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21 novembre 2011

Il rompipalle

Io sono quell'ingranaggio che cigola, quel dente che dà sempre fastidio e sta nel punto più irrangiungibile. Sono quel pezzo di carne che si incastra tra i denti, il pezzo di mutanda che ti si attacca nel culo, sono quello che quando tutti alzano la mano per approvare, io invece non approvo e pongo dubbi più incredibili.

Sono la ù quando tu vuoi premere invio, il messaggio send don't send di Windows, sono il bip della sveglia che arriva quando stai facendo un bel sogno. Sono la lampada che si fulmina proprio quando serve, sono il pelo nell'uovo.

L'ultimo pezzo di marmellata che prendere devi sporcarti la mano, io sono la parte imburrata del pane che cade, la stringa che si slaccia quando hai fretta.

Io rompo i coglioni. Ma tranquillo, se ti comporti bene, sarò la persona più disponibile del mondo.

3 dicembre 2010

piantala.


“un albero che cade in una foresta fa rumore se nessuno lo sente?” (cit.)

i biologi ci hanno diviso per “regni” ossia: quello animale, (e guarda il caso, siamo bestie), quello vegetale e quello minerale. però pensavo, magari c'è qualche “parentela” non dico tanto con le “pietre” ma almeno tra le due tipologie di “viventi”.

e così, sulle persone:

  • alcune persone sono rose: ti avvicini, sono bellissime, vistose, ma poi ti pungi e a volte il loro odore da fastidio, altre volte “non sanno di niente” (e, comunque, appassiscono inevitabilmente)

  • alcune sono gigli: simboli di “purezza” e per questo non si fanno “scalfire” da nessuno.

  • alcune sono girasoli: vanno laddove c'è l'energia positiva, e sono sempre al top della forma, e spariscono non appena non c'è luce.

  • alcune sono prati all'inglese: stanno lì, terra terra, e ci piove sopra e quando gela fa la rugiada (si dice la “'uazza” dalle parti mie) e poi vengono calpestate in continuazione ma rimangono sempre allo stesso modo.

  • alcune sono gramigna: inutili e fuoriluogo, rovinano tutto ed è difficile l'atto di estirparle (ossia, levarseli dai cosidetti è un'impresa).

  • alcune sono erba rotolante: vanno laddove la corrente le porta, “dantescamente” ignavi.

  • alcune sono piante carnivore: “uh, che bello!” zac!


e poi ci sono i cachi.


17 ottobre 2010

grazie, wilson


non voglio essere politicamente corretto. non mi va. anche se credo che risulterò esserlo con questo post.

quando è capitato, un po' di tempo fa, ormai, di voler intraprendere nuovamente (ché l'avevo già intrapresa un'altra volta, ma causa esame di maturità e forse troppa poca maturità, non che ora ne abbia abbastanza, è terminata in maniera brusca e prematura) questa avventura, in compagnia anche di altra gente (e forse è anche questo che mi fa andare avanti, motivato) ero entusiasta. e lo sono anche ora, eh.

ero entusiasta, perché? perché avevo davanti a me la possibilità di trarre spunto da ciò che mi circondava per produrre qualcosa, qualcosa che era diverso dal dipinto o dalla canzone o anche dal libro. e per questo mi interessava e mi appagava. cosa alimenta questa possibilità? il fatto di vivere in un mondo, non deserto, cioè di non essere in un'isola stile cast away abitata da tom hanks e wilson, ma di avere intorno a me gente, di incontrare gente, di vedere gente, di sentire la scia d'aria che lascia, la gente.
ecco, grazie a lei (la gente) posso trovare lo spunto per scrivere i miei post, racconti o semplici scritti brevi con un esito apparentemente fine a sé stesso. apparentemente.
il paradosso? scrivere per un blog è un momento di solitudine che sfocia (altro paradosso) in un momento di incredibile comunità. e se ci pensate è fantastico, è fantastico vedere come due cose che cozzano come la solitudine e la moderna idea di "community" si equilibrino in un connubio perfetto.

una cosa mi sono accorto che ho imparato a fare, da quando ho intrapreso nuovamente questo "hobby serio": ad ascoltare, e a vedere (non a guardare, a vedere, capite la sottile differenza?). questo perché intorno a me, o tangentemente, accadono avvenimenti che mi colpiscono o anche che mi accarezzano e meritano di restare impressi. dato che la macchina fotografica non ce l'ho a portata di mano e che raccontarli è a volte troppo poco o lesivo di quella che chiamano privacy ma che credo sia più appropriato chiamare "diritto al cassetto personale della memoria", ho cominciato a "criptarli". e nascono così i post, che raccontano in maniera più o meno fedele, o anche "parafrasata" quello che ho vissuto anche in terza persona. forse nascere non è neanche il verbo più adatto: i post non piangono quando nascono, a volte fanno piangere prima, o meglio fa piangere ciò che è successo e che è stato criptato nel post stesso (e non è detto che non siano lacrime di gioia).

e così, un po', mi sento grato a tutti i "wilson" che mi fanno compagnia e, massì, facciamolo, ringrazio anche me stesso perché delle volte mi sento un po' tom hanks e la mia isola deserta, il blog, è quel "posto felice" di cui parlava il dr. cox in scrubs e in cui, davvero, nessuno può scalfirmi.

[c'è chi, di produzioni letterarie, ne ha fatto un blog, che per caso ho scoperto e che mi ha colpito. è questo qui]

19 settembre 2010

bussando alle porte dell'heaven's door (un "capolavoretto")


chiara non sapeva che carlo lo incontrava tutti i giorni, lì, in quel posto dove lei lavorava, e per dieci euro delle volte riusciva a trovare "capolavoretti" della musica di altri tempi. lei lavorava all'heaven's door, (come un pezzo della canzone di bob dylan e quale nome migliore per un negozio di dischi). e così carlo, "bussava" a giorni alterni lì. e la signorina del bancone non era solo la signorina del bancone ma era la sua musa e il blog aveva incominciato a scriverlo proprio perché non aveva il peso di una rosa, ché la roba che ci scriveva era impalpabile, ma comunque era un modo per farle capire che lei, cazzo, lei c'era dentro in ogni parola.
e in effetti questa curiosità un po' adolescenziale di conoscere questo tizio che si firmava solamente C. lei ce l'aveva. non gli dava un volto, c'era solo una silohuette, sul blog (hitchcockiano, vero?) e mai avrebbe pensato che quel tizio che per caso era entrato un giorno chiedendo un disco dei dramarama ci entrava dentro quella silohuette e tirava via la a, poi la r, l, la o e aggiungeva un punto davanti a quella C.
il guaio è che carlo, quando scriveva sul blog, la personalità che lui parcheggiava su internet nella vita reale, no, nella vita reale proprio non ci riusciva a portarla fuori.
avrebbe dato il mondo via, se ne fosse stato il leggittimo proprietario, per rimangiare e digerire la personalità che vomitava sulle quelle fredde e impalpabili pagine elettroniche. l'affaire oscuro era che lui era un emotivo. non di quelli che si tagliava e che diceva "ommioddiochemondodimerdalasofferenzaèpartedime". semplicemente uno che aveva il groppo in gola quando parlava di lei e con lei. ancor prima che la conoscesse. ancor prima che avesse un volto. lei era tutto quello che carlo aveva domandato a non so chi o cosa come persona da avere al suo fianco, perché sì, se la sarebbe presa subito, chiara, e non l'avrebbe lasciata andare più.

tutto qui.

[una cosa, il disco che aveva comprato carlo, giusto per essere precisi, era "cinemé verité", ché aveva sentito questa e gli era proprio piaciuta]

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