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18 dicembre 2010

agrodolce/23

apprezzi sempre il ritorno di una persona, dopo un viaggio. nei primi 5 minuti. poi ti ricordi perché avessi desiderato tanto il motivo per cui volevi che partisse.

17 dicembre 2010

Neve....non la si pensa sempre cosi'



La neve e' sempre una nuova sorpesa, una variante ogni volta unica, di pioggia. Talvolta talmente bella che vien voglia di uscire, di stare insieme all'aperto. Capita che quando inizi a nevicare si rimanga ipnotizzati davanti alla finestra per vedere come si posa o come si scioglie a terra. Rimanere a parlare, davanti al soffice scendere di ogni fiocco, anche per decine di minuti, in piedi. A volte si spera di alzare la tapparella la mattina e poter osservare lo spettacolo candido che si manifesta davanti agli occhi....
Si sa che pero', dopo ogni nevicata, lo "schifo" che c'è per strada e' sempre lo stesso......e soprattutto se all'inizio si dice: "che bello!!!" dopo un
po' di giorni di neve incessante non la si pensa proprio cosi'.......

la matematica non è un'opinione (ma non sempre ha un senso)

l'apparente nonsense di ciò che scrivo è come un'equazione di secondo grado: ammette al massimo 2 soluzioni.
nella soluzione x1 ciò che scrivo davvero non ha un senso. e magari l'incensiera che ho a casa nasconde del fumo pakistano e poi, davvero, non lo so, magari è spiegato perché ciò che scrivo sia ingarbugliato.

nella soluzione x2 un senso c'è, ma se non lo capite evidentemente o non voglio rendervi partecipi del 100% della mia gioia oppure un pacchettino di fatti vostri no, eh? (scherzo, ovviamente, sennò non scriverei i miei fatti qui)

c'è poi l'eventualità che x1 = x2, ma forse il mio cervello non lo sa, e perciò - perciò - le due soluzioni sono identiche sputate: ho un'incensiera che fa evaporare fumo pakistano e mi fa dire cose che apparentemente sono senza un filo logico, ma poi sotto, sotto, sotto, sotto, sotto, sotto, sono sensate, e per di più criptate.

(per inciso, non ho un'incensiera. forse.)

16 dicembre 2010

pensieri d'inverno.


è bella, neve.

soffice, neve.

è bellina proprio, neve.

"io mangio le granite in inverno", neve.

"io, pensa, faccio i pupazzi", neve.

"io mi stupisco ancora", neve.

"esco comunque, ma a piedi", neve.


è bianca, neve.



non mi dite... non l'avevate riconosciuta?

agrodolce/22

conosco una ragazza che somiglia a joey ramone. è single.

15 dicembre 2010

"Tu lo conosci Totti?" (Eventualità.)

Gente, siamo molto lieti di presentarvi un nuovo ospite: ecco a voi Silas Flannery che nella maniera che gli è più consona, ossia raccontando una storia, ci allieterà. A te la parola, S.

Non c'era verso di consolarlo: Michele piangeva. Piangeva a dirotto, nonostante quello dovesse essere il suo giorno più felice. O almeno questo credevamo. O meglio: non lo credevamo più, ma un paio di mesi prima l'avevamo creduto.

Un paio di mesi prima: questa storia inizia lì. Estate, noi a mare. Ostia: immaginate una spiaggia affollata, bambini chiassosi a giocare a pallone, qualcuno che si ricorda di me e viene a chiedermi l'autografo. Poca gente, intendiamoci: non essere mai arrivato alla serie A mi pesa, e non è che a Ostia ci siano così tanti tifosi della Cremonese o del Foggia. Qualcuno si ricorda di me al Frosinone, ecco, ma non chiedi l'autografo a un centrocampista del Frosinone: lo chiedi al calciatore da poster, al grande campione belloccio, quello che sta con le veline e fa le interviste scontate del dopo-partita su Raidue. A quello che ha lottato su campi polverosi, che magari ha studiato perché domani chissà e quindi le interviste le saprebbe anche fare bene, senza rifugiarsi in frasi del tipo "La partita è stata determinata da episodi, avremmo meritato il pareggio" o "La forza della squadra è il gruppo, senza i miei compagni non avrei potuto segnare", beh, a quello al limite chiedi di fare un paio di palleggi sul bagnasciuga, se ti va bene anche di giocare con te, ma no, non chiedi l'autografo.
Beh, insomma, mi sto dilungando. Quello che volevo dire è che fra i bambini chiassosi c'era anche Michele. Che è chiassoso sempre, ma questa volta un po' di più: era felice, Michele, e noi lo eravamo con lui. Il suo sogno si realizzava. Un sogno vecchio di anni: avrà avuto quattro o cinque anni quando notò per la prima volta quei bambini che scendono in campo tenuti per mano dal capitano della squadra e allora, con la timidezza che hanno i bambini quando chiedono qualcosa di impossibile, mi prese alla larga:
- Papà?
- Sì, amore?
- Tu lo conosci Totti?
- No, amore, Totti non lo conosco, però abbiamo un paio di amici in comune. Perché?
- Perché Totti è forte.
- Sì, amore, il capitano è fortissimo.
- È il più forte del mondo, papà?
- Beh, amore, il più forte del mondo no, però è molto forte.
- E quel bambino che c'è lì, papà?
- Quel bambino cosa?
- Quello è figlio di Totti?
- No, amore, non è figlio di Totti.
- Ed è un calciatore?
- No, amore mio. È troppo piccolo.
- E allora è figlio di un calciatore?
- Non lo so, Michele.
- Perché a me mi piacerebbe conoscere Totti.
- "A me mi" non si dice, Michele. Comunque: se vuoi vediamo come fartelo conoscere.
- E se poi conosco Totti…
- Se poi conosci Totti?
- …lui mi porta alla partita come fa con quel bambino lì?
Inutile dire che a quel punto il mio obiettivo diventò farlo andare alla partita. Lì per lì non avevo idea di come si facesse, ma con un paio di telefonate in Lega scoprii come. Insomma: non sarò mai andato in serie A, ma quattro amici alla Lega Calcio ce li ho. Comunque: adesso non starò ad annoiarvi con storie di burocrazia e raccomandazioni, ma quella mattina lì, quella mattina della spiaggia di Ostia eravamo partiti tardi per il mare e nel frattempo era arrivato il postino con una raccomandata. Busta della Lega, carta intestata e tutto il resto: "Spett.le signor eccetera eccetera, ci pregiamo di comunicarLe eccetera eccetera, la Sua richiesta è stata accolta eccetera eccetera, la partita valida per la 9.a giornata del campionato di Serie A TIM, eccetera eccetera, Roma-Lecce, eccetera eccetera". Seguivano le istruzioni: il lunedì precedente, via posta prioritaria e per telefono, mi sarebbero stati comunicati l'orario della partita e le modalità di accesso allo stadio. La lettera specificava che il bambino sarebbe stato accompagnato da un genitore e che negli spogliatoi sarebbe stato sorteggiato il suo ruolo. Certo, Roma-Lecce non era esattamente una partita di cartello, in fondo Michele avrebbe corso il rischio di entrare in campo tenendo per mano Giacomazzi e non Totti, però, insomma, avrebbe comunque indossato una maglia giallorossa e Totti l'avrebbe visto da molto, molto vicino. Lo preparai a quest'evenienza.
- Michele?
- Un attimo, papà. "Vrooooooooooooom".
- Ascoltami, Michele.
- Uh. Che c'è?
- Ho una sorpresa per te.
- Che sorpresa? La Playstation?
- No. Una cosa più bella.
- Che cos'è? Che cos'è?
- Il 31 ottobre andrai in campo con la Roma. Però, amore, devi sapere una cosa: non è detto che tu vada con Totti. Forse vai con il capitano del Lecce.
- Ma Totti è più forte.
- Sì, amore, ma Totti sarà lì, accanto a te. E poi lo sai? Pure il Lecce è giallorosso.
Insomma: questo fatidico 31 ottobre arrivò. O meglio: arrivò il 30, perché Roma-Lecce era l'anticipo del sabato alle 18. Alle 16 arrivammo all'Olimpico, entrammo dal tornello dello staff e andammo dritti dritti agli uffici della Lega negli spogliatoi. Fu a quel punto che si verificò la tragedia. Una tragedia che non avevo calcolato: ci venne consegnata una maglietta giallina, che portava con sé il verdetto del sorteggio. L'arbitro: c'è un bambino che accompagna anche l'arbitro. E a quello no, a quello Michele non era preparato. Non era preparato alla prima occasione sprecata della sua vita.

14 dicembre 2010

nonostante tutto.

è bello stupirsi ancora, nonostante tutto. come quando è sera (ieri sera, per la precisione), freddo perché dovrebbe essere freddo, così, di suo, e comunque rimani ancora sorpreso quando scopri che fiocca, affacciandoti alla finestra.

13 dicembre 2010

agrodolce/21

le frasi migliori dei film, quelle nei momenti più carichi di "ammmore", quelle riuscite, intendo, sembrano uscite da un libro di enrico brizzi.

12 dicembre 2010

abitudine.

appuntamento domenicale.

ancora una volta nel letto.
ancora una volta con un po' di mal di testa.
ancora una pausa dopo aver messo, giusto per non sentirsi in colpa, la testa sui libri, quando volentieri avresti voluto tenerla sul cuscino.

portatile in braccio scrivo questo post, come quasi ogni domenica. abitudinario? può darsi. ma ciò non significa che faccia schifo. personalmente la buona abitudine non è, a mio avviso, quella di "mangiare uno yogurt al giorno" oppure qualsiasi cosa dalle proprietà organolettiche diverse da zero, per me la buona abitudine è qualcosa di molto meno complesso: è qualcosa che ti piace, che ti fa stare bene.

c'è chi corre.
c'è chi scrive.
chi va a defecare ogni mattina alla stessa ora.
c'è chi canta.
c'è chi fa venti flessioni, chi ne fa cinquanta.

quale di questi hanno una buona abitudine? tutti. c'è anche quello che fuma alle otto di mattina. per me anche quella è buona abitudine (che è diverso da corretta, la correttezza è oggettiva, la bontà è soggettiva).

vabbè. chiudiamo qui la discussione filosofica. oggi il mio pezzo della giornata, che credo assumerà un tenore abbastanza stupido, è questo. enjoy.




11 dicembre 2010

agrodolce/20

"oh! e per favore! evitatemi di vivermi intorno!"
[è stata una frase detta l'altro giorno. se cercavate una definizione di misantropia e non trovavate le parole: eccole. le ho dette una manciata di ore fa.]

10 dicembre 2010

La seconda panchina del vialetto (vicino la croce)


- Ci vediamo al solito posto?!?
- Si....ma chi si avvia???
- Non io di certo, arriverei tardi....e addio posto a sedere
- Vabbe' dai penso che qualcuno si avviera', provo a fare qualche telefonata e poi ci risentiamo! *click*

....il solito posto era un luogo di incontro, ereditato da generazioni antecedenti la mia. Era la seconda panchina del "vialetto" (partendo dalla fine). Il nostro modo per stare insieme, senza alcun pub, senza alcun riparo. Qualcuno forse della mia eta', ricorda quando il viale nei giorni festivi era pieno di gente che passeggiando chiacchierava con altri.....si ritrovavano tutti lì.
Non avevano bicchieri di cocktail o birra in mano, si rideva, piangeva, ricordava e raccontava tutto cio' che la giornata scolastica o di lavoro portava o avrebbe portato. Non c'era un limite di eta', eravamo giovani tra i giovani. A quelli piu' adulti, era riservato un viale parallelo dove si parlava di altro, dove si riuniva altra vita con altri tempi.
Ricordo il sabato, quando il freddo ancora ci permetteva di uscire, quando si riusciva a sopportare, il viale si riempiva. Il vociare misto al rumore delle moto che qualcuno portava con se', creava un ambiente ideale dove poter stare.
Le panchine erano il posto a sedere per poter vedere il passeggio delle tante persone, arrivate in ritardo, che aspettavano che qualcuno si alzasse, per poter riposare anche le loro, di gambe. Spesso il sedersi era il mondo per poter creare un punto dove incotrarsi, anche se poi passavi la serata in piedi a parlare. Anche le passeggiate, pur di non perdere il posto tanto sperato, si facevano a turno, alcuni arrivavano altri si alzavano ed andavano per poi ritornare.
Ogni panchina, almeno quelle in fondo erano luogo preferito delle comitive, panchine sature di gente. Ognuna aveva diritto ad una, anche perche' la distanza con quella successiva o di fronte, non dava motivo di stare insieme. Penso che ogni comitiva sceglieva una panchina dove ritrovarsi, e quando questa era gia occupata, si cercava di prenderne un'altra....attendendo che si liberasse.Venivano fatte vere e proprie ronde.
Immaginate che questo avveniva per ogni panchina installata lungo il viale (circa trenta), o almeno per una buona parte....
Oggi questo purtroppo non c'e' piu'....molti di noi, hanno lasciato il paese verso l'universita' perdendo l'abitudine di incontrarsi.....le nuove leve (quelli qualche anno piu' piccoli di noi) hanno cambiato ritrovo, preferendo angusti luoghi dove il caos e il rumore regna.
...forse temendo di perdersi preferiscono stare ancora piu' vicini fino a schiacchiarsi.....

oh (sogno o son pesto).

oh,

inconscio, se incominci a prendermi per il culo pure tu, secondo me non ci siamo. non è buona cosa. sì, che poi l'inconscio ti dovrebbe rassicurare, mandare bei messaggi, farti sorridere, invece che fa? ti fa sognare. ed è terribile aprire gli occhi e pensare che il sogno che stavi facendo era effettivamente un sogno.
mi è capitato stanotte. ma, dio, vi dico, un sogno veramente vero. uno di quei sogni con vestiti comuni e

gente che non vedi più ma che poi, nei sogni,

rivedi e allora va bene, nei sogni,

è tutto a posto, nei sogni,

la vita scorre come un rubinetto aperto senza le incrostazioni di calcare, che apri e chiudi quando vuoi tu, nei sogni.

mavvaffanculo, nei sogni.

e anche nella vita reale, mi sa.

sì, perché ero lì, tutto convinto che "oh le cose stanno andando bene, stranamente" e invece no. invece, maledetto inconscio fancazzista che non hai altro da fare che bighellonare dalle mie parti e coglionarmi senza troppo ritegno, non era vero. io ti considero mio amico e tu mi tiri un colpo basso come questo? dai, no, non si fa. fossi un maestro te lo farei scrivere 100 volte sulla lavagna. ma sono uno studente, e più di una volta è toccato a me, farlo.

oh.


8 dicembre 2010

30 anni.


30 anni fa, esatti, a quest'ora, mark chapman non aveva un cazzo da fare che aggirarsi nei pressi della 72° nell'upper west side a new york con una pistola in mano per conficcare 4 su 5 colpi nel corpo di john lennon. ad ogni modo, anche se il quinto colpo non andò a segno, non cambiò nulla, il risultato fu lo stesso. tuttavia ne sarebbe bastato, purtroppo, uno solo a recidergli l'aorta.

chapman disse "ehi, mr. lennon! sta per entrare nella storia!" prima di sparargli, ma si sbagliò. lennon era già entrato nella storia e, mr. chapman, mi dispiace, ma il tuo omicidio fu totalmente inutile.

ah comunque, mr. chapman, tu sì che sei un fervente cattolico, come ti professi eh, bravo, eh, complimenti, eh, sono senza parole. io il mito lennon non l'ho potuto vivere, ed è stata anche colpa tua se la sua conoscenza è avvenuta solo tramite fogliettini, cd, cassette rubate, web e cazzate con meno personalità di quanto possa essere qualsiasi materiale di un artista ancora in vita (e badate, non scrivo vivo, ché lo è ancora). e comunque, mr john, anyway you are, R.I.P.


beck's (non la birra.)

caro beck, quando ascoltavi i korgis, e poi cantavi questa qui, avevi proprio ragione: everybody's gotta learn sometime.

6 dicembre 2010

come in un cerchio. (con le diramazioni, però.)



[...] "perché se poi ci pensi è come un cerchio in cui sono state costruite tante diramazioni che, volente o nolente ti riportano sulla via principale. la vita è tipo una nuvola di punti collegati tra di loro costruiti intorno a quel benedetto cerchio di cui ti parlavo e la cosa bella è che puoi andare solo avanti e questo va bene, ma poi ci sono momenti in cui, cazzo, vorresti tornare indietro ed è come se ci fossero degli omini agguerriti in antisommossa che ti spingono nell'altra direzione. e comunque, prima o poi, al punto di partenza ci torni. è un cerchio no? boh, non lo so, mi demotiva alquanto sapere che forse è tutto scritto, che alcune parole che non hai mai pronunciato sono già state dette da qualcun altro, che, forse, non ho libertà di scelta e che i momenti in cui sono rovinato vergognosamente a terra, anche quelli, erano già decisi. in ogni caso vado avanti, sperando che la "regia" si inventi qualcosa di meglio rispetto ai film che ha già girato e che non ancora mi fa vedere..." [...]

[in cerchio. in loop. le situazioni si ripropongono. per fortuna purtroppo, come il titolo di un album di una cantante italiana, che ora, purtroppo - senza per fortuna - si è ridotta a pubblicizzare cioccolatini al caffè.]

considerazioni.

è incredibile, certe volte, con le persone giuste, bastano 1 chilo di bucatini, un po' di polpette, una bottiglia di quello buono, e un sacco di risate per capire che, massì, la vita ti offre degli spunti abbastanza interessanti.

4 dicembre 2010

agrodolce/19

anthony kiedis dei red hot chili peppers ha 48 anni, e ha assunto più droghe lui del magazzino sequestri della gdf. e poi dicono che la droga faccia male.

3 dicembre 2010

piantala.


“un albero che cade in una foresta fa rumore se nessuno lo sente?” (cit.)

i biologi ci hanno diviso per “regni” ossia: quello animale, (e guarda il caso, siamo bestie), quello vegetale e quello minerale. però pensavo, magari c'è qualche “parentela” non dico tanto con le “pietre” ma almeno tra le due tipologie di “viventi”.

e così, sulle persone:

  • alcune persone sono rose: ti avvicini, sono bellissime, vistose, ma poi ti pungi e a volte il loro odore da fastidio, altre volte “non sanno di niente” (e, comunque, appassiscono inevitabilmente)

  • alcune sono gigli: simboli di “purezza” e per questo non si fanno “scalfire” da nessuno.

  • alcune sono girasoli: vanno laddove c'è l'energia positiva, e sono sempre al top della forma, e spariscono non appena non c'è luce.

  • alcune sono prati all'inglese: stanno lì, terra terra, e ci piove sopra e quando gela fa la rugiada (si dice la “'uazza” dalle parti mie) e poi vengono calpestate in continuazione ma rimangono sempre allo stesso modo.

  • alcune sono gramigna: inutili e fuoriluogo, rovinano tutto ed è difficile l'atto di estirparle (ossia, levarseli dai cosidetti è un'impresa).

  • alcune sono erba rotolante: vanno laddove la corrente le porta, “dantescamente” ignavi.

  • alcune sono piante carnivore: “uh, che bello!” zac!


e poi ci sono i cachi.


2 dicembre 2010

non ci potevo credere quando ho scoperto che...


non ci potevo credere quando ho scoperto che babbo natale non esisteva.
non ci potevo credere quando ho scoperto che molto spesso una persona è diversa da quello che sembra (e lo puoi dire così :) oppure così :( ).
non ci potevo credere quando ho scoperto che mio nonno mi aveva donato la sua macchina.
non ci potevo credere quando ho scoperto che ero riuscito a prendere quel pezzo di carta che me la fa portare la macchina.

non credevo in tante cose che poi sono successe. perché? perché sono un pessimista del cazzo. e lo dico, almeno sono sincero con me e con gli altri. però l'euforia e la gioia di sapere che un "desiderio in cui non speravi" si è avverato, quella lì, è favolosa, come tuttavia, in contropartita, il "veder crollare un mito". c'est la vie.

1 dicembre 2010

agrodolce/18

vorrei rinascere cartone animato in maniera da non dovermi mai fare la barba.

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