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2 gennaio 2011

c'era una volta vasco (titolo da favoletta da fan e, invece no, è qualcosa di diverso.)

(ho passato due giorni in una sorta di stato che definirlo meditazione è riduttivo. ho pensato un po' per me stesso e a me stesso. e ne uscito fuori questo pezzo che, credetemi o no, con vasco c'entra poco e niente.)



c'era una volta vasco.

il grande vasco. non quello di oggi pieno di spot e riportini e luoghi comuni e "te, me, se, eh".

c'era il vasco che non aveva un cazzo di estensione ma come cantava lui non cantava nessuno.

c'era il vasco di tante belle canzoni, canzoni vere, canzoni che a volte sì, sapevano di ago in vena, ché l'eroina l'hanno provata in molti nel rock e lui ci ha perso pure un amico per quella merda.

c'era il vasco graffiante, il vasco che era un anti status symbol, il vasco che se tu ascoltavi vasco eri rock.

poi vasco è andato a puttane. probabilmente ci sarà stato anche prima,vabbè.

beh, dal momento in cui ha cominciato a starnazzare sui luoghi comuni, discograficamente parlando, non ha avuto più timpani per me, anche se da buon fan un paio di peccatucci li ho fatti.
ma ora vi voglio parlare di una canzone del vasco "buono".
vi parlo di "vivere", ché la vita non lo so come va, ché ho ventitrè, ventitrè dico ventitrè anni e sono ancora troppo pochi per raccontarli, e quando nascevo io appena cinque o sei anni dopo sarebbe arrivata quella canzone. ma la apprezzai in seguito, ché io, per fortuna o per mia sfortuna, guardo indietro, nel passato. in particolare quello che faccio, oggi, è soffermarmi su una frase: "oggi non ho tempo, oggi voglio stare spento", per introdurvi un paio di concettini.




27 dicembre 2010

meet me in montauk.


l'altro giorno ero in macchina, aspettando che arrivasse una persona e poi, poi mi sono accorto di quanto il tempo passi velocemente. ma la memoria resta. ed è giusto così. no?


12 dicembre 2010

abitudine.

appuntamento domenicale.

ancora una volta nel letto.
ancora una volta con un po' di mal di testa.
ancora una pausa dopo aver messo, giusto per non sentirsi in colpa, la testa sui libri, quando volentieri avresti voluto tenerla sul cuscino.

portatile in braccio scrivo questo post, come quasi ogni domenica. abitudinario? può darsi. ma ciò non significa che faccia schifo. personalmente la buona abitudine non è, a mio avviso, quella di "mangiare uno yogurt al giorno" oppure qualsiasi cosa dalle proprietà organolettiche diverse da zero, per me la buona abitudine è qualcosa di molto meno complesso: è qualcosa che ti piace, che ti fa stare bene.

c'è chi corre.
c'è chi scrive.
chi va a defecare ogni mattina alla stessa ora.
c'è chi canta.
c'è chi fa venti flessioni, chi ne fa cinquanta.

quale di questi hanno una buona abitudine? tutti. c'è anche quello che fuma alle otto di mattina. per me anche quella è buona abitudine (che è diverso da corretta, la correttezza è oggettiva, la bontà è soggettiva).

vabbè. chiudiamo qui la discussione filosofica. oggi il mio pezzo della giornata, che credo assumerà un tenore abbastanza stupido, è questo. enjoy.




8 dicembre 2010

30 anni.


30 anni fa, esatti, a quest'ora, mark chapman non aveva un cazzo da fare che aggirarsi nei pressi della 72° nell'upper west side a new york con una pistola in mano per conficcare 4 su 5 colpi nel corpo di john lennon. ad ogni modo, anche se il quinto colpo non andò a segno, non cambiò nulla, il risultato fu lo stesso. tuttavia ne sarebbe bastato, purtroppo, uno solo a recidergli l'aorta.

chapman disse "ehi, mr. lennon! sta per entrare nella storia!" prima di sparargli, ma si sbagliò. lennon era già entrato nella storia e, mr. chapman, mi dispiace, ma il tuo omicidio fu totalmente inutile.

ah comunque, mr. chapman, tu sì che sei un fervente cattolico, come ti professi eh, bravo, eh, complimenti, eh, sono senza parole. io il mito lennon non l'ho potuto vivere, ed è stata anche colpa tua se la sua conoscenza è avvenuta solo tramite fogliettini, cd, cassette rubate, web e cazzate con meno personalità di quanto possa essere qualsiasi materiale di un artista ancora in vita (e badate, non scrivo vivo, ché lo è ancora). e comunque, mr john, anyway you are, R.I.P.


beck's (non la birra.)

caro beck, quando ascoltavi i korgis, e poi cantavi questa qui, avevi proprio ragione: everybody's gotta learn sometime.

21 novembre 2010

the show must go on.

qualcuno mi faceva riflettere l'altro giorno, dicendo che sarebbe stata un'ipocrisia cancellare i ricordi.
in effetti è una cazzata, farlo, bella e buona.
in effetti il ricordo è qualcosa che non c'è più.
in effetti, il ricordo è qualcosa che non c'è più, che c'è stato, che ti ha fatto crescere.
in effetti, il ricordo è qualcosa che non c'è più, che c'è stato, che ti ha fatto crescere, che ti ha colpito ma che ora è svanito ed è giusto così.
d'altra parte brian, quando scriveva all'inizio per freddie "the show must go on" voleva pure dire qualcosa...o no?




30 ottobre 2010

storie da macchina (o meglio "a casa").

la macchina ha il proprio fascino. e non mi riferisco al fatto che c'è differenza tra il portare lo "spiderino" di turno o la mia fiat uno, mi riferisco a qualcosa di un po' meno materiale.
la grande verità che vi sto per annunciarvi è che la macchina ha il potere di farci sentire a casa nostra. una casa su quattro ruote, senza aver bisogno del camper. cosa fai in una macchina? mangi, bevi, dormi, ehm... vabbè avete capito, parli, ascolti, e poi che fai? canti. sì, canti.
le migliori cantate me le sono fatte avendo come pubblico la plancetta della macchina e il parabrezza, e con strumentazione a base di autoradio. tutto questo per dirvi che, l'altra sera, torno a casa e vedo, attraversando la strada, una ragazza che in macchina cantava "ho imparato a sognare" dei negrita e sul momento del "...non smetterò..." ha chiuso gli occhi e ha sorriso. e ho sorriso anche io.

(ipotesi remota: dopo aver visto inception, e se quello che ho vissuto fosse solamente la proiezione di un mio ricordo, e non la realtà? quel film mi ha fatto male, per la cronaca, sì, sì. ne sono convinto.)

15 ottobre 2010

cassetti della memoria (comprati a ikea)

sapete, ci sono degli scomparti in quel cervello lì, che noi tutti (ebbene sì, noi tutti) abbiamo, che chiamiamo "cassetti della memoria". alcuni li chiudiamo e ci sbarazziamo della chiave in maniera molto molto semplice, altri li lasciamo aperti, altri che è la chiave stessa che vuole riaprire il cassetto e dobbiamo assolutamente sbarazzarci di quella chiave lì (tipo frodo nel "signore degli anelli", lo so, ho detto una nerdata, ora mi comprerò un paio di occhialoni tipo questi qui).
vabbè, senza divagare, ho aperto in un momento ben preciso tra quelli appartenenti al passato prossimo uno di questi cassetti e ci è uscito fuori un coniglio! no, che ci voleva uscire da un cassetto della memoria, se non un ricordo? (lo so, siete delusi, volevate il coniglio).

comunque. quando ero un adolescente con una incubante (nel senso che "fermentava dentro di me" e che mi dava gli incubi) acne giovanile ero solito riunirmi con un gruppetto di gente e a volte si faceva giochetti un po' frivoli, per passare il tempo, ché il motorino non ce l'avevi ma in compenso aveva tanta voglia di cambiare il mondo e di ascoltare musica. let me introduce: il gioco delle lettere...[sigla musicale anche un po' 20th fox] funziona così: ho l'alfabeto, e ad ogni lettera gli scarico su un qualcosa relativo ad un argomento prestabilito. noi lo facevamo con la musica. e il gioco era "artista album canzone". (se volete fermarvi al "racconto", fermatevi pure, vi risparmio una lunga lista di buona musica, a parer seppur modesto mio...)

- a -

alanis morissette / a day at the races (queen) / a great day for freedom (pink floyd)

- b -


- c -

cure / closer (joy division) / colpo di pistola (subsonica)

- d -

doors / dummy (portishead) / dreams come true (hammerfall)

- e -

europe (per tutti quelli che conoscono solo "the final countdown" e "carrie", no, non hanno fatto solo queste) / emozioni (lucio battisti) / empty spaces (pink floyd)

- f -

faith no more / falling into infinity (dream theater) / faithfully (journey)

- g -

goo goo dolls / gish (smashing pumpkins) / greed (amorphis)

- h -

hammerfall / hi-fi/sci-fi (dramarama, non li conoscerete, ma procuratevelo in una qualche maniera, ché quel disco lì è proprio un bel disco) / hearts on fire (hammerfall)

- i -

iron maiden / innuendo (ultimo, grandioso album, dei VERI queen) / i wish (skee-lo)

- j -

jamiroquai / just push play (aerosmith) / jeremy (pearl jam, video bellissimo...)

- k -

korn / karma (album dei kamelot, dovrebbe valere doppio!) / keep yourself alive (sempre loro, sempre i queen)

- l -

last goodnight (avrei detto led zeppelin, ma un po' troppo facile no?) / la domenica mattina (matrioska) / L.O.V.E. (non l'originale, quella cantata da joss stone, una delle poche soul women che vorrei vedere oltre che sentire eh eh eh)

- m -

troppo facile, metallica / metropolis pt. 2 (dream theater) / more than words (extreme)

- n -

no doubt / nome e cognome (bleah, il peggiore di ligabue) / no promises (shayne ward, quando un cantantino pop caccia fuori anche qualche bel pezzo)

- o -

ol' dirty bastard (baby i've got'cha money!) / ozzmosis (mitico ozzy!) /ore e giorni (persiana jones...sono un gruppetto ska punk bravini...)

- p -

panthera / portishead (omonimo) / pink (aerosmith)

- q -

queen (troppo facile, di nuovo!) / queen I (omonimo) / quella che non sei (ligabue)

- r -

radiohead / riot act (pearl jam) / resta cu' mmè (pino daniele)

- s -

stone temple pilots / silence is easy (starsailor, hanno una voce molto particolare) / shine on you crazy diamond (i mitici pink floyd)

- t -

the electric light orchestra / the number of the beast (iron maiden) / the trooper (per coerenza, iron maiden)

- u -

u2 / ummagumma (pink floyd) / under my skin (frank sinatra!)

- v -

velvet underground (hey baby, take a walk on a wild side!) / vol. 3: the subliminal verses (quei teneroni degli slipknot) / vermillion (parte 2, ché è più dolce, sempre degli slipknot)

- w -

wham! / what's the story (morning glory?) (oasis) / why does my heart feel so bad (moby)

- x -

XX (trip hop, provateli!) / x&y (coldplay) / xxx (negrita)

- y -

yes / yield (pearl jam) / you (radiohead)

- z -


[per chi ce l'ha fatta a leggere tutto questo, buon ascolto. ah, un'altra cosa: non ho mai perso, a questo giochetto qui.]

9 ottobre 2010

un paio di converse da diecimila lire, del mercato. (due caffè e una capanna.)

"ci fermiamo qui?"
"perché no, carlo, dai."
passò qualche minuto e arrivò la tizia degli ordini.
"due caffè?" (carlo)
"due caffè." (chiara)
"due caffè..." (carlo)
"due caffè. (la tizia degli ordini).
(trenta secondi di pausa.)
"bene. ora siediti ed ascoltami. sono qui, davanti a te, ed un po' la cosa mi da' i nervi e i brividi, ché nonostante queste parole le abbia studiate e ristudiate ora non mi vengono proprio. ho un blocco in gola. le mie corde vocali sono a traffico limitato."
"dimmi, carlo, dimmi."
"beh, non è semplicissimo. non avevo voglia di caffè. ho troppa caffeina addosso e nelle vene. sono diventato uno sponsor ambulante della mokambo (che, in aggiunta, per me la mokambo fa anche un caffè che fa schifo...tu non lo bevi senza zucchero e un po' tutti i caffè così sono mascherati, ma il mokambo fa proprio schifo eh...)"
"mi hai chiamata per farmi una lezione sui pregi e difetti del caffè?" (e intanto arrivarono e sbrigò lui la questione del conto, non senza un acceso dibattito sulla parità dei diritti femminili e quindi la rivendicazione di chiara dell'offerta del caffè. quel giorno, intanto, a malincuore, non aveva il diritto di pagarlo, quel caffè. eravamo rimasti? ah, si "una lezione sui pregi e difetti del caffè?")
"no."
"...immaginavo eh. arriva al punto." (pausa "celentaniana", accompagnata da un bicchiere d'acqua buttato giù, manco fosse whisky)
"ascolta, è un po' di tempo che ci conosciamo. e ci siamo conosciuti in un modo strambo. la voglia di blog che ho stampata in faccia ha portato frutti marci e buoni. tu sei uno di questi".
"un frutto marcio?" sorrise.
"no, chiara, non fare la scema" sorrise anche lui. "un buon frutto. un frutto dolce". (carlo si sentiva un po' sdolcinato in quel momento...che gli stava succedendo?). "ascolti i pain of salvation?"
"i pain of salvation? carneade, chi era costui?"
"odio quella battuta e odio quel romanzetto."
"stiamo parlando del primo romanzo della storia, porta rispetto".
"sì, vabbè, ora non fare come roberto, che non mi fa parlare, ché già è difficile".
"beh, dai, dicevi?" (con un tono tra il sarcastico e l'interessato).
"dicevo che questi qui, questi pain of salvation, hanno fatto una canzone bellissima. si chiama second love."
"...e quindi?" (sembrava gli volesse tirare fuori le parole di bocca)
"beh sai in questa canzone c'è lui che da quando se n'è andata non riesce più a dormire, e si tormenta e..."
"roba allegra, quindi..."
"eh." (infastidito variegato triste e con crema allo "sguardo in basso".)
"vai avanti."
"bene. quel tizio lì sono io. io non dormo più la notte. ormai vado avanti con le canzoni. da samuele bersani ai pain of salvation passando per tracy chapman, arrivando persino a toccare gli slipknot (sì, lo so, sono brutti, sporchi e incazzati, ma sotto sotto sono dei teneroni...)"
"...non li conosco."
"li conoscerai."
"il piacere sarà mio." (carlo adorava l'ironia di chiara)
"ok, allora, le cose stanno così: la notte io non dormo. e penso a te. io sto davanti al pc e penso a te, per strada cammino e penso a te..."
"...versi inediti di battisti?"
"finiscila. ché già è difficile. mi sento un brufoloso quindicenne in questo momento. anzi, i quindicenni di ora sono un po' più sfacciati. mi sento un brufoloso quindicenne degli anni novanta. ho sotto questa polo una camicia a quadrettoni di flanella e sotto a questi jeans un paio più malandato e candeggiato accompagnato da un paio di converse (le scarpe di pippo, non quelle di ora, quelle che prendevi a diecimila lire al mercato, per intenderci)... il punto è che...io mi sono accorto che tu sei diversa. sei diversa da quell'altra. sei diversa da tante altre. e sei anche diversa da me, anzi non diversa: sei complementare. e io ero rimasto a metà, ché l'altra metà se l'era portata via un'altra persona, rubandola e senza nemmeno chiamare per un eventuale riscatto, ma poi sei arrivata tu con la tua "personalità e mezzo", e mi hai riempito. cerco di essere meno da "via col vento" possibile, non mi piace il patetismo, ma sostanzialmente c'è il fatto che tu mi piaci" (e improvvisamente carlo si sentì il viso pieno di acne giovanile)
"mi sono spuntate le trecce, mi è venuto fuori un grembiulino e le gambe storte, mi sento un po' bambina, sai?"
"non voglio essere infantile e non voglio che tu ti senta trattata in questo modo"
"no, non voleva essere una critica. è solo che...solo che non mi lasci indifferente come un soffio di aria che mi sfiora e dopo di che rimane nulla (che poetessa, vero?), neanche il ricordo di quel soffio. è che sei un po' di più di un soffio d'aria. ma io non so chi sei. io non posso dirti di conoscerti. qualche mese non può farti conoscere solo che un pezzo di quella persona."
"ascolta, chiara. io non mi sto mettendo ai saldi. non nascondo i difetti di fabbrica del prodotto per poter essere comprato dalla prima persona che passi. io sono un pezzo fuoriserie, solo per te. e non voglio che nessun'altra mi prenda."
"wow."
"wow? mi stai prendendo in giro?"
"sì, un po' sì, mi diverte vederti in imbarazzo, ma non sono così brutta dentro per dire che un po' non mi dispiaccia..."
"...e?"
"...e c'è che tu sei diverso dagli altri, e questo lo avevo capito, parlando seriamente. spero solo che la personalità che tiri fuori sulla rete non sia uno "stato d'essere fantoccio", ma che tu sia davvero così...io ora non so che dirti."
(una tonnellata di mattoni in testa a carlo, in questo momento)
"mi stai tagliando fuori?"
"al contrario. io voglio capire meglio chi è carlo."

[due settimane dopo carlo e chiara erano diventati un personaggio mitologico androgino a due teste e un cuore solo...dopo che, una sera, con il pretesto di una cena, come i cani si erano annusati intorno per un paio d'ore e poi era successo quello che era successo.]




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