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24 agosto 2010

un viaggio (racconto breve, anzi brevissimo)



carlo guardava fuori dal finestrino e ripensava "i'm leaving you for solitude" è molto retrò. la solitudine però era l'unica cosa che in quel momento gli serviva. le gallerie, con quelle feritoie, erano come delle crisi epilettiche dell'ambiente circostante: lucebuiolucebuiolucebuiolucebuio. neanche la puzza di urina stantia della cabina riusciva a distrarlo da quel concerto visivo. poi il concerto visivo finì e la puzza d'urina prese il sopravvento.
affianco a lui, un tizio, collassato, forse un emigrante, forse un militare il cui unico segno di vita fu un educato cenno con la mano (e non è sarcasmo, lo salutò davvero) e una palpebra aperta...era pure comprensibile, erano le sei e mezzo di mattina e carlo, su quel treno, quel tizio già ce l'aveva trovato. ma la storia di quel tipo lì non gli interessava, in quel momento. aveva da riordinare i cassetti della memoria. e così accese il lettore mp3, uno dei primi lettori, un ditoinculo da ottocentimetriperdueperdue, capacità un giga, era un cicchetto di musica rispetto alle intere bottiglie che si possono prendere, ma faceva il suo dovere ("alla fine" pensava carlo "bisogna accontentarsi delle piccole cose, se poi si migliorano, meglio, ma bisogna accontentarsi" e non aveva torto).
poi, dopo molto tempo, ci fu un momento in cui rumore di freni stridenti, bagagli che si lasciano abbandonare a mani e gravità, e gente che scende si mescolarono. si era arrivati, e se avesse potuto sarebbe sceso anche il treno da sè stesso.
"coraggio carlo" pensò.
scese dal treno. lei era lì. erano due anni e una serie di incomprensioni che non erano andate giù ad entrambi che li avevano tenuti lontani. poi il caso volle che lui si fosse trovato a dover rimanere qualche giorno lì, per motivi non ben precisi, che solo a dirli sembrano una scusa solo per arrivare al fine. ma veramente era stato il caso. poi carlo ci aveva messo del suo e aveva chiamato lei, di cui aveva ancora ben stampato nome cognome data di nascita e telefono (sperando non l'avesse cambiato, oltre che una serie di cose nei famosi cassetti della memoria).
"ciao", iniziò lui con un po' di imbarazzo.
"ciao"
"è bello rincontrarti dopo tanto tempo"
"e questa da quale delle tante canzoni che ascolti l'hai presa?"
"da te".

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