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3 ottobre 2010

io vengo dalla luna [cit.]

[...] e, sai, io mi ricordo di questo tizio qui, che aveva trentacinque anni e aveva preso quando ne aveva diciotto e aveva detto "ciao ciao" alla sua terra. beh, questo tizio era stato piantato in senegal, e lì era cresciuto, ma dato che non c'era più spazio per lui se n'era andato via e aveva trovato l'america in america. lavorava per un negozio di grandi firme, nonostante fosse "nero", nonostante fosse "diverso" (!) e guadagnava 4000 (quattromila? quattromila!) dollari al mese e aveva la bella bella sensazione che il suo sogno si stesse realizzando. incontrava gente di tutti i tipi: si sa, new york è il meltin' pot (crogiuolo, che parola buffa) del mondo. la sua vita era stata cambiata in base a quello che diceva il suo istinto (ché, in fondo, siamo tutti animali, e gli animali hanno l'istinto, lo diceva pure merlino che era così, quindi credetegli, a quel merlino là) ed era proprio contento di aver inseguito il sogno ed averlo realizzato. ma poi, poi gli è venuto in mente di entrare in italia e qui da noi, si sa, non è l'america. ora, senza scadere nel "luogocomunismo", si sa che il nostro paese (che ora è anche il suo) è un po' con la puzza sotto al naso, e questa puzza sì che si sente, e quindi si trovava a dover lavorare prima come ambulante, a fare il lavoro con cui etichetteremmo, da stupidi, tutti gli appertenenti al continente africano, e cioè vendere i cd e poi come una sorta di "metronotte da campeggio" in cui evitava che gli ospiti piantassero grane ad altri ospiti. ma stava bene, cazzo. stava bene. e gli piaceva la sua vita. e lo sapete perché? perché aveva inseguito i suoi sogni e non aveva dato retta a chi gli consigliava di lasciar perdere ché, secondo gli altri, era una follia.

(mi immagino, questa cosa qui, che la racconterò tra dieci anni. in realtà l'ho saputa qualche giorno fa, e meritava, secondo me, di essere scritta.)

5 commenti:

  1. La storia di questo ragazzo,di cui mi spiace molto non ricordare il nome,è una storia che potrebbe sembrare all'apparenza una storia come tante altre di fuga dalla propria terra verso "un posto migliore".Eppure quella sera è bastata qualche domanda,qualche sguardo incuriosito perchè lui raccontasse a dei perfetti sconosciuti un pezzo della sua vita,i suoi sogni e le sue speranze,senza vergogna,senza imbarazzo.chissà...se quella sera ci fossimo limitati a comportarci come penso abbia fatto fin'ora la maggior parte della gente,ascoltando i suoi "rimproveri" senza neanche troppa convinzione e anzi ritenendo di avere il diritto di poter fare ciò che avremmo voluto probabilmente ci saremmo persi una storia di vita,una di quelle storie "da film",una storia che ha tanto da insegnare...e per noi quel ragazzo sarebbe rimasto semplicente "il rompipalle di turno",per di più nero.ciò che mi dispiace di più è che questo è il ricordo che avranno di lui tutti gli altri campeggiatori,o almeno coloro che di lui si ricorderanno.Grazie Francesco per aver raccontato la sua storia!(ps secondo me sarebbe stato bello parlare anche della sua "carriera" da attore!)

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  2. @ francesca: volevo mettere in evidenza uno solo dei tanti aspetti che, quella sera, abbiamo scoperto...anche se, come persona, meritava anche più di queste poche righe. ma io racconto ciò che mi colpisce, soprattutto, e questo fatto qui di aver inseguito i suoi sogni, e di aver rischiato farà da spunto per le mie prossime decisioni, e per la vita mia nuova che si sta affacciando...

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  3. Comunque Francesco..come stile di scrittura mi ricordi un sacco Enrico Brizzi in Jack frusciante è uscito dal gruppo!

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  4. fra, quel romanzo ha accompagnato così a lungo la mia adolescenza finita da poco che lo so praticamente a memoria!!! :D

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  5. :D bè ti giuro..mi sembrava di leggere il libro mentre leggevo quello che hai scritto:)

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