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4 ottobre 2010

Metro_Poli_Tan


[...]li' dentro era tutto un altro mondo, un mondo che non aveva cielo. Il cielo era la terra che sovrastava la sua testa. Si osservava intorno cercando di capire perche', in un attimo, tutto era cambiato. Luce a parte, le persone camminavano in coda, correvano o si intrufolavano in qualcosa che li facesse fuggire pernonsodove. La frenesia era talmente tanta che la gente non faceva caso a niente, guardava nel vuoto, o osservava le direzioni delle linee che doveva prendere per arrivare in chissaqualeposto. L'aria che si respirava laggiu' era diversa, non che puzzava, era surreale...surreale come i volti delle persone che raccontavano, nella loro breve permanenza, un pezzo della loro storia. Storie belle, storie brutte, storie che finivano ed altre che stavano iniziando o trasformandosi in qualcosa di diverso.

Era incuriosito da quello che stava, nel suo cuore, provando, e si sedette su una di quelle panchine che erano consumate dalla usura della loro delirante vita. Si accese una sigaretta e ricomincio' a guardare la realta' che gli scorreva intorno.

In questo mondo diverso da quello di fuori, anche i suoni sembravano diversi, erano suoni di stress, velocita', di voci. Cupi.Una sorta di cassa di risonanza che portava tutta la sua irrequietezza fuori. Non c'era giorno e non c'era notte, solo i grandi orologi scandivano il passare del tempo, tutto uguale in quel posto. Uguale come il clima, dettato solo dalla gente che subiva il suo gioco all'esterno.
Aveva tanto da raccontare quel posto, ma ormai la metro stava arrivando, e con occhi attenti a qualsiasi particolare, entro' e ando' via anche lui in chissaqualeposto.[...]

2 commenti:

  1. la cosa spettacolare delle metropoli è la vita a strati. al di sotto del piano calpestabile "talpe umane" si muovono molto freneticamente, nonostante i volti siano tutti uguali. dovrebbe farci riflettere.

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  2. Ti garantisco che se tu avessi preso la metro ad Oslo avresti avuto davanti a te uno scenario del tipo: tutti con occhi sbarrati e persi nel vuoto, senza l'impressione che avessero una meta, ma solo uno scopo. Almeno c'era silenzio. Ciao

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