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28 febbraio 2011

Piovuta dal cielo

Avrei dovuto immaginarlo che non era normale. Avrei dovuto sentire la puzza di bruciato appena messo piede qui dentro. Ma sono una sognatrice, un'inguaribile romantica, e all'idea di poter collaborare con una delle maggiori agenzie di comunicazione della mia città non ho fatto caso alle note stonate.
Porto il curriculum e il titolare vuole conoscermi così su due piedi: mi affida "come prova" un lavoro che mi porta via un intero fine settimana perché gli serve in tempi rapidissimi.
Mi chiama poi per un lavoro di naming, promettendomi che se la cosa andrà in porto mi farà un contratto a progetto. Inizio così a frequentare abitualmente lo studio.
Accanto a questo lavoro, me ne affida altri. Scopre che non so solo scrivere, ma che uso anche i programmi di computer grafica, così mi affida anche altri mini-progetti.
Un bel giorno mi prende in parte e mi dice che al momento l'agenzia non ha liquidità e che non può pagarmi, ma che se ho pazienza un mese poi sarò inquadrata: perché credono in me, perché vogliono sfruttare le mie capacità e potenziare le mie conoscenze. Io accetto: non solo perché tanto non ho di meglio da fare, ma anche perché in fondo credo in quest'avventura.

I primi sospetti che qualcosa non quadri arrivano alla spicciolata.
Il capo è abilissimo a rivoltare le frittate, condendole con retorica da cabaret così raffinata e roboante da stordire l'interlocutore.
Le promesse sono sempre di più, come i soldi che ci sto rimettendo in benzina, e più il tempo passa più le promesse vengono rimesse in gioco con puntate sempre più alte. Ma il piatto piange.
Dovrei essere nera per questi dettagli che tanto piccoli non sono, ma in realtà li accetto con rassegnazione. Il ridicolo è che sono incazzata per quello che sento come la presa per i fondelli assoluta.
Al colloquio, mi chiede cosa stessi leggendo: "Persi in un buon libro", di Jasper Fforde, rispondo. Lui ammicca, per la serie "sì lo conosco non devi spiegarmi chi è".
Dopo qualche tempo, lui si vanta di non leggere un romanzo da anni - perché poverino si affeziona così tanto ai protagonisti che arrivato alla fine gli sembra di perdere degli amici e ci sta tanto male.
Toccatemi tutto, ma non i miei libri. La mia stima su una persona si basa anche su quello che legge: non sono così spocchiosa da non rivolgere la parola a chi non ha mai aperto un libro in vita sua ma se mi dici che ti piace leggere ti aggiudichi dieci punti in più. Se conosci Fforde, di punti ne guadagni cento.Se millanti letture che non fai, nella mia classifica scenderai in caduta libera fino all'ultimo girone degli inferi, senza rete di sicurezza, senza paracadute.

Sì, caro, ti sono capitata su un vassoio d'argento nel momento del bisogno. Sì, ti sembro ricattabile perché non ho alternative. Sì, ti sembro ingenua e per questo ti senti forte.
Ma non hai capito che *ti vedo*: vedo la tua piccolezza nascosta dall'aria fritta di cui ti circondi, vedo i tuoi difetti, vedo i tuoi punti deboli. Vedo che vivi delle vecchie glorie ma che per questo sei rimasto fermo a dieci anni fa, mentre i tuoi concorrenti girano con l'i-pad. Vedo che non sei tu a poter ricattare me, ma il contrario: perché senza di te non perdo nulla, ma io, qui da te, non sono sostituibile. Quella è la porta e nulla mi trattiene.
Come diceva Dennis Hopper in Speed, che cosa fai? Tu, che cosa fai?!?

4 commenti:

  1. Ti posso dire la mia? Da domani - sempre che non l'hai fatto - non ti presentare nemmeno. Questo ti sta solo sfruttando. E' grazie anche a questi personaggi se la situazione lavoro in Italia va a puttane, quindi è giusto lasciarli nella merda.

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  2. Non sono molto convinto che sia legale sfruttarti in questo modo..

    Comunque quantomeno proponi un ultimatum al capo, magari quando sai che ha molto bisogno di te (es. al prossimo lavoro urgente).

    In bocca al lupo!

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  3. Aggiornamento: il capo mi ha lasciata a casa, "perché - dice- non se la sente di farmi andare quando sa che non può pagarmi, ma che appena la situazione si sblocca salderà il suo debito".
    Ora, o è l'onestà fatta persona, o io non lo sento più. Sono più propensa a credere la seconda.
    Solo che non ho modo di far valere i miei diritti di lavoratrice non pafata, perché non c'è niente di scritto che mi leghi a quel posto.

    Crepi il lupo, grazie.

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