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2 novembre 2011

Solo (in)parte.





Non tutto quel che scrivo e' frutto della realtà', spesso sono pensieri che nascono e poi muoiono senza passare per l'autocensura.

Non tutto quel che scrivo deve essere preso alla lettera, perche' delle volte voglio dire tutt'altro. Leggere tra le righe. O tra i quadretti. Dipende da chi legge.

Non tutto quel che scrivo viene pubblicato subito, spesso passano mesi. Nella speranza di trovare il tempo per riscrivere e il coraggio per pubblicare.

Non tutto quel che scrivo viene pubblicato, delle volte rimane li, su un foglio, come ricordo di qualcosa di sentito ma senza voglia di essere condiviso. 

Non tutto quel che scrivo preclude un motivo, delle riflessioni vengono, e dopo essere state esternate, vanno via, senza troppi problemi. 

Non tutto quel che scrivo prende il tono polemico, forse cerco proprio di evitare queste forme, facendo diventare stupido qualcosa che non lo e'.

Non tutto quel che scrivo rispecchia me...anche perche' io non sono tutto quel che scrivo.

Solo (in)parte.

30 aprile 2011

I don't understand



Continuo a non capire i motivi, che spingono gli uomini a fuggire e a non affrontare la realta' per come e'. Spesso potrebbe essere piu' semplice, ma complicandola rendiamo tutto piu' affascinante. Una realta' piu' soggetta a interpretazioni. Non e' che non ne faccia di interpretazioni. Anzi.

Non capisco se le parole non dette siano piu' importanti di quelle che senti. Perche' dai sospiri si capisce molto, ma spesso quello che vuoi capire e' piu' importante,per te, di quello che effettivamente accade.

Non capisco se la vita segue un filo logico o giochi a come cazzo gli pare, in un eterno loop no sense. E se delle situazioni avvengono in normali relazioni causa-effetto o in in maniera random.

Non capisco, continuo a non capire e, forse, non lo capiro' mai.

24 gennaio 2011

Convenevoli.

Che poi io non capisco proprio perché l'unica persona ad amarmi incondizionatamente sia la sfiga.
Non è mica vero che bisogna essere in due a fare le cose.

"eccoti, ciao, come stai?"
"ma insomma, bene, grazie, si fa quel che si può"
"eh sì, è sempre così"
"è sempre così un paio di palle, scusa il francesismo".

22 gennaio 2011

io, onestamente non capisco.


io, onestamente, non capisco.

non capisco perché ci si ostini a dire che siamo in missione di pace ma i militari (artiglieri o simili, ma poi...se siamo in missione di pace perché ci sono gli artiglieri?) cadono giù come i frutti dagli alberi, con la differenza che se ti piove una mela dall'alto (a meno che non sia newton e scopra la gravità) la raccogli e la mangi, ed è una cosa buona, ma se cadono le persone, quelle no, né si mangiano, né si rialzano più.

non capisco perché se si va con una donna che si incontra una sera in discoteca si è un puttaniere, ma se la si porta "a palazzo" e si fa un festino "abbastanza" orgiastico no.

non capisco perché il pieno mi costi davvero, davvero un occhio della testa, e anzi, mi viene in mente che non ho mai sentito che qualcuno si sia dato fuoco o abbia dato fuoco a qualcosa, negli ultimi tempi (sarebbe morto e squattrinato, o piromane e senzauneuro).

e tante altre cose. ora ditemi, sarò scemo, ma voi riuscite a concepirle?

riuscite a giocare al "totosoldato in missione di pace: scopri chi sarà il prossimo!"? (io no.)

riuscite ad essere felici ché c'è gente che si spaccailculopermilleurodicomillemicasettemilaalmeseenonanotte? (io no.)

riuscite a non dar peso al fatto che "ohhh questo weekend facciamo una gita fuori porta!" e dato che il serbatoio langue il "fuori porta" è il centro commerciale? (io no.)

damn. onestamente, non capisco.

(forse, recrimineranno alcuni, questo post è "politicizzato", o forse realista. e perdonatemi lo sfogo, please. ah, un'altra cosa: non è detto che la mia posizione sia quella di tutti i colleghi di questo blog, anche se, se ci dovesse essere, qualche "compagno di scrittura" con analogo pensiero mi farebbe immenso piacere, sì, sì.)

10 dicembre 2010

oh (sogno o son pesto).

oh,

inconscio, se incominci a prendermi per il culo pure tu, secondo me non ci siamo. non è buona cosa. sì, che poi l'inconscio ti dovrebbe rassicurare, mandare bei messaggi, farti sorridere, invece che fa? ti fa sognare. ed è terribile aprire gli occhi e pensare che il sogno che stavi facendo era effettivamente un sogno.
mi è capitato stanotte. ma, dio, vi dico, un sogno veramente vero. uno di quei sogni con vestiti comuni e

gente che non vedi più ma che poi, nei sogni,

rivedi e allora va bene, nei sogni,

è tutto a posto, nei sogni,

la vita scorre come un rubinetto aperto senza le incrostazioni di calcare, che apri e chiudi quando vuoi tu, nei sogni.

mavvaffanculo, nei sogni.

e anche nella vita reale, mi sa.

sì, perché ero lì, tutto convinto che "oh le cose stanno andando bene, stranamente" e invece no. invece, maledetto inconscio fancazzista che non hai altro da fare che bighellonare dalle mie parti e coglionarmi senza troppo ritegno, non era vero. io ti considero mio amico e tu mi tiri un colpo basso come questo? dai, no, non si fa. fossi un maestro te lo farei scrivere 100 volte sulla lavagna. ma sono uno studente, e più di una volta è toccato a me, farlo.

oh.


16 settembre 2010

il mio mondo è piatto.


"il mio mondo è piatto.

oppressione. questa storia che si ripete ogni giorno e non finisce mai, che lentamente credo che andrà a rovinarsi e che finirà per avere sempre la stessa, la stessa musica.
la compagnia la trovo sempre, c'è sempre la voce di qualcuno, quando io sono lì, e tutti mi ascoltano: eppure questo mio ruolo mi rimane in gola.
vorrei sentire i brividi sulla pelle, invece di darli ad altre persone.
io non capisco, davvero, non capisco cosa ci trovino in me, che sono esattamente così come appaio, ogni parola da me è sempre la stessa già sentita e risentita. qualcuno mi trova persino banale, altri mi definiscono semplice. io, credo che un po'abbiano ragione entrambi.

questo mondo a me mi sta stretto. questo mondo è piatto.
questa terra su cui vivo è un disco.
vorrei tanto uscire, uscire da questo mondo, ma la mia condanna è quella di girare intorno, fino alla fine, per poi ricominciare un'altra volta e un'altra ancora, non so quando, ma ripetere sempre la stessa cosa, fino a cadere (forse) nel dimenticatoio.

perdonate lo sfogo, una volta tanto voglio dire delle parole diverse da quelle che mi hanno detto altri di dire.

(sfogo personale di una ballata scritta, cantata, osannata e indimenticabile, potrebbe essere "knockin' on heaven's door" o qualche altro pezzone del genere) "

carlo aveva scritto questo pezzo sul blog. non credeva che nessuno avesse mai risposto. poi ci fu lei, chiara, che lasciò qualche parola buttata lì e disse "ecco perché a volte ci immedesimiamo nelle canzoni, perché sono uguali a noi, sono molto più umane di quello che pensiamo".
l'unica reazione di carlo, che credeva che quello che aveva scritto fosse una buona cagata, fu "uh." poi ci fu un brivido. e poi un sorriso. di cosa "brillava" chiara? "penso di luce propria" si rispose lui. e questa tizia l'aveva conosciuta, in carne ed ossa, e lei conosceva entrambe le persone: quella "virtuale" e quella "reale". ma non sapeva appartenessero allo stesso corpo. chiara si sentì come meg ryan in "c'è posta per te" quando capì che chi aveva davanti era lo stesso che seguiva con molta, ma non troppa, piacevole curiosità.

(se non hai idea di chi sia carlo o chiara dai un'occhiata qui e qui)

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