Si è verificato un errore nel gadget

Disclaimer

Licenza Creative Commons
aprovadicrash by Aprovadicrash is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License.
Based on a work at aprovadicrash.blogspot.com.
Permissions beyond the scope of this license may be available at crashtestbloggers@live.it.
E' consentita la copia del materiale contenuto in questo blog, purché non a fine lucroso, e comunque mediante citazione delle fonti. La proprietà intellettuale resta comunque dei singoli autori. Questo blog non rappresenta una testata giornalistica. Esso viene aggiornato senza alcuna periodicità.

10 settembre 2010

alter ego (racconto mio, o non lo so)


era passato qualche tempo da quel viaggio e carlo, dopo averla rivista, aveva cominciato a scrivere, ed era diventato un blogger di successo, sai, con il meccanismo del passaparole, due amicizie giuste e un bel po' di pubblicità: ogni pezzo dei suoi interventi aveva un minimo di lei. lui così, sembrava una persona vissuta, uno che dalla vita aveva preso e dato batoste, in realta non ne sapeva nulla. in realtà era ancora un ragazzo, benché la barba che portava non denunciasse la sua età ma i suoi anni + qualche decina di mesi in più.
il fatto è che questo tipetto qui che tanto si atteggiava sul web a pseudoeroe che riscattava i "nonsocchì" da una vita menagrama era vittima delle sue paure. non era patetico, quando scriveva, non cercava perlomeno di esserlo, tanto non doveva vendere le sue idee e comunque si sarebbe sentito sporco, lui che odiava il patetismo di certi film pieni di acronimi e tivvibi.

un pezzo dei suoi racconti diceva così: "presi il telefono e la chiamai, poi abbassai di nuovo e poi ricomposi il numero -avrei giurato che fossi tu prima - -ero io, era caduta la linea - . ero bravo a mentire" carlo, in realtà era davvero bravo a mentire, tanto da essersi creato un personaggio nella vita virtuale. non che non fosse almeno una buona metà di quella persona che apparisse, i sentimenti c'erano tutti, ma comunque aveva bisogno di un "alter ego" che lo aiutasse a tirare fuori tutte quelle emozioni che nella vita reale non si riescono a tirare. fino a quando lui e l'alter ego divennero la stessa persona, e così, lui che nel frattempo decideva ogni tanto di incontrare qualche fan, effettivamente si mostrava così com'era, ed era la stessa persona, e i fan (e le fan) non ne rimanevano deluse.
e così, piano piano, passarono tre anni. tre anni cavolo. il ricordo di lei si spense, e il blog lo prese, e lo coltivò con gelosia insieme ad altre persone, tenendolo al riparo dalle "intemperie" (critiche, giuste, costruttive, ma sempre critiche) mosse da chi diceva che era troppo serio o a volte troppo stupido e che fuori o faceva caldo o faceva troppo freddo e che i politici di oggi sono tutti ladri e altri luoghi comunissimi detti solo per dare aria alle mosche che regnano nel cervello di alcune persone.

carlo aveva tutto, apparentemente, in quel momento. in realtà non ci stava. non ci stava perché quel senso di equilibrio lo aveva raggiunto in tempi troppo tardi e aveva da recuperare, da andare avanti. parliamoci chiaro: del successo non gli fregava una cippa, non prendeva un euro da quello che scriveva, gli avevano proposto di mettere alcuni banner su quel blog, ma sarebbe stato come tradire la passione che gli mostravano i fan, la sua piccola famiglia allargata. e ora doveva riversare la sua vita "virtuale", come gli yogurt ai frutti di bosco della muller, nella vaschetta della vita reale, e fonderle di nuovo, facendo attenzione a non farle cadere, e ad assaporare ogni singolo cucchiaio. era difficile, anche perché nello yogurt mancava qualcosa, mancava un po' di zucchero. ce lo avrebbe messo a breve, e quel qualcosa di zuccheroso capitò ben presto, prima che lo yogurt scadesse. fu allora che si rese conto di poter, finalmente, sorridere, e mostrare denti e lingua a tutti, non solo per mordere.

ciò che sostitui ben presto il barattolino di gelato nei pomeriggi afosi o la cioccolata calda in quelli invernali e la sigaretta nei momenti difficili ebbe allora un nome: chiara, e il nome diceva tutto. lei non aveva alter ego, lei era così, come la vedevi, se riuscivi a vederla, perché non a tutti si mostrava e carlo fu felice di riuscire a capire che il petto, il petto che lei aveva, era sempre più in plexiglass, trasparente, e riuscì a vedere il suo cuore.

[ora, non mi importa se sono stato serio, sdolcinato, romantico, patetico, spero non patetico per favore, o altro. è un racconto. ispirato da qualcosa di vero? può essere. partiamo dal presupposto che io non sono carlo, ma mi chiamo francesco, poi non posso dirvi, sta a voi capire quanto sia vero questo racconto e quanto, invece, carlo sia un "alter ego" immaginario. buona ri - lettura, se vi fa piacere.]

2 commenti:

Post più popolari