Disclaimer

Licenza Creative Commons
aprovadicrash by Aprovadicrash is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License.
Based on a work at aprovadicrash.blogspot.com.
Permissions beyond the scope of this license may be available at crashtestbloggers@live.it.
E' consentita la copia del materiale contenuto in questo blog, purché non a fine lucroso, e comunque mediante citazione delle fonti. La proprietà intellettuale resta comunque dei singoli autori. Questo blog non rappresenta una testata giornalistica. Esso viene aggiornato senza alcuna periodicità.

Visualizzazione post con etichetta pensieri. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pensieri. Mostra tutti i post

5 dicembre 2012

Biblioleicofobia



Scrivere: una cosa che mi ha sempre appassionato ma di cui avevo una paura matta, tanto tempo fa. Poi si cresce e si impara ad affrontare certi problemi, per capire se sono tali. E forse lo sono.
Mi sarebbe servito soltanto qualcuno capace di scrivere e con briciolo di pazzia, per poter pensare di aprire un blog. Dopo un minuto passato a riflettere come fare, ci siamo subito arresi. Soprattutto perché il concetto di “aprire” non ci era abbastanza chiaro e ci siamo limitati a creare uno “spazio” con un dominio. Poi mi dissero che così si “apriva” un blog. -“Ah si?”- questa fu la mia risposta.

Avere uno spazio, seppur comune, dove buttare le proprie idee, i propri lamenti, qualche racconto, numerose cazzate e qualche sfogo è un cosa non da poco. Non da poco perché quelle cose rimangono scritte, impresse nel web. Qualcuno le legge, le condivide e forse le fa sue. In quel momento potrebbe rifletterci o semplicemente annoiarsi e chiudere pensando: “sempre le solite cazzate”. Oppure ridere pensando: “sempre le solite cazzate”. O entrambe (a causa di lettori bipolari).

Ci sono momenti in cui in quello spazio si vorrebbe vomitare la propria vita e ci si limita a scrivere qualcosa di piccolo e delle volte in cui, nella vita, tutto gira talmente velocemente che non si ha il tempo per scrivere qualcosa che quel qualcosa è già passato. Così quello spazio rimane vuoto proprio perché la vita gira un po’ per tutti e quel poco che ogni giorno scrivevamo sopra, ora ci sembra passato.

Così che ogni giorno che passa vedo quello spazio vuoto e mi ritorna la paura. La paura del foglio bianco, quella vecchia fobia che avevo anche a scuola, quando il professore di turno ci propinava quel tema a piacere di cui non me ne fregava una fava.  Quella paura che per un periodo avevo superato, avevo sconfitto e di cui ogni tanto affiora.

Ebbene si ho paura dei fogli bianchi. 

29 marzo 2012

Nuovo file di testo



Ogni tanto devo scrivere qualcosa, sembra un po' come liberare quel qualcosa che hai dentro e che dai uscire quando appoggi le dita sulla tastiera. Me lo dico sempre così spesso: devi scrivere. L'altro mio collega annuisce in silenzio o semplicemente con un "eh". Il problema spesso e' dare contenuto a quel foglio, farlo diventare intriso di pensieri, scrivere una frase che poi darà la melodia a tutto. Nel trovarla spesso non fai altro che pensarci e ripensarci senza sosta trovando solo parole vuote o frasi senza logica. Delle volte vai alla finestra (per chi ne ha una, c'e chi ne ha due o anche più) e aspetti che quell'idea possa arrivare dal cielo o da chissà dove. Poi si prova a buttar via un incipit, sperando nel buon senso della logica. Ma nel rileggere si cerca di capire dove vadano quelle quattro parole messe in croce. Da nessuna parte. E da nessuna parte arriva qualcosa. Allora chiudi gli occhi e sogni, pensando ad altro e sfruttando il flusso dell'immaginazione. La si libera, ma anche quella che fino a poco da aveva galoppato all'impazzata, sembra si sia fermata come davanti ad una scarpata, rinunciando a proseguire. Fatto sta che il foglio è bianco e le mani appoggiate sulla tastiera hanno usato principalmente un tasto. Backspace. 

10 novembre 2011

Verba Volant




- Scrivere e' il miglior modo per capire che emozioni ti passano per la testa, in quel momento. Che provi a leggerli a distanza di tempo, ricordi il tipo di emozione che aveva intrappolato quelle parole e il perche' era riuscito a sciegliere solo quelle. A voce, molte cose si perdono, molte non vengono sentite ed altre vengono solo accennate, per perdersi in un'altra divagazione. Il filo logico della lettura intrappola tutto. Cosi' in un post puo' trovarci posto una polemica, un'idea, una storia, un racconto, una descrizione, una stupidaggine ma tutto con un filo conduttore che finisce senza perdersi.

- ...si, ma questo non e' meglio che lo scrivi?
- Lo faro', ammesso che me lo ricorda, nella stessa maniera in cui  te l'ho detto!
- ...si, ma stavo dicendo...

2 novembre 2011

Solo (in)parte.





Non tutto quel che scrivo e' frutto della realtà', spesso sono pensieri che nascono e poi muoiono senza passare per l'autocensura.

Non tutto quel che scrivo deve essere preso alla lettera, perche' delle volte voglio dire tutt'altro. Leggere tra le righe. O tra i quadretti. Dipende da chi legge.

Non tutto quel che scrivo viene pubblicato subito, spesso passano mesi. Nella speranza di trovare il tempo per riscrivere e il coraggio per pubblicare.

Non tutto quel che scrivo viene pubblicato, delle volte rimane li, su un foglio, come ricordo di qualcosa di sentito ma senza voglia di essere condiviso. 

Non tutto quel che scrivo preclude un motivo, delle riflessioni vengono, e dopo essere state esternate, vanno via, senza troppi problemi. 

Non tutto quel che scrivo prende il tono polemico, forse cerco proprio di evitare queste forme, facendo diventare stupido qualcosa che non lo e'.

Non tutto quel che scrivo rispecchia me...anche perche' io non sono tutto quel che scrivo.

Solo (in)parte.

25 ottobre 2011

Loro




Dicono di essere gentile... 
...peccato che spesso la durezza d'animo rende piu' gentile chi ti circonda.

Dicono di essere umile...
...peccato che nel dirlo gia' non lo si e' piu'. E che se non pensi a "venderti" non lo fara' mai nessuno per te!

Dicono di essere organizzato...
...che cosi' trovi tutto e previeni qualsiasi cosa, togliendoti il gusto della sorpresa che la vita ti da!

Dicono di essere riflessivo...
...portandoti a riflettere su ogni minimo gesto, anche se le cose fatte d'impulso sono quelle meglio riuscite.

Dicono di essere disponibile...
...soprattutto perche' chi te lo dice non lo e', e la tua di disponibilita' serve.

Dicono...senza ascoltarti...dicono.

13 ottobre 2011

Untold Words



Molto tempo fa, quando ancora avevo un sacco di chili in piu' e una montagna di capelli in testa, usavamo, con gli amici, fermarci a parlare, anche di cavolate, seduti su un gradino di una casa per strada. Delle volte ci fermavamo fino a notte inoltrata. Non ci importava cosa sarebbe successo una volta oltrepassata la porta di casa. Si partiva da argomenti stupidi per finire su quelli piu' seri per poi ritornare all'ennesima stupidaggine da commentare. Non avevamo pensieri, e se anche ce ne fossero stati, non erano mai cosi' grandi. 
Ed ora che potremmo stare per quanto tempo vogliamo in giro, per quanti pensieri abbiamo, per quanti potrebbero essere argomento di lunghe conversazioni, per quanto siamo ancora amici non abbiamo lo stesso tempo, la stessa testa e quando ci incontriamo ci facciamo una divertente chiacchierata. Tornando a casa nel nostro indomabile silenzio con tante parole non dette.

23 settembre 2011

Autunno


Cambiano le giornate, piu' nuvolose e piu' buie. Dove il grigiore del cielo mischiato al gioco delle nuvole disegna strane forme, per far divertire l'occhio e la mente di chi guarda. Il vento, che oggi non si placa, si diverte a piegare le cime degli alberi, ad alzare un po' di polvere e a percuotere, incessantemente, contro i vetri di casa mia. Le temperature hanno fatto riprendere le felpe messe via qualche mese fa e cominciato a farti godere del tepore della casa, ora ne' troppo calda ne' troppo fredda. La poca luce che le nuvole irradiano, insieme a qualche raro raggio di sole, rende i colori della natura piu' contrastati, dando uno spiccato risalto ad ogni dettaglio. Ora che l'Autunno non e' ancora cominciato mi accorgo che dell'Estate rimane solo un ricordo, lasciandomi solo delle flebili traccie. I suoi fantastici colori.

21 luglio 2011

Come va



Non sono mai stato prolisso nell'essere me stesso. Mi sono sempre fermato ad una sana e costruttiva sintesi. Soprattutto con le persone a cui non avevo nulla da dire. Mi sembra, delle volte, stupido chiedere "come stai?" se ad entrambi non interessa lo stato dell'altro. Delle volte e' necessario, ma vedo di usarlo in pochissime occasioni. Spesso, avrei tanto da dire, ma per non annoiare chi mi sta di fronte, non dico. Sbagli, direbbe qualcuno. Ma sono fatto cosi'.
Se invece parlo, parlo, parlo e non mi fermo forse e' perche' la persona che ho di fronte non e' unaqualsiasi, ma qualcuno a cui e' importante chiedere "come va?" e rimanere ad aspettare la sua risposta. Sperando sia positiva.

14 giugno 2011

Suspicious



Non era geloso! e che forse non capiva la situazione. Era incontrollabile il modo in cui valutava le situazioni. La lontananza lo snervava. Ogni gesto, ogni movimento era indice di qualcosa di sospettoso, di fortemente sospettoso. Al punto di non fidarsi di Nessuno. E non solo di lui.
Era stupido da parte sua, molti dicevano, ma era questo che lo snervava. Essere giudicato senza che gli altri capissero i motivi. Era impossibile, diceva la sua testa, ma un presentimento seppur stranissimo, balenava nella mente...

Perche' gli ho prestato la mia macchina?

17 maggio 2011

Day by Day


Ci sono giorni in cui rimani a letto, a guardare il soffitto. I pensieri ti scorrono nella testa senza soluzione di continuita'. Fermo e con gli occhi chiusi apprezzi il leggero respiro del silenzio.

Ci sono giorni in cui resti a casa, senza uscire e senza che nessuno riesca a convincerti a farlo. Giorni in cui dedichi tutto il tempo a te stesso, al tuo studio, al tuo divertimento, al totale fancazzismo. Stravaccato e comodo, sia nei vestiti che nei modi, apprezzi il delicato piacere di vivere senza tempo.

Ci sono giorni che hai mille cose da fare, in un tempo alquanto limitato. Cose che hai accumulato e a cui non puoi dir di no. Indaffarato e attivo apprezzi l'amaro gusto delle ore che scorrono senza sosta, come un fiume in piena.

Ci sono giorni che sei in tre nazioni nel corso di 24 ore. Ore che hai viaggiato seduto, in piedi o accovacciato con la stanchezza sempre addosso e le ossa "fracassate". Provato ed esausto apprezzi il dolce sollievo del riposo.

Ci sono giorni che non succede nulla. Ma proprio nulla. Sono in quei giorni che apprezzo meglio gli altri.

(questo post e' stato scritto dieci giorni orsono, in un estenuante viaggio in aereo)

9 gennaio 2011

Cinismo mon amour.

"puoi sopravvivere solo se nascondi la verità alle persone più care: così potrai proteggerle nel caso dovesse andare qualcosa storto."

l'ho sentita in un telefilm cinico e macabro, a tratti.

ma, cazzo, quant'è vero.

ci sono segreti che è meglio che rimangano tali, e in questi casi "be politically correct" se ne va a farsi fottere, ché i sentimenti che alimentano un rapporto sono roba che non appartiene a romanzetti di scrittorini di serie b (che ti insegnano a seguire il diagramma di flusso di un rapporto senza però tener conto che non siamo frutto della loro immaginazione, ma esistiamo veramente, e quindi siamo inspiegabili e imprevedibili).

i sentimenti non sono quella che si chiama fuffa, ma sono una cosa seria. talmente seria che a volte credo di non essere capace di provarne più. e invece, invece, vengo smentito nella peggiore delle maniere, ossia da me stesso: "sei tu a dirmi che non è che non ho sentimenti, imbecille, è solo che non voglio accettarli".

se devo dirvi la verità, questa non è la migliore soluzione, tra le due disponibili. non voglio "aver paura di provare qualcosa". preferisco non provare proprio, piuttosto che essere tramortito dalle mie stesse sensazioni. per cui, cinismo, entra in me, please, in maniera da non aver più segreti per tutta 'sta gente che mi gira intorno, va'.

7 gennaio 2011

prodotti spettacolari...



...perché non c'è mai limite alla solitudine umana.

(ora ditemi, il senso qual è? non sarebbe meglio cominciare ad avere una vita sociale piuttosto che parlare con una macchina, essendo poi consapevoli che comunque l'ultima parola nella conversazione ce l'avrà lei? boh. Ci affanniamo tanto a ricreare l'essere umano, o meglio, la sua intelligenza, ma non abbiamo l'acume che ci permetta di concludere che, sì, forse dovremmo fare un "upload" della nostra personalità).

"Everyone thinks of changing the world, but no one thinks of changing himself." (cit.)

2 gennaio 2011

c'era una volta vasco (titolo da favoletta da fan e, invece no, è qualcosa di diverso.)

(ho passato due giorni in una sorta di stato che definirlo meditazione è riduttivo. ho pensato un po' per me stesso e a me stesso. e ne uscito fuori questo pezzo che, credetemi o no, con vasco c'entra poco e niente.)



c'era una volta vasco.

il grande vasco. non quello di oggi pieno di spot e riportini e luoghi comuni e "te, me, se, eh".

c'era il vasco che non aveva un cazzo di estensione ma come cantava lui non cantava nessuno.

c'era il vasco di tante belle canzoni, canzoni vere, canzoni che a volte sì, sapevano di ago in vena, ché l'eroina l'hanno provata in molti nel rock e lui ci ha perso pure un amico per quella merda.

c'era il vasco graffiante, il vasco che era un anti status symbol, il vasco che se tu ascoltavi vasco eri rock.

poi vasco è andato a puttane. probabilmente ci sarà stato anche prima,vabbè.

beh, dal momento in cui ha cominciato a starnazzare sui luoghi comuni, discograficamente parlando, non ha avuto più timpani per me, anche se da buon fan un paio di peccatucci li ho fatti.
ma ora vi voglio parlare di una canzone del vasco "buono".
vi parlo di "vivere", ché la vita non lo so come va, ché ho ventitrè, ventitrè dico ventitrè anni e sono ancora troppo pochi per raccontarli, e quando nascevo io appena cinque o sei anni dopo sarebbe arrivata quella canzone. ma la apprezzai in seguito, ché io, per fortuna o per mia sfortuna, guardo indietro, nel passato. in particolare quello che faccio, oggi, è soffermarmi su una frase: "oggi non ho tempo, oggi voglio stare spento", per introdurvi un paio di concettini.




24 dicembre 2010

caro mr. santa (non ti chiedo).

caro mr santa,

non ti chiedo la pace nel mondo: è ipocrita e scontata.

non ti chiedo la wii, e neanche la xbox 360, ché non sono prioritarie.

non ti chiedo neanche l'ultimo cd di quell'artista di cui ti parlavo nella lettera precedente, perché sono sicuro che ti ricordi, in quanto possessore di un'ottima memoria: ho già provveduto da solo.

non ti chiedo soldi, non ti chiedo salute (sennò saresti branko con il suo oroscopo del 2011).

non ti chiedo successo, me lo voglio guadagnare.

non ti chiedo carta per scrivere: scrivo già su un pc e sicuramente il risultato è più leggibile dell'inchiostro su foglio che imbratterei, altrimenti, con zampe di gallina qua e là.

non ti chiedo una bella voce, non saprei a chi cantare, né se in questo momento ci sia qualche persona disposta ad ascoltarmi.

non ti chiedo di darmi la voglia di suonare di nuovo: aspetto il brivido, che venga da me.

potrei non chiederti tante altre cose. e invece in ultimo cerco solo una cosa da te:


dammi una cazzo di fottutissima vita tranquilla, anche a rate, please.


grazie, F.


PS: a quanto pare, ti sei già messo a lavoro, e la cosa mi aggrada alquanto. se vuoi, stanotte, il latte è in frigo, e ci sono dei biscotti. serviti pure.


(ah, comunque, auguri a tutti, tranne ad alcuni, ai quali spero che il torrone vada di traverso!)

12 dicembre 2010

abitudine.

appuntamento domenicale.

ancora una volta nel letto.
ancora una volta con un po' di mal di testa.
ancora una pausa dopo aver messo, giusto per non sentirsi in colpa, la testa sui libri, quando volentieri avresti voluto tenerla sul cuscino.

portatile in braccio scrivo questo post, come quasi ogni domenica. abitudinario? può darsi. ma ciò non significa che faccia schifo. personalmente la buona abitudine non è, a mio avviso, quella di "mangiare uno yogurt al giorno" oppure qualsiasi cosa dalle proprietà organolettiche diverse da zero, per me la buona abitudine è qualcosa di molto meno complesso: è qualcosa che ti piace, che ti fa stare bene.

c'è chi corre.
c'è chi scrive.
chi va a defecare ogni mattina alla stessa ora.
c'è chi canta.
c'è chi fa venti flessioni, chi ne fa cinquanta.

quale di questi hanno una buona abitudine? tutti. c'è anche quello che fuma alle otto di mattina. per me anche quella è buona abitudine (che è diverso da corretta, la correttezza è oggettiva, la bontà è soggettiva).

vabbè. chiudiamo qui la discussione filosofica. oggi il mio pezzo della giornata, che credo assumerà un tenore abbastanza stupido, è questo. enjoy.




10 dicembre 2010

oh (sogno o son pesto).

oh,

inconscio, se incominci a prendermi per il culo pure tu, secondo me non ci siamo. non è buona cosa. sì, che poi l'inconscio ti dovrebbe rassicurare, mandare bei messaggi, farti sorridere, invece che fa? ti fa sognare. ed è terribile aprire gli occhi e pensare che il sogno che stavi facendo era effettivamente un sogno.
mi è capitato stanotte. ma, dio, vi dico, un sogno veramente vero. uno di quei sogni con vestiti comuni e

gente che non vedi più ma che poi, nei sogni,

rivedi e allora va bene, nei sogni,

è tutto a posto, nei sogni,

la vita scorre come un rubinetto aperto senza le incrostazioni di calcare, che apri e chiudi quando vuoi tu, nei sogni.

mavvaffanculo, nei sogni.

e anche nella vita reale, mi sa.

sì, perché ero lì, tutto convinto che "oh le cose stanno andando bene, stranamente" e invece no. invece, maledetto inconscio fancazzista che non hai altro da fare che bighellonare dalle mie parti e coglionarmi senza troppo ritegno, non era vero. io ti considero mio amico e tu mi tiri un colpo basso come questo? dai, no, non si fa. fossi un maestro te lo farei scrivere 100 volte sulla lavagna. ma sono uno studente, e più di una volta è toccato a me, farlo.

oh.


8 dicembre 2010

beck's (non la birra.)

caro beck, quando ascoltavi i korgis, e poi cantavi questa qui, avevi proprio ragione: everybody's gotta learn sometime.

6 dicembre 2010

come in un cerchio. (con le diramazioni, però.)



[...] "perché se poi ci pensi è come un cerchio in cui sono state costruite tante diramazioni che, volente o nolente ti riportano sulla via principale. la vita è tipo una nuvola di punti collegati tra di loro costruiti intorno a quel benedetto cerchio di cui ti parlavo e la cosa bella è che puoi andare solo avanti e questo va bene, ma poi ci sono momenti in cui, cazzo, vorresti tornare indietro ed è come se ci fossero degli omini agguerriti in antisommossa che ti spingono nell'altra direzione. e comunque, prima o poi, al punto di partenza ci torni. è un cerchio no? boh, non lo so, mi demotiva alquanto sapere che forse è tutto scritto, che alcune parole che non hai mai pronunciato sono già state dette da qualcun altro, che, forse, non ho libertà di scelta e che i momenti in cui sono rovinato vergognosamente a terra, anche quelli, erano già decisi. in ogni caso vado avanti, sperando che la "regia" si inventi qualcosa di meglio rispetto ai film che ha già girato e che non ancora mi fa vedere..." [...]

[in cerchio. in loop. le situazioni si ripropongono. per fortuna purtroppo, come il titolo di un album di una cantante italiana, che ora, purtroppo - senza per fortuna - si è ridotta a pubblicizzare cioccolatini al caffè.]

3 dicembre 2010

piantala.


“un albero che cade in una foresta fa rumore se nessuno lo sente?” (cit.)

i biologi ci hanno diviso per “regni” ossia: quello animale, (e guarda il caso, siamo bestie), quello vegetale e quello minerale. però pensavo, magari c'è qualche “parentela” non dico tanto con le “pietre” ma almeno tra le due tipologie di “viventi”.

e così, sulle persone:

  • alcune persone sono rose: ti avvicini, sono bellissime, vistose, ma poi ti pungi e a volte il loro odore da fastidio, altre volte “non sanno di niente” (e, comunque, appassiscono inevitabilmente)

  • alcune sono gigli: simboli di “purezza” e per questo non si fanno “scalfire” da nessuno.

  • alcune sono girasoli: vanno laddove c'è l'energia positiva, e sono sempre al top della forma, e spariscono non appena non c'è luce.

  • alcune sono prati all'inglese: stanno lì, terra terra, e ci piove sopra e quando gela fa la rugiada (si dice la “'uazza” dalle parti mie) e poi vengono calpestate in continuazione ma rimangono sempre allo stesso modo.

  • alcune sono gramigna: inutili e fuoriluogo, rovinano tutto ed è difficile l'atto di estirparle (ossia, levarseli dai cosidetti è un'impresa).

  • alcune sono erba rotolante: vanno laddove la corrente le porta, “dantescamente” ignavi.

  • alcune sono piante carnivore: “uh, che bello!” zac!


e poi ci sono i cachi.


30 novembre 2010

agrodolce/17 (molto agro, poco dolce, stavolta. e comunque, diverso.)



se n'è andato mario monicelli. se n'è andato leslie nilsen. un pezzo (anzi due) della comicità che mi ha accompagnato in questi anni è svanito nel giro di 24 ore (o giù di lì). è sparito. e altre persone invece, che "meritavano" di più di andarsene sono ancora qui.

[mi incupisce alquanto pensare ai diversi modi in cui si possa affrontare, o non affrontare, la malattia. il non saperla affrontare o il non riuscire ad affrontarla, è sofferenza, anche quella, giusto per rispondere ai tanti moralisti che avranno fatto una smorfia di disgusto quando hanno scoperto che il primo dei due, se n'è voluto andare prima che se ne occupasse quello che rimaneva della sua vita.]

Post più popolari