Oggi pomeriggio la ragazza cui faccio ripetizioni di italiano mi ha
chiesto di studiare insieme educazione civica. Non credevo alle mie
orecchie: ai miei tempi, i prof ci facevano acquistare costosi libri di
educazione civica, che rimanevano avvolti nel loro cellophane per tutto
l'anno.
Poi è arrivata la commozione, nel leggere come *dovrebbe* funzionare uno Stato e pensare invece a come va veramente.
Credo
che a noi manchi l'educazione, il pensare ai nostri limiti nel rispetto
dei diritti altrui piuttosto che ai nostri diritti e basta.
Sabato
sera ero fuori da teatro ad aspettare alcune amiche; appoggiata alla
balaustra, chiacchieravo con un'amica da un po'. Ad un certo punto
arriva una tizia, si piazza di fianco a me e accende una sigaretta. Il
fumo mi arriva in faccia: cortesemente le manifesto il mio disagio e
altrettanto cortesemente le chiedo se può spostarsi più in là. Questa mi
guarda come se le avessi chiesto un rene e mi dice che se il suo fumo
mi dà fastidio, allora tocca a me spostarmi. Non gliel'ho mica data
vinta: io ero lì per prima, lei è arrivata per esercitare un suo
diritto, non un dovere, diritto che crea fastidio a me (come potrebbe
crearlo ad altri), diritto pure nocivo (lei sarà libera di prendersi un
cancro, io ho il diritto di evitarlo se posso). Io le stavo chiedendo
una cortesia, lei pretendeva di impormi una sua scelta personale. Si è
spostata, borbottando contro di me con la sua amica.
Negli
Stati Uniti Apollo ed io siamo rimasti sconvolti da un'usanza stradale:
capita che strade a due corsie per senso di marcia all'improvviso
debbano restringersi a un'unica corsia per senso. Questo costringe i
veicoli più veloci a stare dietro a quelli che non raggiungono il limite
di velocità, provocando rallentamenti. Lungo questi tratti a un'unica
corsia si aprono degli spiazzi sulla destra, come le piazzole di sosta
delle autostrade: qui i veicoli più lenti che si accorgano di essere
seguiti da altri veicoli accostano e lasciano fluire il traffico, poi
ripartono. Non serve che tu faccia segni particolari, lo fanno e basta.
Qui in Italia un sistema del genere fallirebbe in partenza.
Negli Stati Uniti, la signora del teatro si sarebbe profusa in infinite scuse.
PS: sì, sono tornata!!! Sennò paòlo mi tira le orecchie...
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21 maggio 2012
31 gennaio 2011
Piacere mio.
Io mi sopravvaluto un sacco. E' colpa delle recenti batoste. Mi hanno picchiata talmente tanto che ora i lividi saltano fuori senza un perchè. Evidentemente prima non trovavano spazio. E non credo di essere bella. Non credo di essere bella vestita di lividi. Devono avermi colpita anche in testa, perchè non è ancora del tutto apposto. Un giorno decisi di cercare una distrazione dalle ferite tetaniche del mio corpo. Non che pretendessi la loro rimarginazione, ma le cicatrici le avrei portate con orgoglio. E' il sangue che scorre che non mi va giù. E' dolce, di quelli che piacciono tanto alle zanzare. Che poi, in fondo, mi danno un'aria da donna vissuta, così cerco di perdermi in racconti pseudoveritieri, nei quali mi atteggio a miracolata, a donna forte dei film che supera il cancro. Il 93% delle donne ce la fa. Poi, il 7% prende il sopravvento e se ci pensi sono sette su cento e non è mica poco. Io e le mie sei compagne di viaggio ci dimeniamo per dimenticare da cosa siamo afflitte. Sono simpatiche, nonostante la mia misantropia bukowskiana. E ci sto bene con la gente, finchè non mi si rinfacciano i miei difetti. Che saranno pure tanti, ma non sono così gravi, credo. Io do peso alle parole che scrivo, non a quelle che dico. Sarò pure strana, ma fa parte del pacchetto e nessuna legge a favore del consumatore ti legittima ad azioni recuperatorie. Semmai dovrebbero permetterla a me. Io mi rivoglio indietro. Chiamiamola ripetizione di indebito. Chiamiamola in termini giuridici che, si sa, quelli sono un sacco oggettivi, soprattutto se sai come usarli. Quanto è denigrante saper confondere la gente con le parole, per poi essere presa in giro dalle stesse usate da qualcun'altro. E' che uno crede che ci sia bisogno di un titolo per poter fare le cose. Ci sono talenti naturali sparsi ovunque.
E tu quanto sei bravo a fare il mio mestiere?
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