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Visualizzazione post con etichetta così è la vita. Mostra tutti i post
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10 settembre 2012

Wondermamma

E io (maschio) che credevo che la gravidanza portasse a sviluppare in men che non si dica poteri speciali, che so? Leggere fluidamente un libro dall'ultima alla prima riga; capovolgerlo di 180° e scoprire che così è più comprensibile: parlare pronunciando le parole al contrario e farle passare per un sottodialetto aramaico. Scoprirsi cantante quando si era negati. Nell'ipotesi più banale riuscire a spostare un posacenere di 2 kg con la forza del pensiero... (Anonimo, 8 settembre 2012)


Tra le prime cose che ho pensato dopo la felice scoperta, c'è stata la considerazione che in fondo ero "solo" incinta e che la mia vita non sarebbe cambiata. Con uno sbuffo accoglievo le raccomandazioni di mamy: "non fare sforzi!", "non fare lavori pesanti!", "non sollevare pesi!" e soprattutto "non sognarti di pulire i vetri!!!".
Poi si aggiunge il nonno (futuro bis-nonno), al quale facevo la spesa più o meno una volta al mese:
- Nonno, è un po' che non mi mandi a fare la spesa...
- Tu non ci vai più.
- Perché no?
- Perché nelle tue condizioni è meglio di no.
- Ma io la spesa per me la faccio comunque!
- NO!
(Poco importa che l'ultima spesa gliel'avssi fatta già in dolce attesa)



Fosse per il nonno, non dovrei neanche guidare.


Poi ci si mette pure la ginecologa, che prova il sollevamento pesi della mia borsa col pc:
- Ma ti porti dietro tutto questo peso???
- Bè, sì, ma non pesa tanto...
- (Espressione scettica e sconsolata)


E dai uno, dai l'altro, un po' di lavaggio del cervello te lo fanno. Così cominci a convincerti che almeno un po' più di attenzione dovresti farla. A questo, si aggiunge anche la considerazione che sarai incinta solo per 9 mesi e che il dopo parto non sarà visto in modo altrettanto privilegiato (Bè, hai solo partorito, cosa vuoi che sia?), quindi pensi che tutto sommato non sarebbe male approfittarne.
Infine, ciliegina sulla torta, sbatti contro il muro dell'amara realtà: non sei più la stessa del "prima".
La schiena è la prima ad andare per i fatti suoi - e per me che è sempre stato un punto debole ora è l'inferno. Sia lodato lo yoga!
Poi ti accorgi che il fiato non ti basta più.
Poi scopri che i tuoi addominali, già rammolliti di loro, ora sono letteralmente scomparsi. Zero, nada, niet. Per compensare la mancanza, sei costretta a usare le braccia e questo sollevamento pesi extra dà i suoi buoni risultati, non c'è che dire.


Morale della favola: all'inizio della gravidanza proclami orgogliosa che andrai in maternità nel momento in cui ti si romperanno le acque, ma al sesto mese ti ritrovi a desiderare di essere messa a riposo assoluto. (A questo contribuisce il lavoro non ancora pagato, notoriamente grande stimolo al "voja de far ben sàlteme indosso, ché mi me sposto".)


È con un misto di piacere e disagio che ti ritrovi a godere di attenzioni mai sperimentate.
La signora che in autobus ti cede il posto (Davvero posso? Davvero? [dopo una passeggiata in montagna e il pupo che fa superman contro il diaframma baceresti mani e piedi alla signora gentile])
Il compaesano sconosciuto (Ma sei matta a bere mohito??? [era analcolico, nda])

I camerieri della festicciola di addio al nubilato dell'amica, che ti fanno sentire la festeggiata (Analcolico per te vero? Questo è cotto, lo puoi mangiare? Va bene così?, hai bisogno di altro?)
Gli amici (Siediti qui! Vado a prenderti da bere? Mangi qualcosa? Faccio io, tu non sforzarti!)
La mamma (Dammi la roba da stirare che ci penso io.)
Il fratello (Sei stanca? Ti vedo stanca. Vai a casa! Ma come, non sei ancora andata a casa? Apollo, portala a casa!)


Dicono che ogni gravidanza sia diversa dalle altre, quindi è possibile che il mio sia un caso raro di rammollimento gestazionale. Confido tuttavia che i superpoteri di cui fa menzione l'Anonimo commentatore si riveleranno dopo il parto, quando veramente ne avrò bisogno.


Ps: sono sempre stata stonata e lo sono ancora. Anche Apollo non è da meno. Temo che il nostro pupattolo dovrà fare a meno delle ninne nanne.

30 marzo 2012

Tu bi or not tu bi

Facciamo un'ipotesi: abbiamo un desiderio che vorremmo si realizzasse. Ho usato il verbo appositamente al riflessivo, per intendere che quel che potevamo fare l'abbiamo fatto, ora sta tutto al destino.
Nell'attesa del momento della verità, ci rodiamo il fegato come un criceto con una carota, il cuore si dedica all'imitazione di John Travolta al meglio della sua forma, le nostre viscere assomigliano sempre più al nodo di Gordio e la scorta di camomilla corretta valium cala a vista d'occhio.
Cerchiamo di concentrare il pensiero positivo sul nostro obiettivo, ma un dilemma ci assale: meglio immaginare un risultato positivo, uno negativo o niente del tutto?
Prendiamo un esempio pratico: desideriamo un pony.
Le moderne scuole di pensiero niueig incoraggiano alla visualizzazione positiva, perché solo così i nostri desideri si trasformeranno in realtà. Quindi eccoci a fantasticare sul nostro nuovo animale, sulla sua sistemazione, sulla frequenza delle nostre visite e scampagnate. Visualizziamo noi stessi alle prese con striglie e fieno, con finimenti e selle. Abbiamo già scelto il perfetto completo da cavall...pony-erizzo, e sgomberiamo una mensola per i futuri trofei.
Questo dovrebbe bastare a far avverare il nostro desiderio. Eppure la vita insegna che per quanto ci sforziamo di immaginare eventi futuri nel modo più realistico, comprendendo tutte le variabili possibili, una sorpresa c'è sempre, ed è pure spiacevole.
Così cominciamo a prendere in considerazione l'alternativa scout, estote parati. Ovvero, se qualcosa può andare storto, lo farà.
Ci prepariamo mentalmente all'eventualità che il pony non arrivi. Rimpiangiamo le lunghe passeggiate agresti, i pomeriggi pigri sulla groppa del nostro micro-cavallo, chiudiamo in uno scatolone con la naftalina il completo da cavallerizzo che ci eravamo mentalmente cuciti su misura. Ci rassegniamo alla fatalità della vita e alla morale di Verga.
Ecco quindi che il pony *non* arriva. E noi cominciamo a picchiare la testa contro il muro.
Perché il destino ci ha letto nel pensiero? Perché siamo stati negativi e allo stesso modo veniamo ripagati? Perché il mondo ci odia.

Fin qui, il pony non è arrivato. Abbiamo imparato che pensare il bene o il male non ha influenza sul corso degli eventi. Quindi la prossima volta non penseremo affatto.

Come quando ti dicono di non pensare a un elefante rosa. Complimenti, grande idea.
Durante il giorno non è poi così difficile, ha un lavoro e una casa da portare avanti, non c'è tempo per il pony. Tranne quando vai al bar e trovi lo zucchero in zollette. O quando il fruttivendolo ti offre carotine tenerissime. O quando...
La sera, però, all'ora della nanna, il gioco di fa duro. Leggi un po', poi spegni la luce, chiudi gli occhi, e zac!, immagini di pony ti si affacciano alla mente. Provi a deviare il corso dei tuoi pensieri, andando alla vacanza al mare di qualche anno fa. Immagini il tramonto, sulla spiaggia. Senti la brezza che ti sfiora il viso...no, non è brezza, è il fiato di un pony.
Uffa, ricominci da capo. Questa volta vai in montagna, sull'Ortigara magari, lassù ci sono solo pietre, sterpaglie e marmotte. E pony.
Ancora, un bel respiro, andiamo in immersione sulla barriera corallina del Mar Rosso: pesci pagliaccio, pesci arcobaleno, coralli, cavallucci marini...pony.

È una partita persa in partenza. Vorresti rinunciare a priori al tuo pony, per evitare tale tormento. Ma rinunceresti anche alla possibilità di averlo, quel pony.
Che vita grama, che grama vita...

20 febbraio 2012

Canoni e cannoni

Noi si paga il canone Rai per volere di un Regio Decreto del 1938. Sì sì, Regio: c'era ancora il Re.
Anno 2012: che ne dite, aggiorniamo le leggi? Oh, che bello: certo avrebbero potuto farlo anche l'anno scorso, la scusa era quella giusta. Parlo del digitale terrestre, no? Il segnale normale non lo becchi più, così se vuoi vedere la tv devi pagare l'apposito abbonamento, verificabile via smart card. Con scai & C. funziona così da mo'.
Ecco, scusate, mi dimentico che siamo in Italia, la terra dei cachi (cit.). Le soluzioni più facili sono quelle eternamente ignorate, quindi niente decoder a pagamento per chi vuol vedere la Rai.
Come dite? Eh, certo, facevano così erano già in bancarotta. Bravi, ciò.
Se la mia teoria non funziona, cosa si saranno inventati? Ah, ecco i geni all'opera! Siccome potresti vedere la tivvù sia con un monitor di un pc, che con l'ai-ped, che con l'ahi-fon, che con lo smars-fon, che con il videocitofono (mah!), allora paghi il canone. Non guadi la tivvù? È una tua scelta, ma siccome sei dotato degli apparecchi atti alla ricezione del segnale, paghi lo stesso.
Ehm...
Sotto casa mia passa l'autobus: siccome io potrei prenderlo, devo pagare l'abbonamento annuale?
In casa ho una caldaia a metano: siccome potrei scaldare la casa, allora devo pagare il gas?
Voi maschietti avete tra le gambe l'occorrente per compiere violenza sessuale: siccome potreste usarla, allora vi denunciamo tutti per stupro?
Limpido.

22 novembre 2011

Vicini di casa/2

Oggi chiama la mia padrona di casa, che per fortuna è anche mia amica. Dice che ha ricevuto una mail dall'amministratore condominiale, perché un condomino si è lamentato della mia caldaia che fischia.
Ora, non è colpa mia se mi ritrovo con una caldaia vecchia che non ha i pezzi di ricambio immediatamente reperibili. Ma porca di quella vacca, se dopo due giorni che mi hai fatto presente il problema senti ancora il fischio, devi proprio rompere le scatole all'amministratore? Come se io fossi la persona più incivile del mondo, che vive con una caldaia a rischio esplosione solo per dare fastidio agli altri?
A 'ste persone costa di più suonare un campanello che fare una telefonata...imbecilli.

2 novembre 2011

Vicini di casa

Sei di sera: gioco da equilibrista per aprire la porta di casa con in mano lo scatolone della spesa, barcollo dentro, poso lo scatolo e chiudo la porta. Non faccio in tempo a sentire il clock della serratura che suona il campanello. Effettivamente mi era parso di sentire una sorta di richiamo generico, tipo "pss" o ehi" ma so di non essere un cane, quindi l'ho ignorato.
Apro la porta e nel frattempo accendo la luce dell'ingresso, tanto per far passare il messaggio "sono appena rientrata, caxxo rompi?". Vedo che è il tizio che sta al terzo piano, in corrispondenza del mio appartamento, che pare esser(si) nominato portavoce e referente del condominio, non so bene con quale effettiva autorità.
Con molta grazia e altrettanto finta tontonaggine mi chiede se sento "questo rumore". Sì, è la mia caldaia (è esterna, se ne sta sul terrazzino, all'angolo con la finestrella delle scale di accesso).
Perché sa, si sono lamentati che fa rumore. Io non la sento, sono in alto, ma sa...



1. Lo scorso anno era tale e quale e non ho sentito fiatare un'anima.
2. Se lui non la sente, significa che a sentirla sono i tizi che stanno sopra di me.
3. Non capisco perché, se sono due settimane che la caldaia va, si siano svegliati adesso - non ieri, che era l'ultimo giorno di libertà pre-stage, proprio oggi, che se c'è effettivamente un problema inizio ad avere io problemi a ricevere l'omino della caldaia.
3a. Non capisco perché siano andati dal tizio al terzo piano anziché dirlo a me, non mi pare di aver mai sbranato nessuno.
3b. Proprio loro rompono, che sono noti per i tacchi alle sette di mattina e alle passeggiate zompettanti intorno al letto alle X di notte (X = l'ora in cui vado a letto + 10 minuti, sempre, puntualmente).


Visto che le cose stanno così, prima sistemo la faccenda caldaia, poi comincerò a rompere io. Pan per focaccia, una bella bussata al soffitto ad ogni passo fuori norma. Ho già la scopa armata.

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