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7 marzo 2011

Ti mangio in testa

Assistere ad una lite in un mezzo pubblico è un po' come stare al centro di un ring nel pieno di un incontro di boxe. 
Nel mio caso i due contendenti erano:

- Una vecchietta dai guanti rossi, per la categoria pesi minimi - anzi me li prenda lei giovanotto, chè ho l'ascensore guasto.
- Un ragazzo dai capelli a spazzola, con forte accento balcanico - per la categoria non sono razzista.


La lite scoppia all'improvviso con un sonoro ma senti vaffanculo signora, che cazzo, sono due ore che stai lì a toccarti la borsa, se hai paura vai davanti no? vaffanculo, non sono mica un ladro, che cazzo. Ma pensa te. Questi vecchi sono come i bambini - parole nella sua lingua madre, probabilmente versi tratti dall'Iliade (Libro III  versi 39-57) - che cazzo.


La signora cerca di rispondere ai colpi con un indifeso ma non è vero, ma guardi che si sta sbagliando, ci mancherebbe.




Ora, che cos'è questa diffidenza e perchè non la si manifesta apertamente? Una sana diffidenza nei confronti del genere umano, senza fare differenze di razza, senza distinguere tra uomini dal volto truce che ti puntano un coltello alla schiena e neonati indifesi. Io per esempio voglio essere diffidente nei confronti delle suore. Non mi convincono, con quel velo in testa e i sandali in pieno inverno.
Dovremmo prendere esempio dalle commesse dei negozi, che vengono istruite per avere diffidenza nei confronti di tutti, tranne di chi poi effettivamente ruba nei negozi. Ormai sono abituata a fare acquisti con il peso di essere vista come una potenziale ladra, e sarà così fino a quando non sarò vecchia (e potrò rubare ovunque).
La diffidenza fa parte di quelle sensazioni che normalmente vengono nascoste e mascherate da uno strato di finta tolleranza e spirito hippy. Un po' come la gelosia e l'invidia. L'unica differenza è che non ci sono lati positivi, mentre tutti godono più o meno segretamente di essere invidiati, nessuno ama essere guardato con diffidenza.
E vediamo di smetterla.

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