
15 novembre 2010
agrodolce/9

14 novembre 2010
13 novembre 2010
segreti.
"un segreto?"
"sì."
"tipo?"
"un segreto, una cosa che non dovresti dire a nessuno."
"allora, se me lo dici non è più un segreto."
"vabbè. comunque è qualcosa che pesa dentro."
"è un rimorso allora?"
"no. è qualcosa che vorrei dire, di mio, ma non posso."
"e perché mai non potresti?"
"perché è qualcosa che potrebbe sconvolgerti."
"niente di più sconvolgente degli ultimi mesi."
"beh, in effetti, hai ragione. gli ultimi mesi sono stati abbastanza pesanti. un sacco di rivelazioni, che manco wikileaks."
"adesso non esageriamo, non sono il pentagono o la CIA."
"no, più che il pentagono sei una sfera. anzi una palla. che unita a quelle che mi fai ne sono 3."
"la solita minestra eh, sempre cordiale tu, quando mi confido?"
"dai avanti. spara."
"beh, sono il figlio segreto di elvis".
"ah."
(ecco, ultima castroneria a parte, funziona così, dentro di te, quando vorresti dire qualcosa e non puoi, e la "schizofrenia" prende il sopravvento: il tuo "io razionale" vs il tuo "io animale", istintivo. l'uno contro l'altro. e alla fine chi vince? ah, non lo so.)
12 novembre 2010
agrodolce/7
agrodolce/6
,ma non l'ho fatto perché mi fa venire il ribrezzo, dirlo in questo modo.11 novembre 2010
Ebay tempi...
Quando qualcuno puo' ritenersi intelligente?
(Diamo il benvenuto nella nostra comitiva a UomoMordeCane. Esimio, a Lei la parola.)
Quando qualcuno puo' ritenersi intelligente?
Io potrei dire di esserlo. Tutto, intorno a me, conferma la mia intelligenza.
Bene.
Ma...
Potrei essere stupido e non saperlo. Vi pare?
Spiego.
Non sapere di essere stupido mi lascerebbe pensare di esserlo: non avrei sufficiente intelligenza per capire quanto io sia stupido.
Non aver coscienza della propria stupidità non la rimuove, anzi: se possibile rende ancor meglio l'idea della stessa. La confermerebbe, certo.
Sarei dunque ancora piu' stupido se non sapessi di esserlo, essendolo.
[Inciso: usare contiguamente termini come "esserlo" ed "essendolo" mi fa propendere per una mia stupidità accentuata oltre la media].
Dunque ci sono ragionevoli possibilità che io sia MOLTO stupido.
Che uno stupido possa ritenersi intelligente non fa specie: è stupido, puo' credersi qualsiasi cosa, una sedia a dondolo, un annaffiatoio termico, una mignotta sulla Cristoforo Colombo.
Dunque, ci sono serie possibilità che io sia stupido. Davvero stupido.
Aggiungo: sono piu' le persone stupide al mondo o quelle intelligenti?
Qui la risposta è difficile (ma questo non fa altro che avvalorare la mia tesi: sono stupido e non riesco a valutare bene le cose): la storia dimostra la stupidità dell'uomo.
Ma l'evoluzione continua deporrebbe per la sua intelligenza. Dunque sembrerebbe abbastanza ragionevole dire che siano di piu' gli intelligenti. Ma questo potrebbe essere un ragionamento stupido: del resto le masse sono mosse da pochi intelligenti. Dunque è possibile che la maggioranza sia stupida.
Ora: come posso io sperare di far parte della minoranza? Perchè dovrei essere un eletto? Solo per vanità? Sarebbe stupido. Confonderei un desiderio con la cruda realtà delle cose. Sperare di essere parte della minoranza di intelligenti ci sta. Crederci pero'...
Finora non ho trovato un solo argomento che mi possa confermare la mia intelligenza, anzi.
Le persone che ho intorno mi dicono che sono intelligente, certo. Ma lo facevo anche io con certi amici che ritenevo stupidi. Lo facevo per amicizia. O per portarmi a letto qualcuna. Che credeva alle mie parole, era quindi stupida. Doppiamente, se mi riteneva intelligente.
E poi anche loro, gli amici, essendo parte della maggioranza stupida, potrebbero ragionevolmente essere stupidi e non capire la mia stupidità.
Ho cosi' raggiunto un soddisfacente grado di certezza sull'essere stupido. E, si sa, le certezze sono sempre degli stupidi.
Ma cosi' dicendo ho capito qualcosa: sono stupido. Dimostrando dunque capacità di analisi, ragionamento, buon senso.
Allora?
Allora, forse stupido non sono. Dunque potrei dire di essere almeno un po' intelligente.
Ma tornando su queste righe leggo una anamnesi compiuta, esaustiva, impeccabile. Qualcosa che uno "solo un po'" intelligente farebbe fatica a portare avanti.
Quindi forse sono davvero intelligente.
Del resto gli intelligenti saranno pure una minoranza, ma qualcuno a questa minoranza dovrà pur appartenere. Quanto minoritaria poi sia questa minoranza è certo di difficile valutazione ma ci sta che io vi sia dentro.
E qui mi permetto di sottolineare come "minoranza minoritaria", in bocca ad uno stupido, davvero non le ho mai viste.
In ultimo: da intelligente, quale ho qui compreso d'essere, mi piace sottolineare come la vera stupidità io la ravvisi piu' nel ragionare "in circolo", nel prendere un capo del discorso, sviscerarlo per poi tornare a bomba. Senza aver risolto nulla.
La stupidità, secondo me, è proprio ragionare "in loop", senza approdare a conclusioni.
E questo, davvero, non mi appartiene.
Ok!
Ma...
Quando qualcuno puo' ritenersi intelligente?
Io potrei dire di esserlo.. Tutto, intorno a me, conferma la mia intelligenza.
Bene.
Ma...
Potrei essere stupido e non saperlo. Vi pare?
Spiego.
10 novembre 2010
agrodolce/5
9 novembre 2010
back to the flash.
8 novembre 2010
7 novembre 2010
è solo una questione di cultura.
6 novembre 2010
agrodolce/3
5 novembre 2010
agrodolce/2
4 novembre 2010
agrodolce/1
3 novembre 2010
4x4 (16? no, solo 4.)
2 novembre 2010
pulito. pulitissimo. anzi, lucido.

1 novembre 2010
L'uomo che parlava con il silenzio
Parlava poco: ecco quale era il suo difetto. Per alcuni, invece, il suo pregio. Il motivo era semplice: parlando poco, ascoltava molto. Non era un burbero, anzi, il suo sguardo dolce faceva capire tutt'altro. Per lui non era un problema, era un suo modo di fare. Un suo modo d'essere.
Era così, ed a molti non dispiaceva la sua presenza. Il suo silenzio era prezioso per qualsiasi persona avesse uno sfogo da fare. Lui ascoltava, senza mai compatire l'altra persona e proprio per questo era conosciuto da molti e aveva tanti amici senza aver scambiato non più di due parole.
Se nei momenti di dialogo era al centro dell'attenzione, nelle feste dove spesso veniva invitato copriva un ruolo a dir poco marginale. In un angolo osservava, degustando del vino a buon mercato o un cocktail improvvisato. E ascoltava migliaia di dialoghi insieme, senza mai esprimersi. Senza che venisse mai interrogato o inserito in qualche tipo di qualsiasi di discorso.
Spesso si domandava il perché si ostinasse a presentarsi. Ma i suoi occhi erano incapaci di dire di no.
Un giorno prese una decisione: non andare. Pensava che forse non si sarebbero accorti di niente e invece molti chiesero di lui, molti chiesero il perché della sua assenza...mancava qualcosa. Mancava a tutti il suo silenzio.
breve storia post-halloweeniana (quattro righe ermetiche. amen.)

30 ottobre 2010
storie da macchina (o meglio "a casa").
28 ottobre 2010
la geniale invenzione dell'apparire educati (come se fosse antani.)
27 ottobre 2010
cerotti.
25 ottobre 2010
neologismi.
24 ottobre 2010
[...] i giorni [...]
Istruzioni per l'uso: Leggere con questo sottofondo musicale - o con quasiasi altro vi piaccia.
E quel silenzio era pesante, e lungo. Erano attimi, ma a lei sembavano secoli, solo i suoi pensieri scorrevano inesorabili, senza sosta, come un fiume in piena. Ricordo' di tutte le attenzioni che fino ad allora le aveva donato, anche quelle che meno meritava, anche quelle che non avrebbe mai ricambiato.
Lui sembrava esausto, da troppo tempo aveva portato questo segreto dentro di lui. Doveva togliersi questo fardello. Doveveva liberare il suo cuore, doveva liberarlo davanti a lei. Solo a lei.
Ma non era riuscito a farlo. L'aveva fatto davanti a tutti senza nemmeno guardarla in faccia. Nonostante tutto non era dispiaciuto, si sentiva leggero, e forse non importava quello che lei avrebbe pensato. Perche' in quel momento, in quel momento era libero. In quel momento era lui.
Lei, annuiva, anche se lui non poteva vederla. Chiusa dentro la sua stanza, nel suo silenzio, il suo volto era rigato da una lacrima.
Lei che non aveva mai pianto.
Le sue parole non erano urlate, ma neanche troppo silenziose, erano un sussuro definito e scandito da emozioni. Quando fini' di "sussurare" si accascio' a terra e, senza parole, fissò la sua camera, come se sapesse che lei fosse li.
Lei... non era spaventata, e forse neanche tanto stupita: lo sapeva che sarebbe successo. Prima o poi. Si alzo' e si diresse vicino la finestra, nascosta dalla tenda, e osservo' quell'uomo, cosi' diverso rispetto a quando l'aveva conusciuto lei. Era diverso, dentro e fuori. Fu un attimo. I loro sguardi si incrociarono. Solo per un attimo.
Rimase per ore a guardare quell'uomo che aspettava che la sua Giulietta si affacciasse.
Ma quando, ormai, prese la sua decisione, quando lei usci'- affannata -
lo vide, sì, ma mentre si allontanava, in silenzio come era entrato nella sua vita. A piccoli passi, senza infastidire nessuno.
Lei...voleva urlagli di fermarsi, ma non lo fece. E fu l'ultima volta che lo vide. Ed un'altra lacrima rigo' il suo volto.
23 ottobre 2010
conseguenze.
21 ottobre 2010
ognuno ha la propria filosofia di vita (deliri vari)
20 ottobre 2010
io volevo solo dirvi che, se poi, alla fine...
19 ottobre 2010
...in Ritardo.[in_loop]
Capita che cominci a programmare da quanto tempo prima devi iniziare a prepararti. Ma spesso i programmi saltano per sciocchezze. Come un bagno impegnato, una scarpa che non trovi o meglio la perdita momentanea di orologi, chiavi e cellulari...
Tutto questo se va bene ti fa perdere intorno a 5 minuti, nel peggiore dei casi (cioe' in situazioni combo bagno+scarpe+chiavi) ti fa perdere il doppio del tempo, facendoti innervosire terribilmente.
La cosa potrebbe finire qui....ma in queste situazioni, al ritardo non c'e' fine....perche' se esci in macchina, trovi o il cretino che sta facendo una manovra semplicissima ma con grande fatica, oppure (il peggiore) quello che cammina in citta' a 10kmh in una strada trafficata o a senso unico.
In quel momento sai che non puoi farci niente, ma guardi l'orologio in continuazione, come se il tempo lo volessi fermare.
Ed in quel mentre, immagini l'imbarazzo del momento in cui arrivi, a quello che puoi e non puoi dire, e preghi che non sia l'unico a cui sono capitate tutte quelle sventure...
Se pero e' un treno ad aspettarti e non una persona...beh la cosa cambia...nonostante in quei casi ti avvii per tempo, spesso dimentichi di non considerare quella serie di sfortunati eventi che possono capitarti.
Immagino ai ritardi di eventuali bus o ai semafori, tutti rossi...ma in questo caso, la serie non si fermerebbe qui, perche' puo' capitare che la fila per prendere il biglietto e' a dir poco colossale.....e speri che non ci sia quello che ci mette tempo, o il bigliettaio lento...ma spesso capita che li trovi entrambi...
...Capita pero', anche, che guardi l'orologio e pensi che hai tempo...ed invece, l'ora coincide con quella in cui dovevi essere pronto...beh in quel caso sei...
[questo post e' stato scritto il 4 ottobre, e tra una cosa e l'altra, e' stato pubblicato come se non bastasse...in ritardo]
17 ottobre 2010
grazie, wilson
16 ottobre 2010
incazzato. (ei fuuuu)
15 ottobre 2010
cassetti della memoria (comprati a ikea)
13 ottobre 2010
parliamo, come mangiamo (male).
12 ottobre 2010
D'una sera d'eventi (...vista dagli occhi di un altro)
[...] Era un giorno come gli altri, anzi era notte. La notte, in quel periodo, era il mio giorno. Non perche' giravo tra locali come i tanti uomini della mia eta'. Io di notte ci lavoravo. Ero un guardiano, ed insieme alla mia torcia, controllavo che tutto filasse liscio. Come sempre la mia posizione non era delle migliori, poiche' costretto a controllare. Ed in molti casi a raccomandare le persone a fare piu' piano. Dovevo "limitare", era un compito che non mi stava bene, ma lo dovevo fare, era il mio lavoro.
Guardavo i giorni, i mesi gli anni passare in base all'affluenza di turisti che giungevano da molte parti del mondo. Vedevo qualsiasi genere di persone: educati, ragionevoli, casinisti e irrispetosi.
Quella sera, come tante, mi raccomandavo a dei ragazzi italiani, di fare piu' piano. Come sempre le mie raccomandazioni, troppo scomode, trovavano qualcuno che dissentiva, che non pesando le parole usava un linguaggio non proprio addatto alle circostanze. Ci ero abituato. Ma un gruppo si fermo' scusandosi dell'accaduto, e comincio' a parlare con me. Poche erano le persone, che provavano a sentire le parole di un guardiano. Cominciai a raccontare, la mia di storia, e vedevo che le loro faccie erano attente e i loro occhi seguivano il mio cuore....
Raccontai dell'America, di cosa sia stata per me l'America. Raccontai dell'Italia, del mio amore per lei e quanto mi ha ferito. Parlai dei miei sogni, di come ero riuscito, in parte, a soddisfarli. Dissi dei miei successi e dei miei sbagli.
Ricordo con piacere, le facce di chi oltre ad ascoltare, mi chiedeva come avessi fatto....volevano capire la vita, e forse chiedevano a me, che dentro di me ancora non l'avevo trovata.....almeno non ancora... [...]
11 ottobre 2010
l'ottimismo in autostrada (o sull'autostrada)
10 ottobre 2010
lennon
non so cosa farei per vivere in quel periodo storico...
let it be
9 ottobre 2010
un paio di converse da diecimila lire, del mercato. (due caffè e una capanna.)
passò qualche minuto e arrivò la tizia degli ordini.
"due caffè?" (carlo)
"due caffè." (chiara)
"due caffè..." (carlo)
"due caffè. (la tizia degli ordini).
(trenta secondi di pausa.)
"bene. ora siediti ed ascoltami. sono qui, davanti a te, ed un po' la cosa mi da' i nervi e i brividi, ché nonostante queste parole le abbia studiate e ristudiate ora non mi vengono proprio. ho un blocco in gola. le mie corde vocali sono a traffico limitato."
"dimmi, carlo, dimmi."
"beh, non è semplicissimo. non avevo voglia di caffè. ho troppa caffeina addosso e nelle vene. sono diventato uno sponsor ambulante della mokambo (che, in aggiunta, per me la mokambo fa anche un caffè che fa schifo...tu non lo bevi senza zucchero e un po' tutti i caffè così sono mascherati, ma il mokambo fa proprio schifo eh...)"
"mi hai chiamata per farmi una lezione sui pregi e difetti del caffè?" (e intanto arrivarono e sbrigò lui la questione del conto, non senza un acceso dibattito sulla parità dei diritti femminili e quindi la rivendicazione di chiara dell'offerta del caffè. quel giorno, intanto, a malincuore, non aveva il diritto di pagarlo, quel caffè. eravamo rimasti? ah, si "una lezione sui pregi e difetti del caffè?")
"no."
"...immaginavo eh. arriva al punto." (pausa "celentaniana", accompagnata da un bicchiere d'acqua buttato giù, manco fosse whisky)
"ascolta, è un po' di tempo che ci conosciamo. e ci siamo conosciuti in un modo strambo. la voglia di blog che ho stampata in faccia ha portato frutti marci e buoni. tu sei uno di questi".
"un frutto marcio?" sorrise.
"no, chiara, non fare la scema" sorrise anche lui. "un buon frutto. un frutto dolce". (carlo si sentiva un po' sdolcinato in quel momento...che gli stava succedendo?). "ascolti i pain of salvation?"
"i pain of salvation? carneade, chi era costui?"
"odio quella battuta e odio quel romanzetto."
"stiamo parlando del primo romanzo della storia, porta rispetto".
"sì, vabbè, ora non fare come roberto, che non mi fa parlare, ché già è difficile".
"beh, dai, dicevi?" (con un tono tra il sarcastico e l'interessato).
"dicevo che questi qui, questi pain of salvation, hanno fatto una canzone bellissima. si chiama second love."
"...e quindi?" (sembrava gli volesse tirare fuori le parole di bocca)
"beh sai in questa canzone c'è lui che da quando se n'è andata non riesce più a dormire, e si tormenta e..."
"roba allegra, quindi..."
"eh." (infastidito variegato triste e con crema allo "sguardo in basso".)
"vai avanti."
"bene. quel tizio lì sono io. io non dormo più la notte. ormai vado avanti con le canzoni. da samuele bersani ai pain of salvation passando per tracy chapman, arrivando persino a toccare gli slipknot (sì, lo so, sono brutti, sporchi e incazzati, ma sotto sotto sono dei teneroni...)"
"...non li conosco."
"li conoscerai."
"il piacere sarà mio." (carlo adorava l'ironia di chiara)
"ok, allora, le cose stanno così: la notte io non dormo. e penso a te. io sto davanti al pc e penso a te, per strada cammino e penso a te..."
"...versi inediti di battisti?"
"finiscila. ché già è difficile. mi sento un brufoloso quindicenne in questo momento. anzi, i quindicenni di ora sono un po' più sfacciati. mi sento un brufoloso quindicenne degli anni novanta. ho sotto questa polo una camicia a quadrettoni di flanella e sotto a questi jeans un paio più malandato e candeggiato accompagnato da un paio di converse (le scarpe di pippo, non quelle di ora, quelle che prendevi a diecimila lire al mercato, per intenderci)... il punto è che...io mi sono accorto che tu sei diversa. sei diversa da quell'altra. sei diversa da tante altre. e sei anche diversa da me, anzi non diversa: sei complementare. e io ero rimasto a metà, ché l'altra metà se l'era portata via un'altra persona, rubandola e senza nemmeno chiamare per un eventuale riscatto, ma poi sei arrivata tu con la tua "personalità e mezzo", e mi hai riempito. cerco di essere meno da "via col vento" possibile, non mi piace il patetismo, ma sostanzialmente c'è il fatto che tu mi piaci" (e improvvisamente carlo si sentì il viso pieno di acne giovanile)
"mi sono spuntate le trecce, mi è venuto fuori un grembiulino e le gambe storte, mi sento un po' bambina, sai?"
"non voglio essere infantile e non voglio che tu ti senta trattata in questo modo"
"no, non voleva essere una critica. è solo che...solo che non mi lasci indifferente come un soffio di aria che mi sfiora e dopo di che rimane nulla (che poetessa, vero?), neanche il ricordo di quel soffio. è che sei un po' di più di un soffio d'aria. ma io non so chi sei. io non posso dirti di conoscerti. qualche mese non può farti conoscere solo che un pezzo di quella persona."
"ascolta, chiara. io non mi sto mettendo ai saldi. non nascondo i difetti di fabbrica del prodotto per poter essere comprato dalla prima persona che passi. io sono un pezzo fuoriserie, solo per te. e non voglio che nessun'altra mi prenda."
"wow."
"wow? mi stai prendendo in giro?"
"sì, un po' sì, mi diverte vederti in imbarazzo, ma non sono così brutta dentro per dire che un po' non mi dispiaccia..."
"...e?"
"...e c'è che tu sei diverso dagli altri, e questo lo avevo capito, parlando seriamente. spero solo che la personalità che tiri fuori sulla rete non sia uno "stato d'essere fantoccio", ma che tu sia davvero così...io ora non so che dirti."
(una tonnellata di mattoni in testa a carlo, in questo momento)
"mi stai tagliando fuori?"
"al contrario. io voglio capire meglio chi è carlo."
[due settimane dopo carlo e chiara erano diventati un personaggio mitologico androgino a due teste e un cuore solo...dopo che, una sera, con il pretesto di una cena, come i cani si erano annusati intorno per un paio d'ore e poi era successo quello che era successo.]
8 ottobre 2010
...oppure no? (chiara. molto chiara. quasi abbagliante, a mio avviso...)
7 ottobre 2010
Endorfinizzato
tivvibbì
5 ottobre 2010
A matter of empathy (storia vera, dal titolo inglese, ma dallo svolgimento italiano)
- è diventato un bar di moda (e sono contento)
- è situato davanti al liceo classico e affianco ci sono i portici e la camera di commercio, e dietro i templi romani. chi è del posto avrà capito.
4 ottobre 2010
Metro_Poli_Tan
[...]li' dentro era tutto un altro mondo, un mondo che non aveva cielo. Il cielo era la terra che sovrastava la sua testa. Si osservava intorno cercando di capire perche', in un attimo, tutto era cambiato. Luce a parte, le persone camminavano in coda, correvano o si intrufolavano in qualcosa che li facesse fuggire pernonsodove. La frenesia era talmente tanta che la gente non faceva caso a niente, guardava nel vuoto, o osservava le direzioni delle linee che doveva prendere per arrivare in chissaqualeposto. L'aria che si respirava laggiu' era diversa, non che puzzava, era surreale...surreale come i volti delle persone che raccontavano, nella loro breve permanenza, un pezzo della loro storia. Storie belle, storie brutte, storie che finivano ed altre che stavano iniziando o trasformandosi in qualcosa di diverso.
Era incuriosito da quello che stava, nel suo cuore, provando, e si sedette su una di quelle panchine che erano consumate dalla usura della loro delirante vita. Si accese una sigaretta e ricomincio' a guardare la realta' che gli scorreva intorno.
In questo mondo diverso da quello di fuori, anche i suoni sembravano diversi, erano suoni di stress, velocita', di voci. Cupi.Una sorta di cassa di risonanza che portava tutta la sua irrequietezza fuori. Non c'era giorno e non c'era notte, solo i grandi orologi scandivano il passare del tempo, tutto uguale in quel posto. Uguale come il clima, dettato solo dalla gente che subiva il suo gioco all'esterno.
Aveva tanto da raccontare quel posto, ma ormai la metro stava arrivando, e con occhi attenti a qualsiasi particolare, entro' e ando' via anche lui in chissaqualeposto.[...]
il fu francesco.
3 ottobre 2010
io vengo dalla luna [cit.]
2 ottobre 2010
Per Bacco!!!!!!!!
Lo aspetto con gioia e chissá che non si possa brindare tutti noi del blog seduti ad un tavolo.
Ciao a tutti.
Un altro anno che inizia...
Ci avviamo verso un nuovo anno accademico, pieni di dubbi ma anche di speranze, visto che ormai in questo mondo non c'è più nulla di certo ma nessuno può impedirci di sognare!
L'anno si apre nel peggiore dei modi, ovvero con le proteste e le agitazioni dei ricercatori precari...Nulla di più giusto! E' così avvilente e umiliante studiare tanto, conseguire 2 lauree e un dottorato...Per cosa? Per andare avanti con 900e al mese (nel migliore dei casi!), vedendo che una qualunque idiota che agita il culo in tv guadagna la stessa cifra in un minuto...E poi i soliti nepotismi, clientelismi, raccomandazioni, docenti altolocati che piazzano il figlio, la nipote di turno...
Beh che dire, dal canto mio cercherò di mettere il solito impegno in ciò che faccio, tentando di non pensare a quanto possa essere amara la vita, altrimenti non andrei da nessuna parte...
Mmm...Con l'autunno è tornato anche il freddo, per non parlare dell'umidità...Il segreto per affrontare lo studio e il clima autunnale? Armarsi di forza di volontà e un buon cappotto! In bocca al lupo a voi tutti!
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...e poi pensavo alla relatività del tempo . a volte tutto scorre così velocemente , e altre invece sembri non passare mai . forse è come qu...
