scoprii che la libertà, così magica e sublime, aveva sempre un prezzo.





      

quellideicartoni.

vabbè. c'è questo episodio di tom e jerry in cui quel beneamato gatto non ce la fa proprio e vuole dormire e stare tranquillo e poi dormire ancora. ma non può: deve restare sveglio, anche se non ricordo il perché. comunque, per fare tutto ciò si mette degli stecchi per contraffortare le palpebre. se potessi, stamattina, lo farei anch'io.

(ps: domani è san valentino. ovviamente c'è già un post pronto. ho sentito, inoltre, che la cioccolata in commercio abbia un che di avariato e metterà diarrea. scherzo. oppure no?)

Alzheimer galoppante. Come riconoscerlo?

[L'Alzheimer è una patologia a carattere degenerativo del sistema nervoso centrale. L'esordio sintomatico è a carattere "insidioso": i primi sintomi sono lievi, sono difficili da riconoscere e da distinguere dalle disattenzioni di una persona anziana sana. Anche nel momento in cui si riconosce il carattere patologico di alcuni comportamenti non è semplice arrivare ad una sicura diagnosi differenziale, in quanto alcuni sintomi sono comuni ad altre patologie, quali la depressione e la demenza multiinfartuale.

L'amnesia anterograda è uno dei principali sintomi dell'Alzheimer. E' l'incapacità di ricordare cose recenti, o più precisamente eventi occorsi dopo l'insorgenza di una patologia. I pazienti affetti da demenza di Alzheimer tendono ad avere un (relativamente) buon ricordo delle cose passate ma a non ricordare le cose nuove, recenti.

Acalculia
Il soggetto non sa compiere operazioni matematiche elementari.

Deficit intellettivi
Vi è un significativo peggioramento delle capacità di ragionamento, di pianificazione e di giudizio.

Sintomi psicotici e modificazione della personalità
Il paziente può assumere comportamenti bizzarri, o aggressivi, comunque significativamente differenti dal profilo di personalità pre-morboso.
Fra i sintomi psicotici si annoverano allucinazioni, paranoia e pensieri non realistici. Questi sintomi sono più rari dei sintomi comportamentali e appaiono prevalentemente tardi durante il decorso della malattia.] neuropsy.it

Chi vi ricorda? Un po' di indizi: crede che l'Italia sia il Paese più ricco d'Europa sommando i debiti pubblici e privati, che ad ogni telefono intercettato ci siano una media di 50 persone (vedi Acalculia), che Fini non abbia mai litigato con lui (vedi amnesia anterograda), che i magistrati complottano contro di lui (vedi Sintomi psicotici e modificazione della personalità), che l'informazione italiana sia in mano alla sinistra e che siano tutti comunisti, quando nel Pd si prendono a pugni per la parola "Compagni" (vedi Deficit intellettivi).
Se tutto ciò non dovesse bastare, lo ricorderete per le migliori gaffe internazionali del mondo, per aver avuto un mafioso come stalliere, per essere uno degli uomini più ricchi d'Italia.
A questo punto, non può non essere chiaro.
Sappiate, però, che ci governa.

12 febbraio 2011

constat'azioni.

nel giro di pochi giorni mubarak si è dimesso ed è scappato via, ora latita. un membro di stato latita all'estero. stessa storia di qualche anno fa, non in italia, non ad hammamet, stavolta, ma in tunisia, comunque...

...vi ricorda qualcuno?

(vi ricordiamo che la mamma di berlusconi avrebbe fatto 100 anni, se non avesse tirato le cuoia prima. e che gli pteurosauri oggi avrebbero 200 milioni di anni, ma nessuno ce lo dice. neanche il tg5.)

...belli vero?

(non so come mi sia venuto in mente berlusconi parlando di mubarak. non so come mi sia venuto in mente parlando di un dittatore, che aveva il controllo dell'informazione, tutti contro e nonostante ciò non schiodava il suo culo flaccido dalla poltrona in pelle umana che lo reggeva)

ah, lo sapevate che tempo fa hanno inaugurato un piazza dedicata craxi?sì, in memoria del grande st. (dove st. sta per statista, non stronzo, eh)

sono sicuro che al centro ci avranno messo una bella fontana stile trevi, per commemorare il lancio delle monetine.


...e invece è una piazza.

(comunque, tornando a prima, immaginate la scena: berlusconi in egitto. "mr mubarak!")

Io manifesto

Il 13 febbraio in diverse città italiane si manifesterà per difendere la dignità e il valore della donna in seguito agli ultimi avvenimenti che vedono coinvolto il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
Incredibilmente la manifestazione si terrà anche a Benevento. Ed io ho deciso di prendervi parte. Non vi parlerò dei motivi che ci spingono a manifestare il dissenso. Né farò dissertazioni politiche di alcun genere. Non è materia di questo blog, sebbene la "politica", come ebbi a dire qualche tempo fa, nel suo senso etimologico e originario del termine è qualcosa che compete ai cittadini e riguarda tutti gli aspetti della loro vita.
Vi parlerò, invece, di questa mia decisione. E del senso di disagio che mi accompagna.
Per me è un passo più che epocale. Perché non ho mai partecipato a questo genere di dissenso. Non perché non ci creda, ma perché mi vergogno. Ebbene sì. Provo un senso di imbarazzo a sfilare per le strade di una città, gridando slogan, agitando cartelli, muovendomi nel branco.
Figuriamoci se devo farlo per le strade della mia città dove ti conoscono tutti. Dove, prima ancora di metterti in marcia, sanno già chi sei e hanno ricostruito il tuo albero genealogico fino alla terza generazione.
Io ho sempre scritto, detto e dichiarato apertamente le mie idee. Non mi sono mai nascosta. E, forse, il mio snobismo ha contribuito non poco a tenermi a una certa distanza dal confondermi con le masse. Ma qualcosa, stavolta, mi sta spingendo a passare a un livello diverso (superiore? inferiore?).
Sono abbastanza piacente. Sicuramente sensuale. Sono affermata nel mio lavoro e ci so fare. Ho una buona famiglia alle spalle (sebbene di idee diverse dalle mie). E mi sono rotta i coglioni di essere considerata poco meno di un pezzo di carne. O, per dirla con la Littizzetto, una portatrice sana di capezzoli. Sono indipendente ed emancipata. Ho studiato. Pago le tasse (tante). Mi sono impegnata in ogni cosa che ho fatto. E i miei successi, come i miei fallimenti, li devo a me e a me soltanto.
Ma, soprattutto, ho due nipotine che amo alla follia. E non voglio che crescano pensando di doversi vendere per essere prese in considerazione. Che poi quella non sia vera considerazione, questo è un altro discorso.
Lo faccio per loro. E lo faccio per me che - da single incallita - non ho mai permesso a un uomo di "provvedere" a me. Figuriamoci se posso sentirmi rappresentata da qualcuno che denigra costantemente il mio essere prima di tutto un essere umano e poi anche una donna. Inculcando una cultura contro la quale ho già faticato tanto.
Parteciperò e sfilerò come so fare. Indossando i miei tacchi 12 con la borsa abbinata. Probabilmente non griderò slogan. Forse farò la comparsa, nascondendomi un po' tra le altre persone. Cedendo, ogni tanto, a quello che qui si chiama "scuorno". Augurandomi di non incontrare parenti e amici.
Ma farò numero. E terrò la testa alta e lo sguardo fiero.
E a Benevento non è poco...

cheppòi. (4 - e stavolta sono incazzato e scrivo di più.)

cheppòi, io dico, non chiederle le cose, se non sei sicuro, ché sennò fai gaffes e le gaffes non si fanno, no, no, mamma non vuole che si facciano, le gaffes.

"allora cosa faccio?" va' a farti fottere.

tu, le tue domande, e la tua incredula (ma finta espressione) di stupore (del tipo "oh ma davvero?" con bocca aperta tipo urlo di munch, seguita da uno stridulo "mi dispiace" e da un conseguente "com'è successo?")

maccàzzo, dico io, fai due più due, deduci, concretizza il prodotto dei tuoi neuroni, frequenta un corso di potenziamento mentale, leggi il nuovo libro di alfonso luigi marra, ma diocrìstosanto, fatti una - bella - vagonata - di - cazzi - tuoi.

grazie.


11 febbraio 2011

prodotti spettacolari...(2)

...perché per tutto c'è un'app.

roba da pazzi.

tracce/5

ho avuto una botta di adrenalina. e non mi ha fatto male, anzi, un po' mi è piaciuto. anzi, "un po' più di un po'".
non ho fatto paracadutismo, né bungee jumping o come cazzo si scrive, tantomeno una pista di coca.

ho semplicemente messo su questo pezzo. (aldilà di come si pronunci, non è un video porno per microdotati. e perdonatemi la squallida battuta!)


11022011

cose che capitano.

10 febbraio 2011

Unita' d'Italia.....il 17 e i 150.

Per i 150 anni dell'Unificazione d'Italia, il giorno 17 marzo era stata indetta una giornata di festa. "Era", ebbene si, perche' in quel giorno il presidente della Confcommercio Emma Mercegaglia, ha proposto di non perdere preziose ore di lavoro. Proposta logicamente accettata. I lavoratori ricorderanno si l'Unificazione ma dietro il loro bel posto di lavoro, come una giornata normale.
Rimanevano gli studenti, che in tale data, restavano a casa per la celebrazione dei 150 anni dell'Italia Unita. Stamane il Ministro della Pubblica Istruzione Mariastella Gelmini ha deciso che le scuole rimarranno aperte e i festeggiamenti saranno fatti in classe. Yu-uh!
Ora mi chiedo ma giorno 17 anche i politici andranno in Camera o in Senato a discutere di qualche Decreto? Lavoreranno,per quel poco che fanno, anche loro? Saremo uniti almeno in questo?
La risposta la conosciamo tutti..."[...]senza che ciò comporti la perdita di preziose ore di lavoro[...]"

(''[...]Sarà comunque il Consiglio dei ministri a decidere collegialmente come meglio valorizzare questo anniversario[...]'')
Mah!

Farò causa allo Stato.

Ci sono diversi e validi motivi per i quali credo di dover agire nei confronti dello Stato.

1. Art.2 Cost: La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Garantisce. E mi fermo qui.

2. Art.3 Cost: È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, dice? Uguaglianza dei cittadini? Effettiva partecipazione? Dico: leggi ad personam, legittimo impedimento, prescrizioni abbreviate, compravendita di tribunali, stipendio dell'avvocato personale del Presidente del Consiglio?

3. Art.4 Cost: La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
Disoccupazione giovanile vola al 29%.

4. Art.21 Cost: Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Due parole: Editto e bulgaro.

5. Art.32 Cost: La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Forum per il dibattito sul nucleare, ovvero come i Referendum abbiano la valenza di una promessa fatta da un marinaio.

6. Art.34 Cost: La scuola è aperta a tutti. L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.
I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.

Altre due parole: Gelmini e tagli.

7. Art.41 Cost: L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità; sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
E fra iniziativa economica libera e monopoli privati ci passa un mare.

8. Art.53 Cost: Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.
Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

ahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahaahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahah

9. Art.54 Cost: Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle, con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.
Disciplina e onore.



A questo punto, non c'è bisogno che continui fino al 139, propongo di reinviare l'intera persona di Silvio Berlusconi alla Corte Costituzionale.

E se c'è qualcuno che farà causa allo Stato, quella sarò io. E per motivi ben più seri.

Nuovi arrivi.

Sul suo blog dice di non prendersi come "esempio di sanità mentale". E' quindi perfetta per noi.

Da oggi è su Aprovadicrash. Ed è cosa buona e giusta.

Ciao Sara, e in bocca al lupo ;).

I blogger di destra

Non ho mai visto dei blogger - o bloggatori - di destra o che appoggiano il Cavaliere. Come mai? Proviamo ad analizzare i motivi.

1 I pro Premier sono impegnati a guardare le televisioni, esaltandosi con i Tg e gli approfondimenti destristi e avvisando il premier, in caso di trasmissioni disgustose dalla conduzione turpe.

2 I blogger sono riconducibili ad un filone rosso comunista, quindi i destristi guardano con orrore all'idea di farsi un blog.

3 I blogger di destra cercano di nascondersi evitando qualunque argomento politico.

E' vero in effetti, storicamente chi scrive, canta, dipinge o quant'altro è di sinistra, però che non si veda nemmeno un blogger che parli in favore del Presidente, mi par così strano. Che poi, una volta mi sono imbattuto in un paio di blog che appoggiavano un'idea di questo governo, ma sembravano essere stati fatti da un professionista, con una grafica troppo accattivante, immagini studiate e post degni di un laureato in sociologia.

tutte le donne del presidente.


b. è davvero un latrin - lover. ha tutte le donne che vuole, e nemmeno lui capisce come fa. ma cerchiamo di capire chi sono, o chi "dovrebbero" essere.


cinzia molena (quella alla vostra sinistra, e se credete che la mia mente malata abbia scelto apposta quella foto, sì, avete ragione) ha il merito di aver trascorso 46 giorni nella casa del grande fratello. e se dico "grande fratello" non alludo al pene di berlusconi.

imma e eleonora de vivo mi incutono timore. se shining avesse un versione porno-soft le gemelline sarebbero loro.

raffaella fico: una donna che ha conquistato tutti con il suo sorriso (e le sue tutine in lattice rosa, nonché il suo cognome)

siria de fazio: "non sono una escort". pure perché mi chiedo dove dovrebbero mettere la pistola per fare il pieno.

francesca cipriani: *boing*. (in questa foto con florina marincea, altra papi girl: l'alternativa non bionda alla bambola gonfiabile)

raissa skorkina: ma questa da dove cazzo esce???

sara tommasi: oltre ad essere laureata (non in lingue, maliziosi) fa parte della "scuderia mora". in effetti è una gran cavalla.

carolina marconi: altra gf girl. mi ricordo il suo grande curriculum di studi firmato "for men".

(in addiction, come direbbero i british, secondo me chi legge for men ha problemi. soprattutto perché bada alle parti scritte.)

barbara guerra: gelosie. fatevi la guerra, non l'amore.

sabrina began. s.b. ...chiaro no?

marysthelle garcia polanco...grrr. roar. sniff.

angela sozio: ex gf e opinionista de "la pupa e il secchione"...opinionista???

aida yespica: memorabile il suo calendario su gq. e che q.

camille cordeiro charao: non sapevo chi fosse e l'ho cercata su google. e ho detto "ah".

nicole minetti: già lo sapete.

barbara faggioli è una che ha partecipato a "lo show dei record". e non c'entra niente una gangbang.

ludovica leoni è apparsa con la fico a saturday night live e ha partecipato a "la pupa e il secchione 2". ora, mi chiedo: quante ludovica leoni e raffaella fico servono per avvitare una lampadina?

elena morali potrebbe essere la futura madrina di battesimo di mio figlio, un giorno. quindi niente battute.

giovanna rigato, "è di vittorio veneto in provincia di treviso. neolaureata, è in cerca di occupazione": così recitava la didascalia di presentazione dei concorrenti GF6. beh, direi che si sta tenendo occupata bene.

miriam loddo è l'ex corteggiatrice di francesco arca (uomini e donne). una che in ginocchio, quindi, è abituata a starci.

alessandra sorcinelli ha fatto prima la meteorina, poi era la madrina di "affari tuoi". ora sono cazzi suoi.

manuela e marianna ferrera, sono altre due gemelle. per capire chi tra loro e le de vivo la spunterà, propongo una lotta lesbo nel fango.

e altre...

("quasi" tutte le donne del presidente. mi auguro - lo spero - che ne siano molte, ma molte di meno. pure perché, sennò, quanto spenderebbe per essere "pimpante"?)

9 febbraio 2011

tracce/4

immaginate una sera di una manciata di giorni fa, con l'aria umidiccia e le gocce sul parabrezza dell'auto, in ritorno da un'ottima serata con ottime persone, su una strada illuminata da quelle lampade tendenti al rossiccio che contribuiscono a dare un'aria molto sconsolata alla già vuota cittadina infrasettimanale alle ore tre antimeridiane.

io, la città, la macchina e i camion dell'immondizia. e la pioggia.





8 febbraio 2011

Grande Fratello chiuso

Uno stuolo di perbenisti, proibizionisti e religiosi ha ottenuto la chiusura definitiva del Grande Fratello. Non potrà più essere riproposto nei prossimi anni.






Adesso che vi ho illuso con una notizia positiva, vi darò mazzate. La prima è che vi ho detto una balla, perché le persone menzionate sopra sanno far chiudere solo quei pochi programmi che mi piacciono. Prima che vi riprendiate dalla delusione, aggiungo che ieri è arrivato il tragico annuncio che il GF durerà 10 settimane in più. Adesso potete svenire dallo shock.

timide ragazze.

sara tommasi (una foto al naturale qui) si da un gran da fare per andare in tv (l'ho sentita al tg, non c'entro niente). ma questo lo avevamo già intuito.

laureata alla bocconi (e niente battute) si è distinta con centodieci e lode, più bacio accademico (senza lingua) in economia. e i soldi saprebbe amministrarli bene.

le sue doti intellettuali però dobbiamo riconoscerle: ha "scritto" un bel calendario. non trovate?

musicalmente e concettualmente corretto. (considerazioni)


come diceva caparezza (ma poi non lo diceva, era semplicemente il titolo di una sua canzone) più va avanti e più mi accorgo che jodellavitanonhocapitouncazzo.

io a quest'ora, sarei dovuto diventare un kebabbaro. vabbè, vuoi mettere la puzza di cipolla, salse, ketch - majonè, 'nzalat e storpiature linguistiche delle componenti culinarie varie ma, comunque, sicuramente avrei avuto un lavoro garantito.

essennò dovevo fare la mignotta.

7 febbraio 2011

leggere le avvertenze contenute nel foglietto illustrativo.


ok tra una settimana esatta è san valentino. il primo (o la prima) che me lo ricorda me lo (la) inculo.

(nulla di personale, eh.)

Le perle contro l'inquinamento

Ormai è un classico: arriva fine gennaio e il PM 10 è alto, da mesi. E allora ecco che i politicanti devono far vedere che fanno qualcosa. Prolungare le metro non si può perché mancano i soldi - sempre -, mettere i bus a metano giammai. Adesso a Milano cominciano pure a diminuire le linee dei tram a favore di inquinanti autobus.

Ma qualcosa si deve far vedere al popolo e così vai di perle anti inquinamento. La prima è un classico: un bel blocco del traffico per 1 - sì uno intero - giorno. Anzi, per 12 ore, in un giorno come la domenica in cui il traffico è basso. Di solito i vari assessori sono stati fortunati perché gli anni scorsi dopo questi blocchi pioveva. Loro ovviamente non davano il merito dell'abbassamento alla pioggia ma al loro fantastico provvedimento.

Solo che ops, quest'anno su Milano c'è un tempo comunista che non vuole aiutare i nostri "eroi". E allora agiamo sul riscaldamento: questa già è un'idea interessante. 1 grado in meno a tutte le stufe: solo che ci sono case dove le temperature sono già basse e lì si comincia a battere i denti; in altri posti invece sembra di stare ai tropici, nemmeno si accorgono del grado in meno. Non sarebbe meglio controllare che chi tiene la temperatura troppo alta la abbassasse ai livelli di legge? Magari qualche ghisa invece di multare le auto in sosta vietata potrebbe invece fare un giro degli uffici.

Ma la perla vera è quella di spegnere la caldaia un'ora. Un po' di ABC sulle caldaie: se io a pomeriggio spengo un'ora la caldaia, l'ora di guadagno me la brucio quando vado a riaccendere, dato che le caldaie emettono più fumi all'accensione rispetto che a regime. Allora per un'ora non so quanto vale la pena spegnere. Si vede che i nostri "eroi" non hanno dimestichezza con le caldaie.

Ma penso che la perla delle perle. quella che merita la corona, arrivi da Saronno, dove per un mese saranno istituiti i limiti a 30 km/h per le vetture. Mmm, per andare a 30 orari mediamente o tengo la 30 con l'auto che sembra un trattore per quanto è giù di giri, oppure tengo la seconda col motore che comincia a girare. Ma soprattutto se io per fare 10 km, impiego più tempo perché devo andare da A a B, quindi tengo l'auto accesa più tempo. Quindi? Esatto, ci siamo capiti. Devo infierire? No dai non me lo fate fare, eh va bene. Cosa succede quando le auto vanno piano? Si creano code, quindi ingorghi, quindi? Scacco matto.

Per favore assessori, io so che tenete alla nostra aria, ma piuttosto che inventare queste perle, lasciate tutto com'è che forse è meglio.

6 febbraio 2011

tappe.

ci sono situazioni che uno non può evitare.

ci sono luoghi che uno deve poi visitare.

persone da cui inevitabilmente fuggire.

ansie indissolubilmente da fugare.

posti in cui fermarsi.

momenti riflessivi.

soste della vita.

checkpoints.

tappe.



come quella volta che mi venne

una

irrefrenabile voglia

di...

...andare in bagno.

(magicamente la misantropia, la voglia di solitudine e lo spirito di esplorazione svanirono. misteri.)

5 febbraio 2011

cheppòi. (3)

cheppòi è bello quando ti raccontano qualcosa da ridere su qualcuno (cheppòi è effettivamente da ridere anche il tizio in questione) ma è brutto incontrarlo e smascellarsi di fronte a lui, mentre gli stai parlando.

(dai, però. a tutto c'è un limite. ho visto cose veramente ridicole.)

4 febbraio 2011

Palloncini sgonfi.

Ti ho regalato parole come se fosse ogni giorno il tuo compleanno.
Ora, della festa, sono rimasti solo gli auguri.
Tanti auguri.

Presentazione

Eccomi qua, Paòlo si presenta ai lettori di questo blog quale nuovo collaboratore. Eeh, il primo post è importante, già vedo i lettori pensare "Ma chi è sto pirla? Vediamo che scrive, se non mi piace salto i suoi post". Quindi è importante presentarsi bene.

Di che parlo? Mmm, politica? No per carità che poi partono i comizi e magari arrivano telefonate che dicono che sono spregevole, turpe e ripugnante. Allora parliamo di calcio? Nooo che poi parte il bar sport, scannamenti su rigori non dati, pugni non puniti e quant'altro.

Cavolo, allora cosa dico? E' già il terzo capoverso e non so ancora cosa scrivere. Raccontiamo una barzelletta allora, tipo la sapete quella di Orchidea? No, mm, meglio evitare va. Eh sì, il primo post penso sia sempre critico, non sai mai con cosa iniziare. Al tempo col Paòloblog ci ho messo due anni per capire di cosa parlare, insomma non sempre prendo decisioni velocemente. Tuttoggi mi chiedono "Ma Paòlo, nel tuo blog di che parli?" ed io in risposta faccio un mezzo sorriso e gli dico "Di tutto, tranne che di musica".

E così, quando oggi mi diranno "Complimenti, ora sei anche in A prova di crash, di quali argomenti ti occuperai?" io con il mio solito mezzo sorriso risponderò "Ma tu non hai di meglio da chiedermi ogni volta che mi vedi? Leggi il blog e basta.".

Nuova gente, nuovi post, stesso blog.

Diamo il benvenuto ad un nuovo membro della nostra famiglia, e come sempre siamo felici di accoglierlo. (E la cosa bella è che non siamo una comunità di tossici ;) )

In bocca al lupo.

(Ha anche un altro blog, qui)

tracce/3




io odio il lunedì.
il martedì è insipido.
mercoledì è un giro di boa.
(anche se poi il giovedì è quello vero e proprio)
ma poi, poi arriva il venerdì.


ma tu guarda un po' (anzi vedi).

è stato bello stasera tornare a casa, perché dopo tanto che non accadeva ho alzato lo sguardo e ho visto le stelle.

(perdonatemi la poesia. ora ci dormo su e appena sveglio tornerò il solito stronzo.)

3 febbraio 2011

è un periodo di stasi. (anzi "statico", dannazione)


la vita è un insieme di prove che vanno affrontate, e quindi superate.
è bellissimo riuscire a farlo, ed è stupendo sapere che andra sempre così.

quasi.
andrà sempre così, tranne quando seialquintodiuniversitàvorrestiandartenedalìalcontrariodicomediceviappenaarrivatoeoranonlodicipiù perciò:

vaffanculo, è la settima volta. la prossima fammelo passa 'sto cazzo di esame, sennò troverò il modo di farmi piacere il sesso anale e venderò il mio orifizio. anzi, meglio, venderò il tuo. e non sarà piacevole.


(si scherza. buona giornata.)

2 febbraio 2011

agrodolce/37

nella vita, c'è chi l'ha fatta sporca, e ne è uscito pulito, e chi l'ha fatta pulita ma ne è uscito lurido. ecco, il trucco è ricordarsi la carta igienica.

1 febbraio 2011

E poi giri, non al primo semaforo, nemmeno al secondo e tantomeno al terzo.

Non è poi così complicato formulare delle leggi valide universalmente, soprattutto se si lascia da parte la Fisica e ci si sofferma sul comportamento umano. L'atteggiamento di un uomo a volte è più prevedibile, scontato e ripetitivo di un moto rettilineo uniforme.

Una delle ultime mode è quella di ascoltare la musica dal cellulare, senza cuffie, e soltanto se si è circondati da persone con l'udito ben sviluppato. E' un comportamento tipico di chi possiede cellulari di un certo livello, perchè chi ascolta la suoneria monofonica della Nokia non è ben visto dalla società.
Proprio ieri ho avuto l'onore di sedermi vicino ad un ragazzo con il tipico atteggiamento da galletto di periferia. Neanche il tempo di togliermi la sciarpa che subito attacca con questa musica rozza. In un primo momento penso di potermici abituare, un po' come con l'odore di fogna o la depilazione inguinale. Il fastidio più o meno era lo stesso. 
E invece no, niente da fare.
Tutto questo mi ha portato a formulare una legge, applicabile su gran parte del suolo italiano, sopra o sotto il livello del mare:


Un soggetto A che rende partecipe il soggetto B di ciò che sta ascoltando:
1- sta ascoltando musica del cazzo.
2- è un cafone.
3- non morirà di vecchiaia.




Erano altri tempi, era altra musica, era un altro film.

cheppòi. (2)

cheppòi alcune (poche) persone non capiscono che certe (rare) volte non me ne frega una beneamata mazza e invece dico "ah, dai! ma serio?"

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